Sport e donne. L’energia femminile e i suoi equilibri

sport e donne

Sport e donne sono due termini che possono essere utilizzati insieme a fasi alterne nella nostra storia e cultura.

Lo sport e l’immagine femminile

La pratica sportiva è stata spesso interpretata, nelle diverse epoche e culture, come un’attività simbolicamente connessa alla forza fisica e alla competizione.

Questi sono aspetti poco femminili e poco coerenti con il modello di “donna di casa”, madre, figura tradizionalmente dedita alla famiglia e all’accudimento dei figli.

Questa immagine femminile potrà sembrare strana alle donne emancipate che al giorno d’oggi hanno una vita piena e all’insegna della “libertà” di essere e realizzare. Di fatto, però, questa condizione di libertà è limitata ad una piccola porzione dell’universo femminile.

La gran parte delle donne occidentali oggi si trova ancora a misurarsi quotidianamente con i limiti imposti da retaggi culturali e stereotipi sociali.

In tema di sport, si pensi che, nel 1912 Pierre de Coubertin (noto per aver riportato in vita la tradizione dei giochi Olimpici nel 1896), parlando di partecipazione femminile alle pratiche Olimpiche dichiarò che

la partecipazione femminile sarebbe poco pratica, priva di interesse, anti-estetica e scorretta”.

Per vedere le donne ammesse ufficialmente a partecipare a gare di atletica leggera e inserite nelle principali discipline olimpiche dovremo arrivare al 1928 (Berlino). Ovviamente una partecipazione modesta e timida, in schiacciante minoranza numerica rispetto alla partecipazione maschile. Ma pur sempre una partecipazione importante che ha segnato un cambiamento.

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Ancora oggi è innegabile che la partecipazione alla pratica sportiva sia più comune per gli uomini che per le donne e che gli sport maschili siano più rilevanti sia economicamente che culturalmente.

Il ruolo dello sport nella vita della donna

Il ruolo dello sport nella vita della donna è cambiato nella storia ed ha conosciuto diverse interpretazioni alla luce del contesto storico, sociale e culturale.

Per limitarci al mondo romano e greco possiamo osservare grandissime differenze:

  • nei dipinti dell’epoca romana si ritrovano figure femminili impegnate nelle pratiche sportive
  • le donne ateniesi, al contrario, erano estranee alle pratiche sportive sia come atlete che come spettatrici
  • le donne spartane, diversamente dalle donne ateniesi, partecipavano alle attività sportive al pari degli uomini, gareggiando nude (come era costume allora) accanto agli atleti di sesso maschile negli esercizi ginnici, nella lotta, nella corsa a piedi e a cavallo.

Al di là dello sport inteso in senso agonistico, l’attività sportiva rappresenta un importante aspetto nella vita di un uomo quanto di una donna.

Lo sport è, infatti, in grado di apportare benefici sensibili a livello fisico e psichico migliorando, quindi, complessivamente la qualità della vita dell’individuo.

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Sport e donne. Stereotipi sociali legati alle differenze di genere

Il modo di vivere lo sport conosce ancora oggi, nella nostra cultura, differenze sostanziali tra uomo e donna a partire dalle differenziazioni fisiche ma anche psico-sociali.

Molte di queste differenze affondano le proprie radici in fattori culturali profondi di cui non siamo sempre completamente consapevoli.

Sono differenze che condizionano la scelta delle attività oltre che la regolarità nella loro pratica in senso stretto.

E’, per esempio, comune per una bambina essere iniziata ad attività coerenti con uno spirito di grazia e femminilità (danza, ginnastica artistica…).

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E’, allo stesso modo, comune, per un bambino, essere avviato ad attività connesse a forza e potenza (calcio, rugby, lotta…).

sport donne

Lo sport nella nostra cultura ha una funzione prioritaria in età puberale ed ha grande rilievo anche in fase adolescenziale. Tuttavia, possiamo notare come, man mano che la bambina diventa donna, l’attività sportiva tende a ridimensionarsi rispetto ai coetanei di sesso maschile.

Da uno studio recente emerge come il 67% delle ragazze interrompe l’attività sportiva entro la fine della pubertà.

Mentre la ragazza si avvia a definire la sua immagine di donna (seducente, “debole” o legata alla cura della casa e della famiglia), il ragazzo inizia a scolpire la sua immagine di successo e performante.

In età adulta, la distanza tra i due sessi tende ad accentuarsi ancora.

Dai dati Istat emerge che il 28,3% degli uomini pratica regolarmente uno sport contro una percentuale che scende al 19,5% nel caso delle donne.

Di fatto, la vita della donna conosce cambiamenti e trasformazioni importanti. Alcun ciclici e prevedibili (mestruazioni) , altri più straordinari (maternità).

Questi  eventi modificano inevitabilmente non solo l’energia femminile ma anche i ritmi del vissuto femminile nella quotidianità. Di questo è opportuno tener conto.

Sport, donne, mestruazioni. La ciclicità dell’energia femminile 

I media promuovono l’immagine della donna che non si lascia condizionare dai giorni del ciclo per prendere impegni ed accettare sfide sportive.

Le pubblicità mostrano i tanti rimedi farmacologici per “silenziare” i disturbi connessi, in alcune donne, alle mestruazioni.

Mal di pancia, sbalzi d’umore, difficoltà digestive, mal di testa… tutto ha un rimedio che consente di continuare a fare quello che si deve o si vuole fare. Anche fare gare sportive, con ottimi rendimenti.

sport e donne

Di fatto, però, è bene essere consapevoli che le mestruazioni costituiscono un importante appuntamento con la propria femminilità che va vissuto con consapevolezza e flessibilità.

