Introduzione allo Zhan Zhuang

Zhan Zhuang

Quando ho iniziato a praticare qi gong e taijiquan, circa sedici anni fa, ho sperimentato per la prima volta anche la pratica dello Zhan Zhaung.

Lo Zhan Zhuang (letteralmente “stare eretti come un palo”) rientra tra le pratiche cinesi di nutrimento della vita.

Per quanto consista, di fatto, in un esercizio statico, Zhan Zhuang muove in modo significativo la nostra energia.

Per questo viene impiegato fin dall’antichità per armonizzare corpo e mente, tonificare l’energia vitale e rafforzare l’intero organismo, anche ai fini della pratica marziale.

5 criteri di base dello Zhan Zhuang

Lo Zhan Zhuang consiste nello stare in piedi mantenendo una posizione rilassata, statica, di quiete e rilassamento.

Per una buona pratica Zhan Zhuang è indispensabile rispettare alcune regole fondamentali.

Possiamo riassumere queste regole nei seguenti 5 criteri di base:

  1. mantenere il corpo rilassato
  2. controllare la postura
  3. controllare la respirazione
  4. mantenere presenza mentale e concentrazione
  5. essere in una condizione di quiete interiore

Il rispetto di questi criteri nella pratica è di prioritaria importanza e crea molte connessioni, infatti:

  • il rilassamento aiuta a pervenire ad una postura corretta
  • la postura e il rilassamento favoriscono una respirazione profonda e completa
  • rilassamento e respirazione completa e profonda consentono al praticante di vivere il qui e ora nella pratica, esercitando la sua presenza mentale e la sua concentrazione, in una condizione di quiete interiore (quest’ultima ricercata fin dall’inizio, favorendo il rilassamento stesso).

Zhan Zhuang. La tecnica di base

Esistono diversi esercizi di Zhan Zhuang che abbinano alla posizione di base posizioni delle braccia in relazione ai tre dantien:

  • posizione delle mani bassa (tre dita trasverse sotto l’ombelico – dantian inferiore)
  • posizione delle mani media (davanti al centro del torace – dantian medio)
  • posizione delle mani alta (davanti alla zona degli occhi, tra le sopracciglia – dantian superiore)

Ognuna di queste posizioni ha azioni mirate sui tre dantian ed ha azione sulla circolazione del Qi e il Sangue.

In tutti gli esercizi, le braccia – indipendentemente dalla loro posizione (alta media o bassa) – devono mantenere una rotondità e una morbidezza favorita anche dal rilassamento muscolare.

Questa è una premessa indispensabile per garantire la corretta circolazione di energia e sangue.

Spalle, gomiti, polsi, braccia nella loro interezza devono restare rilassati ma non “molli” e cadenti.

La sensazione durante la pratica dovrà essere quella di stabilità, solidità e radicamento, pur restando il corpo morbido e flessibile.

La tecnica di base dello Zhan Zhuang prevede la posizione di base di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo.

In estrema sintesi, nella tecnica di base dello Zhan Zhuang mi porrò in piedi seguendo queste indicazioni:

  • piedi paralleli, distanziati tra loro quanto la larghezza delle nostre spalle
  • spalle abbassate
  • braccia abbandonate lungo i fianchi
  • immaginare che un filo esca dall’apice della testa e ci tiri verso l’alto, come fossimo appesi al cielo. Ci sentiamo allungare le vertebre cervicali e tutte le vertebre della schiena. Le vertebre si distanziano tra loro, si allungano in modo morbido e rilassato.
  • mentre restiamo appesi a questo filo immaginario avremo progressivamente una sensazione di pesantezza. Il peso si scaricherà completamente a terra e i muscoli non opporranno resistenza alla forza di gravità, pur mantenendoci eretti e stabili nella posizione. Contemporaneamente, continuerò a percepire la sensazione di allungamento dal filo immaginario che esce dall’apice della testa
  • respirazione naturale che porta attenzione al dantien inferiore (area CV6 Qihai)
  • respirazione attraverso il naso. Il respiro è silenzioso e regolare. Progressivamente, durante la pratica, può divenire più lento. L’addome si espande dolcemente ad ogni inspirazione e si svuota ad ogni espirazione, come se i polmoni fossero collocati nell’addome.
  • ginocchia rilassate leggermente flesse
  • peso equidistribuito sui piedi, portando l’attenzione al punto KI1 Yonquan posto sotto la pianta del piede
  • bocca chiusa ma non serrata
  • viso rilassato e disteso
  • punta della lingua appoggiata sul palato, subito dietro ai denti in modo da chiudere il collegamento tra i Meridiani Straordinari Renmai e Dumai
  • se si forma saliva durante la pratica lasciare che questa si accumuli in bocca. Quando è abbondante inviarla in piccole porzioni seguendo il suo percorso fino all’addome

La nostra posizione è eretta, distesa, rilassata.

Come un albero ci allunghiamo verso il cielo ed affondiamo le radici nella terra, radicandoci.

Si manterrà la posizione prestando attenzione alle sensazioni inviate dal corpo. tensioni, dolori… Respirare e rilassare, sperimentando il peso del corpo e la propria consapevolezza nel momento presente.

Questa posizione può essere mantenuta per pochi minuti (soprattutto nelle prime pratiche) fino a mezzora e più.

Una volta esercitato lo Zhan Zhuang in questa posizione base saremo pronti per assumere le posizioni con le braccia ponendo i palmi in corrispondenza dei dantien.

Zhan Zhuang. Effetti della pratica e sensazioni

La tecnica di esecuzione dello Zhan Zhuang consente di sviluppare il senso della verticalità, la capacità di allineamento del corpo, la flessibilità e il rilassamento.

Allo stesso tempo, consente il rafforzamento della struttura fisica nel complesso.

Grazie a questa pratica, il Qi scorre in modo fluido, migliora la connessione di tutto il nostro corpo, non solo l’alto e il basso ma nel complesso (uomo come uno).

Si favorisce, inoltre, il senso di radicamento.

Nella pratica avanzata si ha chiara la percezione di essere ben radicati a terra, come se dai piedi uscissero radici (uomo come albero) che affondano nella terra, sempre più in profondità.

Questo aiuta a sentirsi stabili (fisicamente ed emotivamente), sicuri, tutt’uno con la terra, parte del tutto.

Anche se queste sono le sensazioni della pratica, di fatto le prime esperienze di pratica Zhan Zhuang si concludono generalmente con stanchezza e tensione muscolare.

Si possono, inoltre, facilmente verificare indolenzimenti, tremori, formicolii.

Questo è assolutamente normale e l’unico modo per migliorare è continuare a praticare.

Sarà necessario aumentare la concentrazione, migliorare la respirazione, usare respiro ed intenzione per rilassare zone circoscritte del corpo, acquisire consapevolezza circa la propria posizione di base…

Tutto questo sarà determinante per migliorare la propria postura nella pratica, diminuire la tensione e aumentare i benefici.

Il disagio avvertito nelle prime sessioni di pratica va considerato come uno stimolo ad aumentare il nostro impegno sul “sentire” e “aggiustare” la nostra posizione, concentrare l’attenzione sulla postura e sul respiro, migliorare la propria capacità di “ascolto”.

In questo esercizio vi è tutta l’essenza del qi gong: una tecnica psico-corporea per l’incremento del potenziale energetico del praticante con tecniche anche apparentemente semplici.

Zhan Zhuang: prima di tutto calmare la mente 

Al di là degli aspetti tecnici della posizione, nello Zhan Zhuang come nel qi gong in generale, è necessario, prima di tutto, calmare la mente.

La prima attenzione deve essere posta al “fare vuoto” nella propria mente, allontanare i pensieri e le preoccupazioni concentrandosi sul momento presente.

qi gong

Questo può essere difficile da realizzare e i pensieri tenderanno a presentarsi già dopo i primi istanti di pratica.

L’allenamento della mente è un aspetto costitutivo del qi gong ed ha elementi di difficoltà almeno tanto quanto l’allenamento del corpo.

Da questo costante “doppio allenamento” corpo-mente deriva la magia della pratica del qi gong. La magia si realizza quando si arriva a percepire chiaramente che l’allenamento non è “doppio” ma corpo e mente sono la stessa cosa.

© Laura Vanni 2018


Laura Vanni è istruttore di qi gong e taijiquan presso la Hung Sing Martial Arts Kung fu Academy. Dal 2003 segue gli insegnamenti di Tai Sifu Simona Fruscoloni, discepola  del Granmaestro Doc Fai Wong, a sua volta discepolo del Ggm Hu Yuen Chou, discepolo closedoor di Yang Cheng Fu. 
All’interno della Hung Sing Martial Arts è possibile apprendere il taijiquan  tradizionale della famiglia Yang completandone l’intero sistema e con esso i vari metodi di Qi gong che rendono il programma studi uno dei più vasti e completi a livello europeo.


