Accettare il cambiamento e “stare nel flusso”. Il punto di vista cinese

Il cambiamento è una costante nella nostra vita. Non ne abbiamo consapevolezza, forse, ma ogni giorno, anzi, ogni momento, noi cambiamo.

La vita è trasformazione continua, crescita, maturazione.

Ogni momento diverso dagli altri, unico ed irripetibile.

Tutto scorre, tutto diviene. Il concetto filosofico del panta rei

Intorno al 500 avanti Cristo, Eraclito espresse proprio il pensiero della trasformazione continua offrendo uno dei concetti filosofici più importanti sull’esistenza.

La metafora più significativa del suo  pensiero sul divenire è che

non è possibile entrare due volte nello stesso fiume perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo

In una parola: tutto scorre, ovvero, panta rei.

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Il cambiamento come risposta adattiva

Se è vero che il cambiamento rappresenta una condizione naturale, è anche vero che nella nostra vita umana il cambiamento può assumere un significato di grande impatto.

Cambiare significa necessariamente andare verso l’ignoto, lasciare il certo per l’incerto.

Cambiare significa abbandonare la propria zona di comfort, abbandonare un’abitudine o crearne una nuova.

Il cambiamento può arrivare come risposta ad un evento esterno, come conseguenza inevitabile di fronte ad una evoluzione di eventi (per esempio dover cercare un nuovo lavoro, dover cambiare casa…).

Altre volte il cambiamento arriva per così dire “dall’interno”, come risposta ad un disagio, spesso associato ad un momento di grande malessere (non “sentirsi” più bene in un certo contesto, con una determinata compagnia…) che richiede attenzione.

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In questo caso, il cambiamento è la risposta adattiva (quindi fisiologica) ad una situazione che definiamo “situazione di crisi”.

La crisi, a sua volta,  altro non è che un messaggio molto chiaro: siamo arrivati ad un punto in cui è indispensabile cercare soluzioni adattive a situazioni che non possiamo più tollerare.

La crisi ci dice che è necessario mettere in discussione, rivedere le priorità, decidere cosa tenere e cosa lasciar andare.

La crisi, certo, genera stress (del resto, se così non fosse, non sceglieremmo il cambiamento ma resteremmo nella nostra zona di comfort). A causa di questo stress, la crisi è vista come qualcosa di negativo.

La crisi è, però, al tempo stesso, l’occasione che ci costringe a ricercare una nuova condizione, che costringe ad una specie di “reset del sistema” indispensabile per ricominciare una nuova crescita.

La crisi, in sostanza, è data dalla nostra resistenza al cambiamento.

Adattamento continuo e continui inizi

Vista in questo modo, è come se la nostra vita fosse virtualmente una lunga serie di cambiamenti e nuovi inizi.

Ogni nuovo inizio è dato dalla nostra capacità di adattarci e di modificarci in funzione delle nostre esigenze più profonde (e a volte inconsapevoli) che ci “pungolano” al fine di essere percepite e soddisfatte.

Ogni nuovo inizio può essere risultato di un processo dal lungo compimento, oppure può essere il risultato di una “tempesta” che stravolge da un giorno all’altro i piani e la struttura della nostra vita.

In ogni caso, ogni inizio ci offre un foglio bianco tutto da scrivere.

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La teoria del cambiamento in medicina cinese

Dal punto di vista cinese, il cambiamento coincide con l’idea di flessibilità e fluire che si contrappone, concettualmente alla rigidità e alla stasi.

Nella concezione cinese, il cambiamento ha un ruolo determinante ed è nell’eterno alternarsi tra lo yin e lo yang, origine della vita e della nostra stessa esistenza di uomini.

L’attenzione antica per la natura e il contatto diretto con essa, hanno condotto i cinesi ad una comprensione intuitiva quanto profonda del suo aspetto mutevole.

La ciclicità dei fenomeni (l’alternarsi del giorno e della notte, delle stagioni…) e la continua trasformazione hanno da sempre costituito punti di riferimento per il pensiero cinese tanto da fare del mutamento un vero e proprio perno.