Laura Vanni, “Meditazione degli Organi. Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese“, 2018

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Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Posizione di base nel Qi gong. Principi di teoria e di pratica

qi gong posizione base

Il qi gong è un’antica pratica cinese per la coltivazione dell’energia vitale ed è una delle cinque tecniche della medicina cinese, assieme ad agopuntura, tuina, alimentazione energetica (dietetica cinese) e fitoterapia.

Il qi gong agisce coinvolgendo il sistema corpo-mente, favorendo nella persona la capacità di percepire la sua ”unità”.

Attraverso esercizi sia statici che dinamici, nel qi gong si “lavora sul Qi” (da cui il nome della disciplina), favorendo la circolazione energetica nei Meridiani, promuovendo la tonificazione di preziose sostanze (Qi, Sangue, Liquidi organici) e il rafforzamento generale dell’organismo.

Un’ampia parte della pratica, nel qi gong, è, infine, finalizzata a stimolare l’intenzione del praticante per indirizzare il Qi lungo i Meridiani o in alcune aree energetiche del corpo, percependone gli effetti.

In quest’articolo approfondiremo alcuni aspetti tecnici relativi alla cosiddetta posizione di base del qi gong tenendo conto che il suo allenamento è davvero di prioritaria importanza ed è una delle prime cose con cui il praticante di qi gong deve necessariamente misurarsi.

Posizione di base nel qi gong. A cosa serve?

Molti esercizi di qi gong si eseguono (oppure prendono avvio) in una posizione definita posizione di base utile per favorire equilibrio, rilassamento e corretto allineamento del corpo.

posizione di base qi gong
GM Doc Fai Wong

La posizione di base adottata nella pratica del qi gong consente il fluire armonico dell’energia (Qi) e del Sangue (Xue), senza blocchi e ostacoli causati dalla rigidità o dal mancato allineamento posturale.

Se il corpo è rigido e non allineato, infatti, la circolazione energetica è limitata ed è limitato anche il respiro stesso, aspetto anche questo fondamentale della pratica del qi gong.

La posizione di base è un vero e proprio esercizio da praticare quotidianamente in ogni circostanza, così da migliorare progressivamente anche la pratica (e i benefici) del qi gong stesso.

Questa postura si apprende inizialmente con fatica. E’ necessaria, infatti, pratica, pazienza e il supporto tecnico di un insegnante di qi gong qualificato per acquisire il corretto allineamento.

Per raggiungere una corretta posizione di base è indispensabile concentrarsi sulla propria postura e sulla propria capacità di “sentire” il corpo nello spazio.

A volte è necessario “scardinare” schemi corporei inadeguati (e spesso causa di dolori cronici nel corpo) e questo richiede del tempo perché richiede una “riprogrammazione” vera e propria da parte del nostro corpo-mente.

Grazie all’allenamento della posizione di base si rafforza la nostra struttura, si libera la circolazione di Qi e Sangue, si riduce il peso sulle articolazioni e si migliora la nostra capacità di sentirci “radicati” a terra.

Uno degli esercizi di qi gong più noti e praticati nella posizione di base prende il nome di Zhan Zhaung (ovvero “stare eretti come un palo”) a cui abbiamo dedicato un altro articolo in questo blog.

Esercizio dello specchio. Un metodo moderno di perfezionamento individuale

La pratica del qi gong non richiede la presenza di uno specchio e, anzi, viene generalmente sconsigliata di fronte ad uno specchio per motivi di carattere energetico.

Ciononostante, lo specchio può essere impiegato come moderno mezzo di apprendimento e perfezionamento finalizzato all’autocorrezione da parte del praticante più evoluto.

La pratica del qi gong richiede la presenza costante di un insegnante che possa indicare le tecniche e osservare la nostra applicazione correggendola di volta in volta.

Nella pratica individuale, l’uso di uno specchio (o anche di una telecamera per i più evoluti tecnologicamente) aiuta ad osservare le imperfezioni della propria postura e a prenderne consapevolezza.

Con questi obiettivi di apprendimento può essere utile praticare  l’esercizio dello specchio.

Non è certo un esercizio tradizionale,  ma  lo consiglio come esperienza agli allievi più volenterosi per allenare la posizione base e acquisire sensibilità.

L’esercizio dello specchio si esegue, semplicemente, ponendosi in posizione di base tenendo uno specchio lateralmente al corpo.

In sostanza, ci si mette lentamente in posizione, con gli occhi chiusi, seguendo le indicazioni di distensione e rilassamento costitutive dell’esercizio (vedi paragrafo successivo).

Quando ci si sente pronti e allineati, si è pronti per verificare la propria posizione aprendo gli occhi, ruotando la testa e osservando la propria posizione allo specchio.

All’inizio ci si sorprenderà, forse, “storti” quando ci si percepiva “dritti e allineati” ma presto si avrà la sorpresa di vedersi riflessi esattamente come “ci si sente”. Allineati, rilassati e nella corretta posizione.

L’alternativa ancora più valida di questo esempio è quella di farsi filmare da un compagno di pratica oppure filmarsi utilizzando anche semplicemente uno smartphone ed un cavalletto. Questo consente di poter osservare la propria posizione completa, senza interrompere la continuità della colonna cervicale.

Tengo a precisare che questi esercizi sono aggiuntivi e non sostitutivi della verifica e della correzione che viene fornita dall’insegnante che è l’indispensabile guida in questo percorso di pratica.

Posizione di base nel qi gong. Quali principi?

Nella posizione di base si esegue un allineamento posturale che corrisponde ad un allineamento energetico.

La posizione di base corretta prevede l’applicazione di alcuni principi energetici fondamentali.

Questi principi energetici si traducono, nella pratica, in indicazioni che riguardano la postura e possono essere sintetizzate come segue:

  • i piedi sono paralleli, distanziati quanto la larghezza delle proprie spalle
  • il peso è equidistribuito sui due piedi, su tutta la pianta del piede (può essere utile, inizialmente, oscillare alla ricerca di questa equidistribuzione del peso)
  • le spalle sono abbassate, rilassate (lasciar cadere le spalle)
  • le braccia cadono libere lungo i fianchi, mantenendo, se possibile, sotto le ascelle un piccolo spazio
  • le mani poggiano rilassate lungo i lati del corpo
  • i gomiti e le ginocchia sono “sbloccati” e rilassati (leggermente flessi)
  • tutte le articolazioni sono rilassate, percepite senza rigidità
  • il petto è leggermente concavo (postura conseguenziale in presenza di rilassamento delle spalle e dei gomiti)
  • il bacino è retroflesso, ovvero leggermente ruotato in avanti. Per ottenere una posizione corretta immaginare di dover proiettare in alto una luce che fuoriesce dall’ombelico
  • la testa è percepita come sospesa ad un filo che esce dal centro del capo (punto GV20 Baihui). Il filo tira il capo verso l’alto e aiuta l’allungamento di tutte le vertebre. Favorisce, inoltre il rilassamento di tutto il corpo che ha la percezione di essere “appeso” come sarebbe appeso un  pupazzo di stoffa, con il corpo e gli arti ciondoloni
  • il mento è leggermente richiamato, in modo da mantenere allineate le vertebre cervicali
  • la punta della lingua tocca il palato, subito dietro ai denti (incisivi superiori)
  • il perineo è leggermente tirato verso l’alto
posizione di base qi gong
GM Doc Fai Wong

In questa posizione bisogna percepire il senso di allungamento verso l’alto (dal centro della testa) e verso il basso (dalla punta del coccige), allungando la colonna, vertebra dopo vertebra.

Caratteristiche energetiche dell’agopunto GV20 Baihui

Come abbiamo avuto modo di vedere, durante la posizione di base è importante percepire una distensione della colonna che consente un allineamento posturale e, al tempo stesso, un allineamento energetico.

Un agopunto molto importante per questo allineamento è quello posto all’apice della testa. E’ da questo punto, infatti, che si immagina uscire un filo che ci “appende” verso l’alto e ci aiuta a rilassare ed allungare l’intera struttura.

qi gong

Ma che caratteristiche questo punto all’apice della testa?

Quali sono le azioni per le quali è noto sia in agopuntura, che nel tuina che, appunto, nel qi gong?

Questo agopunto corrisponde a GV20 Baihui, agopunto del Meridiano straordinario Vaso Governatore (anche detto Dumai) costituito, in tutto, da 28 agopunti.

Il Meridiano Vaso Governatore ha un percorso che coincide in gran parte con la linea mediana posteriore del nostro corpo. In particolare, il ramo principale di questo Meridiano:

  • inizia al perineo
  • si porta indietro, fino alla punta del coccige
  • risale seguendo la linea mediana posteriore
  • segue la linea sagittale del cranio e discende, sempre seguendo la linea mediana, sulla fronte e sul viso
  • termina sulla gengiva superiore tra i due denti incisivi centrali

Il punto GV20 Baihui è collocato esattamente in una fossetta sulla linea mediana della volta cranica a 7 pollici dall’attaccatura posteriore (5 pollici dall’attaccatura anteriore dei capelli).

Un modo pratico per localizzarlo è riferirsi all’intersezione della linea mediana con la linea che collega gli apici dei padiglioni auricolari.