L’uomo è inserito nei movimenti naturali dell’energia dell’universo, in connessione profonda con l’ambiente in cui è inserito e con cui scambia costantemente energia.

La vita diventa mutamento continuo e l’uomo ha, come fine più alto, quello di vivere in armonia con il mutamento stesso.

Mutamento, ovvero cambiamento.

La resistenza al cambiamento si associa a rigidità, difficoltà e stasi.  Questi, nell’organismo umano, creano i presupposti per una disarmonia che può esprimersi tanto a livello fisico quanto a livello psichico e può manifestarsi con quella che in occidente chiamiamo “malattia”.

La resistenza al cambiamento

Se il cambiamento è armonia e flessibilità, perché l’uomo, per sua natura, è tutt’altro che incline al cambiamento?

La prima legge della dinamica (o principio d’inerzia) enunciata da Newton afferma che

un corpo tende a mantenere il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fino a quando non intervengono cause esterne a sollecitarlo.

Così come ci insegna la medicina cinese, l’uomo risponde delle stesse leggi della natura. E, infatti, questo principio è, in un certo senso, valido tanto in fisica – per una sfera appoggiata su un piano – quanto nell’ambito psico-sociale, per l’uomo.
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L’uomo tende, infatti, generalmente a vivere mantenendo il proprio stato (la propria condizione), a meno che non intervengano fattori esterni a sollecitarne l’azione (o addirittura causarla in modo ineluttabile).

Ciò avviene, paradossalmente, anche quando la condizione non è gradita e, magari, genera quotidiana frustrazione.

Un partner che si è smesso di amare da molto tempo ma col quale si continua a vivere con indifferenza (se non con astio) giorno dopo giorno; un luogo di lavoro mal tollerato ma al quale non si è mai voluto cercare alternativa; un quartiere o un’abitazione che si sentono “scomodi” o ostili ma nei quali si persiste a vivere… tutti questi sono solo alcuni dei mille esempi possibili.

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Situazioni in cui prevale la rassegnazione e la sopportazione, in cui la paura di fronte all’incognita del nuovo blocca, a volte anche al caro prezzo della propria serenità e realizzazione personale.

Situazioni in cui prevale la resistenza al cambiamento.

Accettazione come chiave per il cambiamento

Dal punto di vista cinese, la chiave del cambiamento è nel concetto di accettazione.

E’ un concetto difficile da comprendere con lo schema mentale occidentale, in quanto siamo abituati a considerare l’accettazione come fosse un sinonimo di resa, rassegnazione.

Al contrario, l’accettazione in chiave cinese è tutt’altro che rassegnazione.

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Supponiamo di vivere una situazione che non desideriamo o che non è come dovrebbe (secondo noi) essere.

Di fronte a questa situazione abbiamo due vie principali (oltre alla mera rassegnazione):

  1. accettare e cambiare noi stessi, fluendo in armonia con il divenire della vita
  2. opporsi, resistere e cambiare (cercare di cambiare) gli eventi della vita che non corrispondono ai nostri desideri e progetti

La nostra mentalità occidentale è molto orientata alla seconda via: opporre forza agli eventi che non desideriamo.

Ciò nasce dal fatto che siamo culturalmente abituati ad agire per modificare l’ambiente esterno secondo le nostre necessità.

Ma cambiare gli eventi della vita non è la stessa cosa che cambiare le condizioni ambientali per renderle più favorevoli.

Ostinarsi nel cambiare gli eventi della nostra vita, nella speranza di farli corrispondere esattamente ai nostri desideri, può impegnarci moltissimo e può non concludersi con un successo (“doveva proprio andare così” “non c’è stato niente da fare”…).

Il problema più grande si pone, poi, quando si sceglie questa seconda via e si resta aggrappati ad un’idea o ad una situazione che non sia oggettivamente ha la possibilità di cambiare. A volte questa situazione appartiene addirittura al passato e si vive una lotta ostinata contro qualcosa che “non è” più.

La mentalità cinese è orientata, invece, alla  prima via, l’accettazione.

Accettare come sinonimo di accogliere ciò che accade in una dimensione più ampia della nostra visione personale, pensando che le cose accadono per noi, anche se non le desideriamo.

Ciò implica, naturalmente, anche essere consapevoli di non poter cogliere il loro reale significato.

Non ci è possibile, infatti, comprendere appieno la portata di un cambiamento.

L’impatto di un cambiamento può essere a breve, a medio o a lungo termine. Gli effetti di un cambiamento possono arrivare anche decine di anni dopo l’evento di cambiamento stesso.

Quale potere abbiamo, del resto, di comprendere il percorso complessivo dei fatti della nostra vita?

Come possiamo comprendere il ruolo che il nostro tassello ha nel comporre il mosaico dell’universo?

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Ma allora non bisogna fare progetti nella vita?

Possiamo partire da una considerazione generale: il cambiamento non dipende esclusivamente da noi.

I più grandi cambiamenti della nostra vita, anzi, accadono in modo inaspettato, spezzano una routine.

Arrivano mentre siamo “impegnati a fare altro” e mettono in subbuglio la nostra vita.

Per questo li consideriamo estremamente fastidiosi e dannosi… ma, sotto sotto, gli avvenimenti inaspettati sono il punto forte della nostra vita.

Avere dei progetti è importante; ci consente di utilizzare le nostre capacità e  sviluppare le nostre abilità.

La capacità di progettare in medicina cinese è connessa al Fegato, quindi all’energia della nascita, della primavera, del Vento (che muove e cambia sempre caratteristiche e direzione). E’ l’energia prorompente e vitale del Legno che arricchisce la vita di ognuno di noi.

Ma fare progetti non dovrebbe significare fare “schemi” e restare rigidi in questi schemi.

Il nostro processo di realizzazione più profonda come persone è, in realtà, un processo che non possiamo conoscere, anche se pensiamo il contrario.

Nonostante i nostri progetti, la vita procede per la sua via. Il “suo” progetto non sempre coincide con il nostro e a volte ci sono eventi, incontri, situazioni che stravolgono i nostri piani.

Questi eventi ci indicano una via diversa, ci mostrano un altro percorso.

Quando però siamo concentrati su quello che noi “vogliamo per noi”, queste vie alternative non le vediamo affatto.

Rischiamo in questo modo di non cogliere opportunità, restare bloccati nel nostro progetto e nel nostro schema mentale che limita le nostre possibilità reali.

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Come fare quindi?

La parola-chiave è: presenza.

Essere presenti a ciò che accade. Osservare quello che accade con la “mente vuota”, con la mente di un bambino che osserva per la prima volta, ovvero che osserva non in modo mediato dall’esperienza.

Scrollare le preoccupazioni e le opinioni, aprire il cuore, accogliere gli eventi che ci invitano a modificare il progetto iniziale.

Quando il progetto è rigido, legato al passato o al futuro, si ignora ogni segnale e opportunità che non risponde al progetto e la realizzazione personale può risentire pesantemente.

Un progetto non flessibile è come un legno secco. Non è nutrito ed è destinato a spezzarsi.

Accettare e lasciar andare

Fluire in modo naturale con gli eventi della vita, lasciare che le cose accadano, senza attrito, senza resistenza.

Lasciare che ogni momento porti il proprio messaggio e poi lasci di nuovo vuota la mente, dando spazio al momento successivo, senza trattenere pesi inutili.

Imparare a lasciar andare è certo cosa non semplice nella nostra cultura. Nel frattempo, sempre più spesso però si parla di resilienza, ovvero dell’arte di accogliere una situazione (apparentemente) negativa come occasione per attuare un cambiamento in grado di migliorare la nostra vita.

Questa è una qualità tipica nelle piante le quali, bloccate con le loro radici nel terreno, non possono cambiare l’ambiente che le circonda ma possono solo adattarsi modificandosi.