GV20 Baihui è l’agopunto più alto del nostro corpo ed è punto di riunione di tutti i Meridiani Yang. E’ un punto con un’azione energetica molto ampia ed è, infatti, utilizzato in molte circostanze sia nel tuina che in agopuntura.

La stimolazione di questo agopunto è importante per favorire la salita dello Yang puro.

E’ uno dei punti più importanti di rianimazione.

E’ indicato, inoltre, in caso di crollo del Qi di Milza (per es. in presenza di prolasso. Fortifica, infatti, l’azione di “salita” di Milza). E’ indicato anche in caso di Vento internorisalita dello Yang epatico ed è utilizzato in caso di disturbi psichici per la sua azione utile a “purificare la mente e lo Shen”.

La concentrazione su questo agopunto durante la pratica del qi gong ne favorisce l’attivazione e fa salire il Qi verso l’alto.

© Laura Vanni 2018

Laura Vanni è istruttore di qi gong e Taijiquan presso la Hung Sing Martial Arts Kung fu Academy. Dal 2003 segue gli insegnamenti di Tai Sifu Simona Fruscoloni, discepola  del Granmaestro Doc Fai Wong, a sua volta discepolo del Ggm Hu Yuen Chou, discepolo closedoor di Yang Cheng Fu. 
All’interno della Hung Sing Martial Arts è possibile apprendere il taijiquan  tradizionale della famiglia Yang completandone l’intero sistema e con esso i vari metodi di Qi gong che rendono il programma studi uno dei più vasti e completi a livello europeo.


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La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Meditazione degli organi: meditazione del Rene

meditazione rene

La meditazione del Rene muove la nostra energia in una direzione di radicamento e profondità, a beneficio dell’intero organismo sia dal punto di vista fisico che psichico-emotivo.

Il Rene in medicina cinese. Aspetti simbolici legati all’Elemento Acqua[1]

La medicina cinese assegna il Rene all’Elemento Acqua. Questo suo appartenere all’Acqua lo rende  il massimo dello Yin, associato alla profondità e alla quiete.

L’Elemento Acqua rappresenta, infatti, nella cultura cinese, l’assenza dell’energia Yang, il riposo e l’attesa prima della rinascita nel continuo alternarsi Yin-Yang.

In natura il Rene, in quanto Acqua, è rappresentato dall’inverno e dal Nord (freddo estremo).

Si associa al colore nero.

L’Elemento Acqua chiude e riapre il ciclo dei cinque Elementi. Nutre il Legno, simbolo di nascita e rinascita (l’Acqua genera il Legno).

meditazione del Rene

Caratteristiche fisiche e psichiche del Rene secondo la medicina cinese

Nella fisiologia energetica cinese, il Rene accoglie e consolida il “Qi puro” inalato dal Polmone e da esso stesso inviato verso il basso.

In questo, il Rene ha un ruolo centrale nel governare la respirazione profonda.

L’aspetto psichico associato al Rene è la Volontà Zhi (forza, motivazione e determinazione nel portare a compimento i progetti, desiderio di affermarsi come individuo…).

L’emozione corrispondente al Rene è la paura, intesa come smarrimento, spavento e panico.

meditazione del Rene

La medicina cinese ci dice che a danneggiare l’energia renale sono soprattutto:

  • lo stress emotivo (ansia, paura in particolare)
  • le malattie croniche
  • il superlavoro, (fisico e mentale)
  • l’eccessiva attività sessuale

meditazione del Rene

L’energia del Rene è preziosa e va preservata con cura.

Un aspetto molto importante di questo Organo Zang, infatti, sta nel fatto che nei Reni è immagazzinata un’energia preziosa detta Jing (Essenza).

Questa energia è responsabile dei processi di crescita e di sviluppo.

Il fiorire del Jing si associa alla crescita e alla sua maturazione; il suo sfiorire ed indebolirsi segnala invece l’invecchiamento.

Lo stato del Jing determina lo stato energetico del Rene:

  • se il Jing è fiorente e abbondante, il Rene è forte e si avrà vitalità, potenza e fertilità
  • se il Jing è debole e consumato, il Rene è in Deficit e si avrà debolezza sessuale, mancanza di vitalità e infertilità

In medicina cinese si parla di due tipi di Jing:

  • Jing del cielo anteriore (congenito)
  • Jing del cielo posteriore (acquisito)

Entrambi, nonostante abbiano origini diverse, sono conservati nei Reni.

Ho dedicato un articolo proprio alla descrizione dell’energia del cielo anteriore e del cielo posteriore e, se vuoi, puoi leggere qui per approfondire ulteriormente.

Torna poi di nuovo a questo articolo per continuare a leggere su come esercitare la parte pratica.

Dove e come meditare. Indicazioni generali

Se sei alla prima esperienza di meditazione ti consiglio di rileggere l’articolo generale dedicato alla meditazione degli organi prima di continuare.

La pratica della meditazione

Così come in tutte le nostre meditazioni ci disponiamo per iniziare.

Inspiriamo ed espiriamo attraverso il naso, in modo naturale.

Rilassiamo i muscoli della mascella, del collo, delle spalle…

Percepiamo le mani ben appoggiate sulla coscia (se siamo seduti) o sul lato della gamba (se siamo in piedi), morbidamente. In assenza di particolari esigenze, consiglio di eseguire la meditazione del Rene per alcuni minuti nella posizione di base (in piedi), curando la postura secondo le indicazioni già fornite in un altro articolo.

Percepiamo i piedi ben poggiati a terra, portando il peso su tutta la pianta del piede e su entrambi i piedi in eguale misura.

Gli occhi chiusi (non serrati), immaginando comunque di guardare avanti a noi, verso l’orizzonte, in modo leggermente convergente verso il nostro naso.

Prestiamo attenzione alla nostra posizione, con consapevolezza.

Percepiamo il suolo sotto i piedi (anche se abbiamo le scarpe!) e la sedia su cui siamo seduti.

Percepiamo gli abiti a contatto con il nostro corpo e l’aria sulla pelle.

Trascorriamo così alcuni minuti, concentrando l’attenzione solo sul nostro respiro e sul “qui e ora”, esercitando la nostra consapevolezza.

Non c’è altro che dobbiamo fare ora.

Qualsiasi pensiero diverso dovesse sopraggiungere (e sicuramente sopraggiungerà!) allontaniamolo gentilmente, lo riprenderemo più tardi.

Meditazione del Rene. Visualizzazioni

Durante la meditazione propongo due semplici visualizzazioni ispirate all’energia del Rene.

Concentrare la propria attenzione su alcune sue importanti caratteristiche energetiche del Rene è utile per stimolare l’energia di questo importante Organo Zang.

La superficie del lago è calma e tranquilla

meditazione del Rene

Il sole è tramontato da poco e mi trovo davanti ad un lago.

La superficie riflette il cielo ormai scuro.

E’ calma e tranquilla, senza increspature.

C’è silenzio, in una dimensione che preannuncia la pace della notte.

I miei reni sono di colore nero

Respiro lentamente e profondamente.

Ogni respiro raggiunge i Reni e li nutre.

Immagino che ogni respiro colori i Reni di un nero brillante, portando in profondità l’energia.

meditazione del Rene

[1] Questo paragrafo è tratto in parte dal mio “Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi” e in parte da un articolo pubblicato sul sito Medicina Cinese News nel giugno 2018 (“Cielo anteriore e cielo posteriore in medicina cinese. Definizioni e interrelazioni”.

Prima di concludere…

Prima di concludere la meditazione, torna a concentrarti in modo mirato sulla respirazione. Inspira ed espira cinque volte, con tranquillità.

Quando ti senti pronto, apri gli occhi.

© Laura Vanni 2018


SCRITTO PER TE:

Tutte le meditazione degli Organi, integrate in alcune parti  sono  contenute (assieme ad altro ancora) nel libro “Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese” disponibile in formato ebook e cartaceo.

meditazione degli organi



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La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Qui e ora. Cinque esercizi per imparare a vivere il momento presente

momento presente

L’uomo dedica molto del suo tempo al pensare.

Pensa al passato, rivivendo la gioia ma anche il turbamento degli eventi trascorsi.

A volte resta “prigioniero” del passato, rimuginando episodi e lasciando che questi condizionino il suo presente e il suo futuro.

Pensa al futuro, immaginando situazioni che potrebbero accadere (ma anche che potrebbero non accadere mai), programmando e pianificando a volte nei minimi dettagli.

Oppure anche, semplicemente, riflette sulle cose da fare a breve (cosa fare appena arrivati a lavoro, cosa prendere al supermercato, quando fare una certa telefonata…).

Durante la giornata, ma direi forse anche durante la sua intera vita, il “pensare” è forse l’attività più ricorrente compiuta dall’uomo quando non sta dormendo.

Questa caratteristica è per l’essere umano un indubbio elemento di distinzione dagli altri animali.

Ma questa è una cosa positiva o negativa?

Possiamo iniziare col dire che è un grande potere e come tale va “governato”. Può quindi essere al tempo spesso una cosa meravigliosa e benefica ma anche una cosa terribile e nociva.