Nella nostra quotidianità possiamo trovare mille occasioni potenzialmente ideali per allenarci. Nel traffico, quando siamo in macchina, in coda al supermercato, davanti al computer che decide di fare un aggiornamento del software proprio quando a noi serve di usare un determinato programma… Sono tante le situazioni in cui sentiamo dentro di noi disagio, frustrazione, ansia, stress…. e in cui possiamo allenare la mente ad essere meno reattiva, lasciando che la tensione fluisca.

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Il ruolo della meditazione nel cambiamento

Il cambiamento richiede il distacco. Distacco soprattutto dalle abitudini, da qualcosa di consueto e confortante.

La meditazione può aiutare a scendere in profondità e riconnetterti con te stesso, con i tuoi desideri e le tue paure, favorendo un percorso di consapevolezza.

Chi sei? Cosa ti rende felice? Cosa ti rende triste o frustrato? Cosa vorresti per te?

Queste domande sono importanti perché il cambiamento va visto come mezzo e non come fine.

Il cambiamento costante è, infatti, il più alto tentativo di avvicinarci alla nostra natura più profonda ed esprimere nel corso della nostra vita la nostra “missione”.

Sta a noi sentire il cambiamento come una minaccia o un’opportunità; come morte o come una seconda occasione di vita.

La nostra vita ha senso nel divenire, nell’evoluzione.

Nasciamo nel divenire. Il bambino è immaturo, deve evolvere… questo nella nostra quotidianità di adulti è cambiare abitudini, città, frequentazioni…

Se la vita è sempre uguale, ogni anno si ripete come l’altro, ogni giorno come l’altro, allora c’è qualcosa che non va.

Si è probabilmente creato un circolo vizioso. Siamo come un criceto che corre sulla ruota.

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La realtà è fluida, incerta e, proprio per questo, “aperta” alle infinite possibilità della mutevolezza.

E tu, che hai appena finito di leggere questo articolo, sii consapevole che non sei più lo stesso di quando lo hai iniziato.

La trasformazione è un processo inevitabile.


Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

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Questa è una selezione di libri che potrebbero esserti utili nel tuo percorso di consapevolezza e ricerca

Il cambiamento, di Wayne W. Dyer

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Il metodo Ikigai, di di Hector Garcia (Autore), Francesc Miralles (Autore)

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Se non la conosci già, ti invito a leggere la storia cinese del contadino saggio 

Realizzazione di sé. Tu che seme sei?

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Ognuno di noi fin dalla nascita custodisce un seme prezioso. E’ il seme dell’uomo o della donna che potremo essere se consentiremo al seme di germogliare, dando modo alla sua vera natura di manifestarsi.

Ognuno di noi ha attitudini, passioni ed abilità che lo rendono unico.

Ognuno di noi “si illumina” oppure “si spegne” vivendo esperienze diverse.

Le esperienze che “ci spengono” a volte non sono scelte, ma sono state trovate come sovrastrutture ad accoglierci già alla nascita.

Joseph Campbell al riguardo ha scritto:

Se il sentiero davanti a voi è chiaro, probabilmente siete su quello di qualcun altro

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Coltivare il seme

Il seme dell’uomo o della donna che siamo è nascosto ed ha bisogno di essere coltivato con amore e trovare la sua via.

Ha bisogno di sole per essere riscaldato e ha bisogno di acqua per germogliare. Solo quando il seme germoglierà sapremo se si tratta di una quercia, di un pino o di chissà cos’altro.

realizzazione di sé

E’ solo consentendo al nostro seme di germogliare che verremo a contatto con la nostra “vera” natura e ci sentiremo “pieni” e appagati.

Coltivando il nostro seme, consentendogli di crescere, ci sentiremo veramente “connessi”, come se rispondessimo ad un’armonia universale e come se davvero stessimo suonando a ritmo con il cosmo.

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La missione più importante nella nostra vita

La missione più importante nella nostra vita è quella di coltivare il nostro seme, nutrilo ogni giorno, lasciare che il sole lo riscaldi e che l’acqua lo nutra.