La mente che vaga

La mente dell’uomo, al contrario della mente degli altri animali, è in grado di vagare senza stimoli esterni ben definiti. Vaga, cioè, indipendentemente dalle condizioni ambientali, diretta verso le mete più disparate e a volte meno prevedibili.

Accade così che l’uomo può compiere una qualsiasi azione mentre pensa a tutt’altro, senza la necessità di essere presente all’azione che egli stesso sta compiendo nel momento presente.

Cosa diversa accade all’animale.

L’animale – per motivi anche legati alla sopravvivenza – è sempre attento al momento presente (ci sono prese o predatori? C’è del cibo nei paraggi?).

Tutti i suoi sensi sono costantemente attivi e attenti, ricettivi e vigili.

momento presente

Vivere il momento presente

Il flusso dei nostri pensieri ci porta costantemente in direzioni che esistono, di fatto, solo nella nostra mente: il  futuro e il passato.

Quando con la nostra mente siamo nelle dimensioni del futuro e del passato, non siamo (necessariamente) nel presente.

E il presente è, in realtà, l’unica dimensione “realmente esistente”.

Ciò non significa che il passato non conti nulla e che non bisogna mai pensarci, così come non significa che non bisogna mai pensare al futuro.

Tornare con la mente ad episodi trascorsi o proiettarsi nei momenti futuri può essere utile per metabolizzare, elaborare ed anche progettare la propria vita. Inoltre, avere la memoria del nostro passato ci aiuta a vivere ogni giorno senza ripetere gli errori già commessi.

Il problema nasce quando tutto questo viene fatto in modo quasi ossessivo, in modo – comunque – da limitare la propria presenza nel momento presente.

Vivere il momento presente, inoltre, non significa “vivere alla giornata”, come viene, senza fare progetti, aspettando che le cose arrivino da sole.

Molte discipline filosofiche ci insegnano che la felicità è nel vivere il momento presente (carpe diem).

Nella cultura cinese l’attenzione al momento presente è prioritaria ed è il fondamento senza il quale non si può avere equilibrio:

Se sei depresso stai vivendo nel passato.
Se sei ansioso, stai vivendo nel futuro.
Se sei in pace, stai vivendo nel presente
(Lao Tzu)

E’ importante, quindi, imparare a prestare attenzione al momento presente. Prestare attenzione alle sensazioni provenienti dal nostro corpo, dai nostri sensi, dal vivere nel qui e ora, interrompendo il vagare continuo della mente.

Alcune ricerche dimostrano, del resto, che quando compiamo un’azione, siamo più “felici” quando siamo concentrati su questa azione, comprendendone il senso.

Essere nel qui e ora è, quindi, una condizione desiderabile per il nostro benessere.

Ma allora perché nella pratica è così difficile ottenere questa condizione?

Cosa possiamo fare (o non fare) per conseguire questo risultato?

vivere momento presente

“Qui e ora” nella pratica. Primi due passi verso la consapevolezza 

Non si può costringere la mente a non pensare. Sarebbe già questo un pensiero costante fonte di stress.

È, invece, utile instaurare un’abitudine nella gestione del proprio pensiero, rendendolo sempre più consapevole e attento.

Tutto questo è un vero e proprio allenamento per la mente, così come l’attività fisica è un allenamento per il corpo.

Possiamo quindi immaginare la consapevolezza come se fosse un muscolo. Il nostro compito è allenarlo con pazienza.

Primo passo: accorgersi che la mente vaga

Il primo passo è lavorare sulla propria sensibilità per accorgersi che il proprio pensiero sta vagando.

Sembra scontato e facile, ma di fatto può non essere così e può capitare di vivere un’intera giornata senza essere presenti a se stessi, impegnati semplicemente nelle tante cose da fare.

Per questo, ogni volta che ci rendiamo conto della nostra assenza possiamo congratularci con noi, in quanto questo è già un primo successo!

Secondo passo: riportare l’attenzione al presente

Il secondo passo è imparare a riportare ogni volta l’attenzione al momento che stiamo vivendo. Dolcemente e senza giudizio.

Quando ci sorprendiamo a vagare con la mente sulle attività che seguiranno o altri pensieri non attinenti a quello che stiamo facendo, fermiamoci e torniamo al presente.

E’ chiaro che questo per alcuni può essere anche molto difficile.

Pensiamo solo ai nostri smartphone: in ogni momento della giornata richiamano la nostra attenzione con notifiche, promemoria o anche, semplicemente, con l’abitudine a scorrere lo schermo dei social per leggere e commentare.

Siamo connessi 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, ma nel frattempo possiamo paradossalmente essere sconnessi da noi stessi nel momento presente e dalla “vita reale”, che si compie mentre la nostra mente evade.

momento presente

Non abbiamo il tempo per noi, facciamo mille cose, di corsa, ogni volta pensando alla successiva cosa da fare, arrivando letteralmente senza fiato alla sera, stanchi e desolati.

Tanto fare, poco essere.

Ma anche tanta distrazione e dispersione di energia.

Cinque esercizi per iniziare a vivere il presente

Primo esercizio: stabilire un contatto diretto con il tuo corpo (coscienza corporea)

Stabilire un contatto consapevole con il tuo corpo è prioritario per prendere contatto con la tua mente.

Il modo migliore per iniziare è lavorare con il proprio respiro (respiro consapevole).

Il respiro è spesso il nostro gesto più naturale e al tempo spesso meno consapevole.

Molto spesso il respiro risente di tensioni emotive e della nostra inconsapevolezza. Il respiro diventa quindi un respiro superficiale e riempie i polmoni nella parte più alta. L’addome resta bloccato. L’ossigenazione è minima, così come il nutrimento che si trae dall’ambiente circostante.

vivere momento presente

Prenditi un momento per te.

Appoggia una mano sul torace e una sull’addome.

Presta attenzione al respiro, all’aria fresca che entra nel naso e a quella calda che ne riesce poi; al vento sulla pelle, agli abiti (sono comodi? Sono stretti?)…

Presta attenzione ai tuoi sensi: ai tuoi sensi: ai suoni, agli odori, ai sapori… senti il tuo corpo nel movimento, nei gesti, nello spazio che occupa.

Secondo esercizio: presenza nelle cose che fai

Come secondo esercizio, prova a concentrare la tua attenzione al massimo sulle cose che fai.

Anche le piccole cose di ogni giorno, fin da quando ti svegli al mattino.

Poni attenzione alle sensazioni mentre fai la doccia, mentre prepari la colazione. Senti gli odori, i sapori, i suoni…

momento presente

Terzo esercizio: sperimenta il Vuoto

Cerca “il Vuoto” per qualche minuto ogni giorno. Seduto in un angolo tranquillo, spegni il telefono, diventa irreperibile, respira e lascia che la mente si svuoti.

Prova ad esercitare questo “Vuoto” ogni volta che puoi, senza sentirti in colpa perché stai perdendo tempo. In realtà stai “guadagnando energia”.

vivere momento presente

Questo è il primo passo per avvicinarti alla pratica della meditazione nelle sue innumerevoli modalità.

Quarto esercizio: uscire dagli schemi

Un modo pratico di acquisire maggiore consapevolezza sul momento presente è quello di uscire dagli schemi.

Non necessariamente fare cose eclatanti, ma boicottare la routine in modo da attivare la nostra attenzione e presenza su una nuova esperienza:

  • cambiare strada per andare a lavoro
  • cambiare supermercato per fare la spesa
  • parlare con un amico durante una pausa…
  • in una parola, cambiare il copione di ogni giorno è recitare un ruolo almeno in parte nuovo

Questo uscire dagli schemi programmati aiuta nell’evoluzione personale e asseconda la propria natura, spesso ignota o dimenticata.

Quinto esercizio: guardarsi allo specchio

Il titolo di questo esercizio è metaforico, ma può essere utile anche farlo davvero davanti ad uno specchio, guardandosi negli occhi.

Chiediamoci solo tre cose ma importanti:

  • quando è stata l’ultima volta ho sorriso o riso a crepapelle, magari con un amico?
  • ho mai avuto un hobby o una passione? Quando è stata l’ultima volta che le ho dedicato del tempo?
  • quando è stata l’ultima volta che ho preso una decisione che ha cambiato la mia routine quotidiana?

Per ora fatti solo le domande.

Pian piano troverai l’energia giusta per rispondere ed iniziare anche a riflettere, magari iniziando a cambiare qualcosa nella tua vita.

Il cambiamento ti fa paura? Proprio a questo dedicheremo un articolo a breve!

© Laura Vanni 2018



Laura Vanni, “Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi”, 2018 


medicina cinese

Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

meditazione degli organi


Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Meditazione degli organi: meditazione della Milza

meditazione

La meditazione della Milza rientra nella serie di articoli dedicata alla meditazione degli Organi Zang.

Abbiamo già dedicato altri articoli alla meditazione degli Organi parlando del Polmone, del Fegato e del Cuore. Presto sarà la volta della meditazione del Rene.