Saprai veramente chi sei quando la pianta germoglierà.

E allora scoprirai la tua “vera natura” e non potrai fare altro che continuare a coltivarla, ebbro di gioia.

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© Laura Vanni 2018



Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

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Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Come nutrire la vita. Consigli dal pensiero cinese

nutrire la vita

Cosa significa nutrire la vita?

“Nutrire la vita”, “vivere nel Dao”, “nutrire il principio vitale”… con una parola Yangsheng.

Il significato più semplice è quello di conservare la propria vita e mantenersi sani, preservare la salute fisica e mentale.

Quindi nutrire la vita significa vivere a lungo?

Non proprio… o, almeno, non solo.

La longevità è solo una parte della medaglia. Certo importante, ma non l’unica.

Il principio del nutrire la vita è ricchissimo di antichi, preziosi, contenuti.

Il taoismo ci offre, su questo, un enorme contributo. Sempre attuale, nonostante i secoli di storia.

Ci tramanda i principi fondamentali ed ineliminabili per favorire l’equilibrio tra Yin e Yang nel corpo: dal rispetto delle leggi della natura in tutti i suoi aspetti, all’attenzione di alcune regole nel proprio stile di vita, ai principi per il raggiungimento della quiete interiore e del distacco dai desideri…

Sono tanti temi su cui riflettiamo spesso, in un modo o nell’altro, su questo blog. Oggi ho, però, una riflessione meno ambiziosa per rispondere alle domande che ho ricevuto…

Da dove cominciare?

Intanto mi sento di rassicurarvi: “nutrire la vita” non significa ritiro ascetico.

Non serve rifugiarsi su un monte, lontano da tutti, per meditare e nutrirsi di bacche e radici.

nutrire la vita
Non dico che non sarebbe bello per alcuni poterlo fare, ma di fatto nella nostra vita è molto difficile da attuare.

Per tutti noi – nell’occidente industrializzato del XXI secolo– nutrire la vita significa adottare uno stile di vita “evolutivo”, che ci faccia sentire “vivi” ed in una condizione di pace interiore.

Ben vengano le pratiche di meditazione e il qi gong.

Grazie a queste è, infatti, possibile attivare un processo di sviluppo della propria consapevolezza. E questo è un fantastico inizio!

Impariamo ad ascoltare il corpo

Imparare ad ascoltare il corpo è un ottimo punto di partenza.

Cerchiamo il modo migliore per sostenerlo nell’impegno quotidiano di “vivere la vita”.
Nella vita frenetica di ogni giorno, noi occidentali siamo spesso abituati a “staccare” il corpo dalla mente.

Se abbiamo un dolore “non ci pensiamo” o prendiamo un farmaco perché “non lo sopportiamo” e “ci impedisce di fare le cose” che vogliamo o dobbiamo fare.

stress

Il corpo diventa così un contenitore, una “carrozzeria” pesante che ci trasciniamo a volte senza troppa attenzione e senza troppa riconoscenza.

Ecco. Il nutrire la vita passa anche da qui.

Nel nutrimento della vita c’è una dimensione spirituale ma anche una dimensione corporea.

Nel taoismo la cura del corpo viene anzi considerata un modo di coltivare lo Spirito (Shen).
Ma quando parlo di “cura del corpo” non penso a cosmesi, cure estetiche e ore di faticoso allenamento in palestra.

Penso ad un lavoro che è più intenzione (Yi) e meno azione.

Più cura e meno performance.

Proviamo a rallentare…

La connessione corpo-mente conduce ad un’espansione che ci fa sentire parte del cosmo.

Attività come il qi gong o il taiji possono aiutare a stabilire questa connessione:

  • un esercizio eseguito con movimento lento e calibrato
  • riuscire a rilassare le tensioni e percepire il corpo
  • rendere il respiro sempre più profondo e consapevole
  • ottenere chiarezza mentale e capacità di concentrazione
  • percepire il proprio corpo sempre più forte, flessibile e leggero.