Ci siamo resi conto che, per quanto questi Organi siano invisibili, interni e nascosti, essi sono la parte vitale del nostro organismo.

Funzionano senza il nostro contributo attivo, indipendentemente dalla nostra volontà e, quindi, anche indipendentemente dalla nostra consapevolezza.

Questo, da un lato è una garanzia per la nostra sopravvivenza (possiamo distrarci e il Cuore continuerà a battere pompando sangue in tutto il nostro corpo).

D’altro canto, però, ci allontana in un certo senso dal compimento di questo quotidiano prodigio che sono le nostre funzioni vitali.

Ci rende, in altri termini, inconsapevoli di quanto accade e trasforma il nostro organismo in una “scatola nera” in cui accadono “strane cose” che ci sono estranee e che solo un medico può capire.

Quello che interessa a noi persone comuni, “non medici”, non è, in realtà, il funzionamento degli organi da un punto di vista biochimico o meccanico, ma la fisiologia energetica di questi.

Milza-pancreas in medicina cinese. Caratteristiche fisiche e psichiche

Milza-pancreas (d’ora in poi Milza) in medicina cinese appartiene all’Elemento Terra, “madre di tutte le cose” che “produce i diecimila esseri”.

Il suo colore corrispondente è il giallo, in tutte le sue tonalità, soprattutto nei toni che si associano alla terra stessa.

L’Elemento Terra dal punto di vista cardinale corrisponde al Centro: è il punto di riferimento di ogni cosa.

La Terra è quindi stabilità, equilibrio e “baricentro” della nostra energia. Punto di partenza per ogni trasformazione (si associa dal punto di vista stagionale alla “stagione di mezzo”, di passaggio).

 “(…) la Milza è il cuore, il viscere del consiglio, adunanza di persone, governa con saggezza e volontà e macina i cinque grani. E’ collocato al centro, ma nutre i quattro siti (…)”

Nell’Impero cinese governato dal Cuore, Milza assume la funzione di “Ministro delle trasformazioni”.

Rappresenta, in sostanza, l’Organo cardine del processo digestivo, nucleo della trasformazione e del trasporto delle essenze.

Questo Organo Zang è il perno indispensabile per il sostegno dell’energia vitale e per il suo rinnovamento quotidiano[1].

Tutto questo attribuisce alla Milza il titolo di “radice dell’acquisito”, fonte dell’energia “del cielo posteriore”, ovvero dell’energia che ognuno di noi è chiamato a generare subito dopo il primo vagito, grazie all’alimentazione, alla respirazione e (anche!) al vissuto emozionale.

Questa azione di sostegno dell’energia vitale viene svolta da Milza grazie alla sua capacità di inviare le essenze nutritive verso la parte superiore dell’organismo.

L’invio verso l’alto degli elementi nutritivi è espressione della fisiologia ascendente di Milza e viene detta “salita del puro”.

Questa azione consente – grazie anche all’azione del Cuore e del Polmone – di attivare il processo di produzione del Sangue.

Se la Milza è in deficit nella sua funzione di trasformazione e trasporto, si possono avere sintomi come cattiva digestione, riduzione/assenza di appetito o pancia gonfia, diarrea. Manifestazione più grave, segno di un deficit più importante, sono i prolassi.

Si possono facilmente anche associare difficoltà respiratorie (dispnea, asma, respiro corto…), ristagni dei Liquidi (che dovrebbero essere trasportati da Milza nell’intero organismo), con la formazione di addensamenti patogeni ed edema.

Dal punto di vista psichico, la disarmonia di Milza si esprime tipicamente con un senso di preoccupazione costante, pensieri ossessivi e rimuginio (tratto da “Medicina Tradizionale Cinese, Laura Vanni, 2018, par 3.5.1).

meditazione milza

La pratica

Se sei alla prima esperienza di meditazione ti consiglio di rileggere l’articolo dedicato alla meditazione degli organi prima di continuare.

Così come in tutte le nostre meditazioni, ci disponiamo per iniziare.

Inspiriamo ed espiriamo attraverso il naso, in modo naturale.

Rilassiamo i muscoli della mascella, del collo, delle spalle

Percepiamo le mani ben appoggiate sulla coscia (se siamo seduti), morbidamente.

I piedi ben poggiati a terra, su tutta la pianta del piede.

Gli occhi chiusi (non serrati), immaginando comunque di guardare avanti a noi, verso l’orizzonte, in modo leggermente convergente verso il nostro naso.

Prestiamo attenzione alla nostra posizione, con consapevolezza.

Percepiamo il suolo sotto i piedi (anche se abbiamo le scarpe!) e la sedia su cui siamo seduti. Percepiamo gli abiti sul nostro corpo e l’aria sulla pelle.

Trascorriamo così alcuni minuti, concentrando l’attenzione solo sul nostro respiro e sul “qui e ora”, esercitando la nostra consapevolezza.

Non c’è altro che dobbiamo fare ora.

Qualsiasi pensiero diverso dovesse sopraggiungere (e sicuramente sopraggiungerà!) allontaniamolo gentilmente e lo lasciamo andare. Lo riprenderemo più tardi.

meditazione milza

Meditazione della Milza. Visualizzazioni

Durante la meditazione dedicata all’energia di Milza proponiamo alcune visualizzazioni finalizzate a  stimolare alcune importanti caratteristiche energetiche di questo organo Zang.

I miei muscoli sono tonici e forti

meditazione

Percepisco il mio corpo. Le spalle, la schiena, le braccia, le gambe… Percepisco tutto il corpo nella sua interezza ed ho un’intensa sensazione di forza e tonicità.

I miei muscoli sono forti e mi sostengono senza alcuna fatica.

La mia posizione è rilassata ma allo stesso tempo è ben eretta, quasi regale, sostenuta in modo armonico ed equilibrato.

Mi sento in grado di affrontare ogni prova fisica.

Il mio corpo è robusto e resistente: le mie gambe sono forti, le mie braccia sono forti, la mia schiena è forte.

Nella mia bocca c’è un sapore dolce

meditazione

Nella mia bocca percepisco un delicato sapore dolce. E’ un sapore naturale, come quello di frutti maturi e carnosi.

Accolgo questo sapore e lo conservo tanto che nella mia bocca inizia presto ad accumularsi saliva.

Lascio che la saliva si accumuli e quando è in sufficienza la deglutisco in tre momenti distinti, lentamente, seguendone con la mente il cammino dalla bocca fino allo stomaco.

(sul sapore dolce “tossico” vedi il mio video)

Prima di concludere…

Prima di concludere, torna a concentrarti in modo mirato sulla respirazione. Inspira ed espira cinque volte, con tranquillità.

Quando ti senti pronto, apri gli occhi.

© Laura Vanni 2018



Per approfondire la meditazione degli organi

Tutte le meditazione degli Organi, integrate in alcune parti  è contenuto (assieme ad altro ancora) nel libro “Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese” disponibile in formato ebook e cartaceo.

Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

meditazione degli organi


Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Meditazione degli organi: meditazione del Cuore

meditazione cuore

Continuiamo il nostro percorso della meditazione degli organi con la  meditazione del Cuore nell’ottica della medicina cinese.

Ti ricordo che tutte le meditazione degli Organi, integrate in alcune parti  è contenuto (assieme ad altro ancora) nel libro “Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese” disponibile in formato ebook e cartaceo.

Il Cuore, ovvero il Sovrano del regno

Il Cuore è custodito all’interno della gabbia toracica, leggermente spostato a sinistra, dietro allo sterno.

E’ il muscolo più importante dell’intero organismo, capace di pompare circa 5 litri di sangue al minuto con una forza in grado di far arrivare il sangue fino agli apparati più lontani del nostro corpo (“confini del regno”).

meditazione del cuore

Si legge nel Suwen che il Cuore ha il ruolo di sovrano Imperatore, punto di riferimento per tutti i sudditi del Regno (tutti gli Organi e i Visceri).

E’, inoltre, il coordinatore di ogni funzione psichica

(…) il Cuore ha la carica di Signore e di Maestro, emana lo splendore degli Spiriti (…)

Il Cuore dimora dello Shen

In medicina cinese il Cuore è il centro dell’equilibrio psichico-emozionale, sintesi e comando delle funzioni psichiche di tutti gli altri Organi.

Lo Shen rappresenta lo Spirito vitale, l’intelligenza emotiva, la capacità di “capire” ad un livello più elevato e profondo.

meditazione cuore

Coerentemente con l’Elemento Fuoco a cui appartiene, lo Shen è proiezione verso il mondo esterno, verso gli altri (vita di relazione).

Allo stesso tempo, però, è anche proiezione verso il mondo interno, verso se stessi (percezione e consapevolezza delle proprie sensazioni).

E’ molto suggestivo il fatto che l’ideogramma di Cuore – a differenza degli ideogrammi degli altri Organi Zang – non possieda il radicale che suggerisce il significato della “carne”.

meditazione del cuore

Questo indica come, nell’accezione cinese, il ruolo del Cuore sia più “psichico” (Cuore come sede dello Shen) che “fisico” (Cuore come muscolo cardiaco).

Tutti gli Zang Fu hanno, di fatto, una dimensione psichica. Nel caso del Cuore, però, possiamo dire che questa dimensione è ancora più importante perché questo Zang è in medicina cinese il centro del mentale e dell’emozionale.

La rappresentazione del Cuore nel suo ideogramma lo raffigura come un contenitore vuoto aperto verso l’alto, come per accogliere ciò che viene dal Cielo (influenze spirituali).

Qui si introduce un concetto molto importante nella cultura cinese che vuole l’interno del Cuore idealmente “vuoto”, silenzioso, tranquillo, non impegnato (riempito) costantemente da pensieri fissi o emozioni eccessivamente intense:

(…) E’ proprio dell’uomo avere nel Cuore un’idea, un pensiero, un obiettivo di sollecitudine. Ma fare del pensiero una preoccupazione, generare dei fastidi sino all’ossessione, questo è una perversione. Sarebbe meglio avere un cuore vuoto piuttosto che pieno di turbamento (…) Un Cuore invulnerabile è un Cuore vuoto. Perché il Cuore non ci è semplicemente dato per permettere la nascita dei pensieri. Esso è ciò che permette all’uomo di dilatarsi secondo le dimensioni del Cielo/Terra; nessun pensiero deve occuparlo sconsideratamente, nessuna preoccupazione deve intrattenerlo e rimpicciolirlo (…)” (Elisabeth Rochat de La Vallée)

Queste condizioni di Vuoto sono indispensabili perché Shen trovi la sua dimora e permetta il libero scorrimento dell’energia, consentendo all’uomo di vivere la propria coscienza individuale, aprendosi anche alla “coscienza universale” (Shen rappresenta, infatti, anche la facoltà dell’uomo di ricevere realtà trascendenti).

Quando il Cuore è in uno stato di tumulto, lo Shen si disperde e la nostra energia si consuma rapidamente, senza alcun controllo. (estratto da “Medicina Tradizionale Cinese. Teoria di base per i primi passi, Laura Vanni, par. 3.3.1)

libro medicina cinese

Il Cuore e la gioia

Abbiamo visto che il Cuore è sede della dimensione del mentale ed emozionale (Cuore Shen).

Associato all’elemento Fuoco, il suo colore corrispondente è il rosso.

L’emozione ad esso associata è la gioia, il suono la risata, anch’essa espressione di gioia.

meditazione del cuore

Il Cuore è espressione di apertura, accoglienza, empatia, armonia e serenità.

E’ espressione anche di compassione e amore, tendenza all’esteriorizzazione dei sentimenti, come abbiamo visto anche nell’articolo “L’amore è nel cuore?”.

Il Cuore “governatore del Sangue”

Il Cuore garantisce la corretta circolazione sanguigna e il suo Qi genera la spinta circolatoria che regola il ritmo e la frequenza con cui il Sangue – grazie anche al contributo del Polmone – va a nutrire l’intero organismo.

Il Sangue in medicina cinese ha un ruolo molto importante. Non è solo un liquido organico “prezioso” per la vita, ma è anche la base materiale delle attività mentali.

Il Sangue rappresenta lo Yin (materia-liquido vitale) nel quale può ancorarsi lo Yang (energia-emozione) in una dinamica di equilibrio vitale importantissima per il nostro benessere.

Questo aspetto è molto importante e si connette alla precedente funzione del Cuore come “dimora dello Shen”.

Meditazione del Cuore. Dove e come. Indicazioni generali

Prima di iniziare a leggere e a praticare la meditazione del Cuore, ti consiglio di prendere visione delle indicazioni già fornite nell’articolo generale sulla meditazione degli organi.

Lì troverai alcuni utili consigli e indicazioni di base.

meditazione del cuore

Meditazione del Cuore. La pratica

Siedi in una posizione comoda e rilassa tutti i muscoli e le articolazioni.

Poni una mano sul torace. Segui il ritmo del tuo respiro calmo e profondo.

meditazione del cuore

Cerca di percepire il battito del tuo cuore. Ascoltalo con calma e gratitudine.

Il ritmo del tuo cuore è regolare, pieno di armonia e ti infonde profonda serenità.

Meditazione del Cuore. Visualizzazioni

Il mio Cuore è una stella

meditazione del cuore

Resta concentrato sul tuo Cuore. Sul suo battito e sul respiro coordinato. Calmo e profondo.

Il Cuore brilla di una luce calda e luminosa. Una luce propria, come una stella.

Il mio Cuore è una stella ed emana una luce intensa e piacevole, che illumina la parte più profonda di me, elimina ogni zona buia e tonifica la mia energia vitale.

Mantieni questa immagine alcuni minuti mentre continui a restare concentrato sul respiro, calmo e rilassato.

Il mio Cuore è vuoto

meditazione del cuore

Nel mio Cuore non ci sono pesi, è libero e nulla è trattenuto.

Il mio Cuore è vuoto, tranquillo e accogliente.

Accoglie il Sangue dopo il lungo viaggio nel mio corpo e gli dà energia per intraprendere un nuovo viaggio. Istante dopo istante, battito dopo battito.

Nel mio cuore non c’è passato, non c’è futuro.

C’è solo questo attimo presente.

Io vivo il momento presente.

Ogni istante – così come ogni battito – è uguale, ma diverso da tutti gli altri. Ogni istante – così come ogni battito – va vissuto con consapevole presenza.

Prima di concludere…

Prima di concludere, torna a concentrarti in modo mirato sulla respirazione. Inspira ed espira cinque volte, con tranquillità.

Quando ti senti pronto, apri gli occhi.

Sorridi con le labbra e sorridi “con il cuore”.

meditazione del cuore

© Laura Vanni 2018


Per approfondire la meditazione degli organi leggi:

Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

meditazione degli organi



Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Accettare il cambiamento e “stare nel flusso”. Il punto di vista cinese

Il cambiamento è una costante nella nostra vita. Non ne abbiamo consapevolezza, forse, ma ogni giorno, anzi, ogni momento, noi cambiamo.

La vita è trasformazione continua, crescita, maturazione.

Ogni momento diverso dagli altri, unico ed irripetibile.

Tutto scorre, tutto diviene. Il concetto filosofico del panta rei

Intorno al 500 avanti Cristo, Eraclito espresse proprio il pensiero della trasformazione continua offrendo uno dei concetti filosofici più importanti sull’esistenza.

La metafora più significativa del suo  pensiero sul divenire è che

non è possibile entrare due volte nello stesso fiume perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo

In una parola: tutto scorre, ovvero, panta rei.

cambiamento

Il cambiamento come risposta adattiva

Se è vero che il cambiamento rappresenta una condizione naturale, è anche vero che nella nostra vita umana il cambiamento può assumere un significato di grande impatto.

Cambiare significa necessariamente andare verso l’ignoto, lasciare il certo per l’incerto.

Cambiare significa abbandonare la propria zona di comfort, abbandonare un’abitudine o crearne una nuova.

Il cambiamento può arrivare come risposta ad un evento esterno, come conseguenza inevitabile di fronte ad una evoluzione di eventi (per esempio dover cercare un nuovo lavoro, dover cambiare casa…).

Altre volte il cambiamento arriva per così dire “dall’interno”, come risposta ad un disagio, spesso associato ad un momento di grande malessere (non “sentirsi” più bene in un certo contesto, con una determinata compagnia…) che richiede attenzione.

accettare cambiamento

In questo caso, il cambiamento è la risposta adattiva (quindi fisiologica) ad una situazione che definiamo “situazione di crisi”.

La crisi, a sua volta,  altro non è che un messaggio molto chiaro: siamo arrivati ad un punto in cui è indispensabile cercare soluzioni adattive a situazioni che non possiamo più tollerare.

La crisi ci dice che è necessario mettere in discussione, rivedere le priorità, decidere cosa tenere e cosa lasciar andare.

La crisi, certo, genera stress (del resto, se così non fosse, non sceglieremmo il cambiamento ma resteremmo nella nostra zona di comfort). A causa di questo stress, la crisi è vista come qualcosa di negativo.

La crisi è, però, al tempo stesso, l’occasione che ci costringe a ricercare una nuova condizione, che costringe ad una specie di “reset del sistema” indispensabile per ricominciare una nuova crescita.

La crisi, in sostanza, è data dalla nostra resistenza al cambiamento.

Adattamento continuo e continui inizi

Vista in questo modo, è come se la nostra vita fosse virtualmente una lunga serie di cambiamenti e nuovi inizi.

Ogni nuovo inizio è dato dalla nostra capacità di adattarci e di modificarci in funzione delle nostre esigenze più profonde (e a volte inconsapevoli) che ci “pungolano” al fine di essere percepite e soddisfatte.

Ogni nuovo inizio può essere risultato di un processo dal lungo compimento, oppure può essere il risultato di una “tempesta” che stravolge da un giorno all’altro i piani e la struttura della nostra vita.