Tutto questo è la via cinese per la cura del corpo e della mente, cura della nostra individualità a 360 gradi.

nutrire la vita

Prendersi cura della mente

Corpo e mente si incontrano e si osservano.

La consapevolezza del movimento e dell’azione conduce lentamente alla consapevolezza di sé.

E allora posso iniziare a prendermi cura anche dello Spirito, affinché anche qui le tensioni possano ridursi e le corazze possano cadere.

Come mi sento ogni giorno?

Ti sei mai chiesto come ti senti?

  • Quello che fai ogni giorno come ti fa sentire?
  • Dove trovi la tua soddisfazione?
  • Dove la tua frustrazione?
  • Cosa ti fa sentire in pace e cosa invece ti agita?

A volte queste domande si insinuano ma le cacciamo via.

Un po’ come facciamo con il farmaco per mal di testa. In questo caso “facciamo cose”, ci distraiamo con mille attività e facciamo in modo di “non pensarci”. Chiudiamo occhi e orecchie ed andiamo avanti…

ignorare

Se davvero vogliamo coltivare la nostra vita, semplicemente dovremmo iniziare a non ignorare queste domande.

Il rapporto corpo-mente

Il corpo e la mente sono due aspetti della nostra natura.

Secondo la medicina cinese, corpo e mente non sono separati, ma sono due modalità diverse con cui si esprime la nostra individualità.

Il corpo è il nostro aspetto Yin, la mente il nostro aspetto Yang.

Opposti, complementari e in relazione reciproca.

Percezione, consapevolezza e movimento sono tre aspetti importanti dell’unità corpo-mente e potrebbero essere un buon punto di partenza per te.

1) la percezione del corpo e della mente

  • percezione del corpo: la percezione del corpo ci aiuta a “sciogliere” tensioni muscolari croniche e a prevenire infortuni
  • la percezione della mente: la percezione di sé nella vita ci aiuta a scendere in profondità dentro di noi, sciogliendo i “nodi” della mente, prevenendo accumuli e compressioni emotive

2) la consapevolezza del corpo e della mente

  • consapevolezza del corpo: essere consapevoli del gesto aiuta il corpo a ridurre tensioni, a non fare azioni inutili e dannose per la sua struttura
  • consapevolezza della mente: essere consapevoli di “dove stiamo andando” ci aiuta a ridurre le tensioni emozionali e a non intraprendere percorsi inutili e dannosi

3) il movimento del corpo e della mente

  • movimento del corpo: il corpo si muove in una determinata direzione, per raggiungere una meta fisica (dove voglio andare?)
  • movimento della mente: la mente si muove per il conseguimento di un obiettivo e per la realizzazione personale (cosa voglio ottenere?). Il “movimento della mente” coincide con l’uso dell’intenzione

La via della trasformazione

Nutrire la vita è il nostro lavoro più grande e comprende prima di tutto il diventare consapevoli di cosa rappresenta la nostra Vita nella sua Essenza.

Questo può spaventare, ma è l’unica via per la trasformazione (il cambiamento) che conduce all’equilibrio.

Un equilibrio dinamico, fatto di continui e benefici adattamenti, lasciando andare ciò che è dannoso.

Ci hai mai pensato che in natura accade proprio questo?
E’ proprio in questo modo che il mondo animale e il mondo vegetale “vivono”, semplicemente, ciascuno a suo modo.

E allora tra i buoni propositi, mettiamo il proposito che il nuovo anno sia un nuovo inizio. Un anno per accogliere una (piccola o grande) consapevole trasformazione

 


Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

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Nutrire lo spirito e la mente. Cinque consigli dalla medicina cinese

mente

La medicina cinese ci invita saggiamente a nutrire lo spirito e la mente.

Questo è un invito a prenderci cura di noi stessi non solo prendendoci cura del corpo ma, soprattutto, armonizzando il nostro stato emotivo.

I fattori emozionali rappresentano infatti, per la medicina cinese, una delle cause più importanti di squilibrio energetico e, quindi, diremmo, di malattia.

Possiamo individuare cinque preziosi consigli per conseguire l’obiettivo di nutrire lo spirito e la mente. Vediamoli di seguito.

1. Mantenere un cuore puro e avere pochi desideri

Il cuore in medicina cinese è considerato l’Imperatore del regno (il nostro organismo) e il centro del vissuto emozionale.

Per vivere serenamente, dovremmo mantenere il nostro cuore vuoto, libero di desideri e di tensioni. Il consiglio è quello di adattarsi all’evolversi naturale delle cose, liberandoci nel contempo dai desideri e dalle ambizioni.

Questo significa liberarsi da alcuni “mali” che sono la ricerca di fama, profitto, piaceri mondani, accumulo di ricchezza, ricerca di sapori raffinati, invidia e gelosia, adulazione, arroganza e falsità. Solo in questo modo si potrà vivere serenamente

2. Guardare ma non vedere, ascoltare ma non sentire

Nella nostra quotidianità siamo sommersi dai più diversi stimoli, la maggior parte dei quali induce confusione e stordimento.

Questo è vero sempre ma è ancora più vero nella società occidentale del XXI secolo. Siamo continuamente connessi e raggiungibili, costantemente bersaglio di stimoli e messaggi diretti e indiretti.

L’invito in questo caso è di ridurre i disturbi provenienti dall’esterno. Dobbiamo evitare che le orecchie sentano cose inutili, che la bocca sprechi parole, che il corpo si muova inutilmente e che il cuore sia pieno di pensieri vani. Questo ci consentirà di essere centrati.

3. Concentrare la mente su ciò che si sta facendo

Troppo spesso sovraccarichiamo la mente di pensieri inutili e l’impegnano per tenere a bada i numerosi stimoli esterni.

Il terzo consiglio della medicina cinese è quello di  essere presenti a se stessi per vivere in modo consapevole la nostra vita, nel presente, nel qui e ora.

4. Adattarsi all’ambiente: usi e costumi locali, clima…

Il cambiamento è un’opportunità da accogliere con la mente aperta, lasciando fuori i pensieri negativi.

Quando l’ambiente cambia, noi dovremmo adattarci e cambiare con esso.

In questo senso, l’adattamento è il segreto del benessere.

Impariamo dagli alberi che – non avendo la possibilità di spostarsi – riescono ad adattarsi agli ambienti più ostili mantenendosi comunque forti e longevi

5. Regolare le emozioni

Le emozioni per la medicina cinese sono “movimenti di qi”. Si tratta di reazioni fisiologiche, naturali e da accogliere.

Le emozioni vanno sempre espresse, preferibilmente con moderazione, e mai represse. Se ciò non accade avremo stasi, squilibrio-malattia.

Per esprimere le emozioni e liberare il nostro organismo dalla loro energia potenzialmente dannosa possiamo ricorrere a diverse soluzioni. Una di queste è il movimento fisico.

Per esempio, per sfogare la rabbia, e non comprimerla è utile fare attività fisica, camminare all’aria aperta, ballare, saltare, incontrare amici.

Secondo la medicina cinese la rabbia è un’emozione estremamente dannosa, soprattutto se compressa. Può associarsi a tachicardia, ipertensione, affanno, agitazione, disturbi cardiaci, gastrointestinali.

Se le emozioni sono espresse o moderate, il qi scorrerà fluidamente nel corpo, il sangue circolerà correttamente e l’uomo contrasterà la comparsa delle malattie, riuscendo a vivere a lungo in salute.

6. Vivere sereni e tranquilli

Essere sereni e coltivare il pensiero positivo rafforza il corpo e la mente.

Evitiamo quindi conversazioni inutili e liberiamoci da pensieri negativi e preoccupazioni. Lasciamo da parte i pettegolezzi e il gossip.

Usiamo la nostra energia per altre attività in grado di aggiungere elementi positivi e tonificanti alla nostra vita.

© Laura Vanni 2018


Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

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