In ogni caso, ogni inizio ci offre un foglio bianco tutto da scrivere.

cambiamento

La teoria del cambiamento in medicina cinese

Dal punto di vista cinese, il cambiamento coincide con l’idea di flessibilità e fluire che si contrappone, concettualmente alla rigidità e alla stasi.

Nella concezione cinese, il cambiamento ha un ruolo determinante ed è nell’eterno alternarsi tra lo yin e lo yang, origine della vita e della nostra stessa esistenza di uomini.

L’attenzione antica per la natura e il contatto diretto con essa, hanno condotto i cinesi ad una comprensione intuitiva quanto profonda del suo aspetto mutevole.

La ciclicità dei fenomeni (l’alternarsi del giorno e della notte, delle stagioni…) e la continua trasformazione hanno da sempre costituito punti di riferimento per il pensiero cinese tanto da fare del mutamento un vero e proprio perno.

L’uomo è inserito nei movimenti naturali dell’energia dell’universo, in connessione profonda con l’ambiente in cui è inserito e con cui scambia costantemente energia.

La vita diventa mutamento continuo e l’uomo ha, come fine più alto, quello di vivere in armonia con il mutamento stesso.

Mutamento, ovvero cambiamento.

La resistenza al cambiamento si associa a rigidità, difficoltà e stasi.  Questi, nell’organismo umano, creano i presupposti per una disarmonia che può esprimersi tanto a livello fisico quanto a livello psichico e può manifestarsi con quella che in occidente chiamiamo “malattia”.

La resistenza al cambiamento

Se il cambiamento è armonia e flessibilità, perché l’uomo, per sua natura, è tutt’altro che incline al cambiamento?

La prima legge della dinamica (o principio d’inerzia) enunciata da Newton afferma che

un corpo tende a mantenere il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fino a quando non intervengono cause esterne a sollecitarlo.

Così come ci insegna la medicina cinese, l’uomo risponde delle stesse leggi della natura. E, infatti, questo principio è, in un certo senso, valido tanto in fisica – per una sfera appoggiata su un piano – quanto nell’ambito psico-sociale, per l’uomo.
accettare cambiamento

L’uomo tende, infatti, generalmente a vivere mantenendo il proprio stato (la propria condizione), a meno che non intervengano fattori esterni a sollecitarne l’azione (o addirittura causarla in modo ineluttabile).

Ciò avviene, paradossalmente, anche quando la condizione non è gradita e, magari, genera quotidiana frustrazione.

Un partner che si è smesso di amare da molto tempo ma col quale si continua a vivere con indifferenza (se non con astio) giorno dopo giorno; un luogo di lavoro mal tollerato ma al quale non si è mai voluto cercare alternativa; un quartiere o un’abitazione che si sentono “scomodi” o ostili ma nei quali si persiste a vivere… tutti questi sono solo alcuni dei mille esempi possibili.

cambiamento

Situazioni in cui prevale la rassegnazione e la sopportazione, in cui la paura di fronte all’incognita del nuovo blocca, a volte anche al caro prezzo della propria serenità e realizzazione personale.

Situazioni in cui prevale la resistenza al cambiamento.

Accettazione come chiave per il cambiamento

Dal punto di vista cinese, la chiave del cambiamento è nel concetto di accettazione.

E’ un concetto difficile da comprendere con lo schema mentale occidentale, in quanto siamo abituati a considerare l’accettazione come fosse un sinonimo di resa, rassegnazione.

Al contrario, l’accettazione in chiave cinese è tutt’altro che rassegnazione.

accettare cambiamento

Supponiamo di vivere una situazione che non desideriamo o che non è come dovrebbe (secondo noi) essere.

Di fronte a questa situazione abbiamo due vie principali (oltre alla mera rassegnazione):

  1. accettare e cambiare noi stessi, fluendo in armonia con il divenire della vita
  2. opporsi, resistere e cambiare (cercare di cambiare) gli eventi della vita che non corrispondono ai nostri desideri e progetti

La nostra mentalità occidentale è molto orientata alla seconda via: opporre forza agli eventi che non desideriamo.

Ciò nasce dal fatto che siamo culturalmente abituati ad agire per modificare l’ambiente esterno secondo le nostre necessità.

Ma cambiare gli eventi della vita non è la stessa cosa che cambiare le condizioni ambientali per renderle più favorevoli.

Ostinarsi nel cambiare gli eventi della nostra vita, nella speranza di farli corrispondere esattamente ai nostri desideri, può impegnarci moltissimo e può non concludersi con un successo (“doveva proprio andare così” “non c’è stato niente da fare”…).

Il problema più grande si pone, poi, quando si sceglie questa seconda via e si resta aggrappati ad un’idea o ad una situazione che non sia oggettivamente ha la possibilità di cambiare. A volte questa situazione appartiene addirittura al passato e si vive una lotta ostinata contro qualcosa che “non è” più.

La mentalità cinese è orientata, invece, alla  prima via, l’accettazione.

Accettare come sinonimo di accogliere ciò che accade in una dimensione più ampia della nostra visione personale, pensando che le cose accadono per noi, anche se non le desideriamo.

Ciò implica, naturalmente, anche essere consapevoli di non poter cogliere il loro reale significato.

Non ci è possibile, infatti, comprendere appieno la portata di un cambiamento.

L’impatto di un cambiamento può essere a breve, a medio o a lungo termine. Gli effetti di un cambiamento possono arrivare anche decine di anni dopo l’evento di cambiamento stesso.

Quale potere abbiamo, del resto, di comprendere il percorso complessivo dei fatti della nostra vita?

Come possiamo comprendere il ruolo che il nostro tassello ha nel comporre il mosaico dell’universo?

cambiamento

Ma allora non bisogna fare progetti nella vita?

Possiamo partire da una considerazione generale: il cambiamento non dipende esclusivamente da noi.

I più grandi cambiamenti della nostra vita, anzi, accadono in modo inaspettato, spezzano una routine.

Arrivano mentre siamo “impegnati a fare altro” e mettono in subbuglio la nostra vita.

Per questo li consideriamo estremamente fastidiosi e dannosi… ma, sotto sotto, gli avvenimenti inaspettati sono il punto forte della nostra vita.

Avere dei progetti è importante; ci consente di utilizzare le nostre capacità e  sviluppare le nostre abilità.

La capacità di progettare in medicina cinese è connessa al Fegato, quindi all’energia della nascita, della primavera, del Vento (che muove e cambia sempre caratteristiche e direzione). E’ l’energia prorompente e vitale del Legno che arricchisce la vita di ognuno di noi.

Ma fare progetti non dovrebbe significare fare “schemi” e restare rigidi in questi schemi.

Il nostro processo di realizzazione più profonda come persone è, in realtà, un processo che non possiamo conoscere, anche se pensiamo il contrario.

Nonostante i nostri progetti, la vita procede per la sua via. Il “suo” progetto non sempre coincide con il nostro e a volte ci sono eventi, incontri, situazioni che stravolgono i nostri piani.

Questi eventi ci indicano una via diversa, ci mostrano un altro percorso.

Quando però siamo concentrati su quello che noi “vogliamo per noi”, queste vie alternative non le vediamo affatto.

Rischiamo in questo modo di non cogliere opportunità, restare bloccati nel nostro progetto e nel nostro schema mentale che limita le nostre possibilità reali.

accettare cambiamento

Come fare quindi?

La parola-chiave è: presenza.

Essere presenti a ciò che accade. Osservare quello che accade con la “mente vuota”, con la mente di un bambino che osserva per la prima volta, ovvero che osserva non in modo mediato dall’esperienza.

Scrollare le preoccupazioni e le opinioni, aprire il cuore, accogliere gli eventi che ci invitano a modificare il progetto iniziale.

Quando il progetto è rigido, legato al passato o al futuro, si ignora ogni segnale e opportunità che non risponde al progetto e la realizzazione personale può risentire pesantemente.

Un progetto non flessibile è come un legno secco. Non è nutrito ed è destinato a spezzarsi.

Accettare e lasciar andare

Fluire in modo naturale con gli eventi della vita, lasciare che le cose accadano, senza attrito, senza resistenza.

Lasciare che ogni momento porti il proprio messaggio e poi lasci di nuovo vuota la mente, dando spazio al momento successivo, senza trattenere pesi inutili.

Imparare a lasciar andare è certo cosa non semplice nella nostra cultura. Nel frattempo, sempre più spesso però si parla di resilienza, ovvero dell’arte di accogliere una situazione (apparentemente) negativa come occasione per attuare un cambiamento in grado di migliorare la nostra vita.

Questa è una qualità tipica nelle piante le quali, bloccate con le loro radici nel terreno, non possono cambiare l’ambiente che le circonda ma possono solo adattarsi modificandosi.

Nella nostra quotidianità possiamo trovare mille occasioni potenzialmente ideali per allenarci. Nel traffico, quando siamo in macchina, in coda al supermercato, davanti al computer che decide di fare un aggiornamento del software proprio quando a noi serve di usare un determinato programma… Sono tante le situazioni in cui sentiamo dentro di noi disagio, frustrazione, ansia, stress…. e in cui possiamo allenare la mente ad essere meno reattiva, lasciando che la tensione fluisca.

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Il ruolo della meditazione nel cambiamento

Il cambiamento richiede il distacco. Distacco soprattutto dalle abitudini, da qualcosa di consueto e confortante.

La meditazione può aiutare a scendere in profondità e riconnetterti con te stesso, con i tuoi desideri e le tue paure, favorendo un percorso di consapevolezza.

Chi sei? Cosa ti rende felice? Cosa ti rende triste o frustrato? Cosa vorresti per te?

Queste domande sono importanti perché il cambiamento va visto come mezzo e non come fine.

Il cambiamento costante è, infatti, il più alto tentativo di avvicinarci alla nostra natura più profonda ed esprimere nel corso della nostra vita la nostra “missione”.

Sta a noi sentire il cambiamento come una minaccia o un’opportunità; come morte o come una seconda occasione di vita.

La nostra vita ha senso nel divenire, nell’evoluzione.

Nasciamo nel divenire. Il bambino è immaturo, deve evolvere… questo nella nostra quotidianità di adulti è cambiare abitudini, città, frequentazioni…

Se la vita è sempre uguale, ogni anno si ripete come l’altro, ogni giorno come l’altro, allora c’è qualcosa che non va.

Si è probabilmente creato un circolo vizioso. Siamo come un criceto che corre sulla ruota.

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La realtà è fluida, incerta e, proprio per questo, “aperta” alle infinite possibilità della mutevolezza.

E tu, che hai appena finito di leggere questo articolo, sii consapevole che non sei più lo stesso di quando lo hai iniziato.

La trasformazione è un processo inevitabile.

© Laura Vanni 2018



Questa è una selezione di libri che potrebbero esserti utili nel tuo percorso di consapevolezza e ricerca

Il cambiamento, di Wayne W. Dyer

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Il metodo Ikigai, di di Hector Garcia (Autore), Francesc Miralles (Autore)

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Se non la conosci già, ti invito a leggere la storia cinese del contadino saggio 


Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

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Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Meditazione degli organi: meditazione del Fegato

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La meditazione del Fegato rientra in una raccolta di meditazioni dedicate agli Organi Zang (organi intesi in senso energetico cinese).

Fin dal primo articolo dedicato alla  “meditazione degli organi” abbiamo visto come questo tipo particolare di meditazione possa aiutarci a vivere con maggiore consapevolezza, valorizzando gli aspetti meno visibili eppure più concreti del nostro vivere.

Il tipo di meditazione che proponiamo in questo articolo è la meditazione del Fegato.

Il Fegato è un Organo Zang di estrema importanza nella stagione che stiamo vivendo, ovvero la primavera.

meditazione fegato

Il Fegato, ovvero lo stratega del nostro organismo

Nel grande Impero governato dal Cuore, il Fegato ha il ruolo e le funzioni del generale d’armata.

Ha l’incarico di stabilire piani e strategie, prevedendo e prevenendo le eventuali difficoltà, anticipando le mosse del nemico e rafforzando le difese militari nell’eventualità di uno scontro.

Le funzioni energetiche del Fegato nel nostro organismo riguardano il mantenimento degli equilibri del Qi nell’intero organismo, a supporto della fisiologia di tutti gli altri Organi Zang.

In parte connessa a questa funzione, c’è quella di regolazione dello stato emozionale.

Il flusso delle emozioni è, infatti, anch’esso un movimento di Qi. Questo movimento potrà essere armonico solo se si potrà contare su una armonica circolazione del Qi e del Sangue nell’organismo.

meditazione fegato

Rientra, inoltre, nelle funzioni del Fegato la regolazione e la conservazione della massa sanguigna, con tutto ciò che ne consegue:

(…) Così, quando l’uomo riposa, il sangue ritorna al fegato; il fegato riceve il sangue e si può vedere; il piede riceve il sangue e si può camminare; il palmo riceve il sangue e si può stringere; la mano riceve il sangue e si può afferrare (…)” Suwen.

Nell’ambito delle funzioni psichiche, il Fegato è associato al pensiero intuitivo, alla risposta reattiva e senza troppe “briglie”, a quell’attitudine che influenza anche il progettare e il pianificare la vita.

Dal punto di vista emozionale, l’energia del Fegato è connessa all’emozione della rabbia.

rabbia

Per rabbia intendiamo lo “scoppio di rabbia” ma anche rabbia trattenuta ed emozioni meno visibili e a volte meno consapevoli come rancore e risentimento.

rabbia

Queste emozioni sono dannose per il Fegato e tendono a bloccare il suo lavoro di organizzazione e direzione del Qi.

L’energia epatica teme ogni costrizione ed ha bisogno di esprimersi liberamente.

La meditazione del Fegato ha l’obiettivo di armonizzare il flusso del Qi epatico, consentirne il movimento armonico riducendone le stasi.

meditazione fegato

Dove e come. Indicazioni generali

Per quanto riguarda la pratica (indicazioni generali sulla postura, consigli etc.), ti consiglio di prendere visione delle indicazioni già fornite nell’articolo generale sulla meditazione degli organi.

Meditazione del Fegato. La pratica

Respiro

Il respiro è naturale, lento e profondo.

Immagino che l’aria confluisca nel fegato, nutrendolo ogni volta di nuova energia.

Ad ogni inspirazione immagino che l’aria vada a rinfrescare e a calmare il fegato, ad ogni espirazione immagino che l’aria, fuoriuscendo, porti via impurità, tossicità e tensioni emozionali.

Ogni inspirazione è un massaggio per il mio fegato.

Tutto il corpo è convolto nel respiro e percepisco la mia unità.

meditazione fegato

Note. Ruolo del diaframma:

Possiamo immaginare il diaframma come una sorta di cupola.

Il diaframma divide la cavità toracica da quella addominale e si colloca:

  • al di sotto del cuore e dei polmoni
  • al di sopra al fegato, stomaco, milza e reni.

Quando inspiriamo, il diaframma si abbassa. Quando espiriamo, torna nella sua posizione originaria.

Questo movimento crea un benefico  agli Organi interni.

Se sei interessato ad approfondire il ruolo del diaframma, ti consiglio di leggere  questo articolo sull’anatomia di questo muscolo e sulle sue importanti funzioni.

Passiamo ora alle visualizzazioni che possono accompagnare la meditazione per favorire l’azione energetica sul Fegato inteso in senso energetico cinese.

Visualizzazioni

Il Fegato in medicina cinese appartiene all’Elemento Legno.

Il Legno va inteso come legno vivo, albero che protende i rami verso il cielo ed espande le radici nella terra, espandendosi in ogni direzione.

meditazione fegato

Il suo colore corrispondente è il colore verde, come quello della vegetazione rigogliosa.

Il Legno è animato dall’energia dei fenomeni al loro nascere: il sole che nasce (oriente), la primavera (trasformazione dallo yin dell’inverno allo yang dell’estate), il primo vagito, la crescita senza alcun contenimento.

Nell’uomo, l’aspetto psichico del Fegato è legato ad ispirazione, immaginazione, creatività che porta ad invenzione e scoperta.

Le visualizzazioni scelte per questa meditazione mirano ad infondere un senso di libertà, armonia ed equilibrio.

Sono spettatore di un’alba luminosa

Mi trovo all’aperto, su un grande prato. Il panorama infonde grande serenità. Il sole sta sorgendo, è l’alba di un nuovo giorno.

meditazione fegato

Lentamente, istante dopo istante, la luce del sole rischiara il cielo e illumina la natura intorno a me.

L’aria è fresca e limpida. Il cielo diventa sempre più azzurro.

Sento il profumo dell’erba bagnata di rugiada, il canto gioioso degli uccelli sugli alberi.

meditazione fegato

Sta iniziando un nuovo giorno, pieno di possibilità. Ogni cosa può accadere. Non c’è niente di impossibile. Oggi è un nuovo giorno e ogni giorno è un nuovo inizio.

meditazione organi

La brezza leggera accarezza la mia pelle

Con gli occhi chiusi, all’aperto, in un contesto naturale piacevole e tranquillo. Sono concentrato su di me, sento una leggera brezza sulla pelle.

E’ una carezza delicata che ravviva la mia energia.

La brezza accarezza il mio viso: le guance, la fronte… è delicata e sottile. E’ come un sussurro.

Muove leggermente i miei capelli, li fa danzare con dolcezza.

meditazione fegato

L’aria stimola la mia energia. Mi ravviva e mi rallegra.

Tutto in natura è in continuo movimento e continua trasformazione.

Tutto nella mia vita è in continuo e fluido divenire. Così come acqua nel letto di un fiume.

meditazione fegato

Prima di concludere…

Prima di concludere, torna a concentrarti in modo mirato sulla respirazione. Inspira ed espira cinque volte, con tranquillità.

Quando ti senti pronto, apri gli occhi.

© Laura Vanni 2018


Tutte le meditazione degli Organi, integrate in alcune parti  è contenuto (assieme ad altro ancora) nel libro “Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese” disponibile in formato ebook e cartaceo.

Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

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Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.