La medicina cinese ci dice che, dal punto di vista energetico, la donna conosce diverse fasi a livello fisico e psichico connesse alla ciclicità mestruale ed è inevitabile che essa sia più o meno incline a determinate attività.

In particolare, la donna si sentirà naturalmente più attiva a livello fisico e mentale in fase post ovulatoria, meno attiva in fase mestruale (Vuoi approfondire l’aspetto dell’energia della donna durante le mestruazioni? Ti invito a leggere l’articolo della mia amica e collega Francesca Cassini: Ciclo mestruale in medicina cinese in una prospettiva olistica)

Non è, pertanto, rinunciando o rifiutando questo che è possibile fare un passo avanti nella direzione dell’emancipazione femminile!

Il ciclo mestruale come indicatore di benessere

Il ciclo mestruale è anche un’importante “spia” che ci avvisa quando stiamo superando il limite.

Quando l’attività sportiva si fa troppo impegnativa, per esempio, possono subentrare amenorrea, irregolarità di diverso tipo legate al ritmo o alle caratteristiche del flusso oppure, in fase puberale, può non comparire affatto il menarca.

Questo è soprattutto il caso di sport di resistenza o anche di attività in cui è richiesta leggerezza fisica che può favorire un regime alimentare privante (danza, pattinaggio artistico…).

sport donne

In ogni caso, si tratta di situazioni in cui l’organismo femminile viene stressato al massimo con attività non idonee a favorirne il benessere.

L’interruzione del ciclo mestruale rappresenta simbolicamente, in questo caso, l’interruzione delle funzioni procreative che non potrebbero essere garantite e una “messa a riserva” da parte dell’organismo femminile che richiede energia e mette in “stand by” tutto ciò che è aggiuntivo alle funzioni vitali.

Nella fase della menopausa, poi, si cercheranno ancora altri equilibri nell’energia femminile. Lo sport dopo i 50 anni sarà vissuto non più come  terreno di confronto e di prova, ma luogo di pratica personale esclusivamente per il proprio benessere.

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In conclusione, il corpo e la mente femminile ha bisogno di attività fisica tanto quanto l’uomo e in alcune fasi della vita, forse, ne ha ancora più bisogno. Ciononostante, l’attività fisica deve tener conto delle intime differenze tra uomo e donna e rispettare la natura di quest’ultima, valorizzandone le caratteristiche di unicità.

Sport e donne. La maternità

Altro importante momento di trasformazione per la donna è quello della gravidanza e della maternità.

Con la maternità, in particolare, la donna si trova per la prima volta veramente immersa in tante nuove incombenze e responsabilità.

sport donne

Le giornate si fanno spesso piene di difficili equilibri tra famiglia e lavoro, l’identità femminile è inevitabilmente in ridefinizione.

In questa fase, la donna torna necessariamente alla dimensione domestica più utile al suo ruolo di mamma e si allontana inevitabilmente dallo sport e dall’attività fisica.

Si riavvicinerà alla pratica sportiva eventualmente in un secondo momento, quando i figli saranno cresciuti almeno un po’.

Si riavvicinerà per migliorare il proprio benessere e, magari, per recuperare una forma fisica perduta più che per ottenere risultati e traguardi sportivi.

Questo riavvicinamento non è, tuttavia, scontato, qualunque fossero le abitudini sportive della donna prima della maternità.

Alcune ricerche hanno dimostrato, infatti, che l’accesso allo sport da parte delle donne in questa fase è condizionato da variabili connesse alla classe sociale.

Sono, in particolare, le donne che esercitano attività lavorative ad avere un tasso più alto di partecipazione alle attività sportive. Questo sposta l’attenzione alle dinamiche connesse alla discriminazione non solo di genere ma anche di classe.

Sport e donne. Verso la valorizzazione di differenze di genere “naturali”

L’uomo e la donna hanno una risposta equivalente da parte dell’organismo all’allenamento ed hanno un’identica attivazione dei meccanismi biochimici.

La loro struttura fisica, tuttavia, ha differenze “naturali” a partire dalle quali ci si attendono diverse attitudini e performance.

Fino ai primi del novecento le differenze tra uomo e donna sono state interpretate in una chiave riduzionista che ha attribuito alle donne una connotazione di fragilità fisica.

In realtà, a ben guardare, le differenze di genere non sono sempre a favore degli uomini nella pratica sportiva.

Gli uomini, grazie alla maggiore quantità di testosterone e di massa muscolare, hanno più forza e questa forza è maggiormente “esplosiva”.

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Dal canto loro le donne, grazie al loro metabolismo e alla maggiore quantità di grasso, hanno più attitudine per le attività di resistenza, come è stato dimostrato dai risultati nella corsa su lunga o lunghissima distanza (Sport science perspective for women, 1988).

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Se il corpo maschile, quindi, ha maggiore qualità di forza e potenza, il corpo femminile ha maggiore qualità di elasticità, resistenza e coordinazione.

Anche dal punto di vista psicologico si registrano significative differenze tra i due generi.

Numerose ricerche evidenziano come l’identità maschile nello sport sia spesso focalizzata su dimensioni di forza fisica e autoaffermazione. Sono in tal senso particolarmente apprezzati gli sport di contatto, i quali danno libera espressione alla competizione e all’aggressività, fino ai limiti della violenza.

Questa dimensione dello sport è bene espressa, comunemente, anche dalla tendenza a considerare lo sport amatoriale come “valvola di sfogo” in adolescenza così come in età adulta.

L’identità femminile nello sport appare, al contrario, meno aggressiva, anche per i più bassi livelli di testosterone rispetto agli uomini. La donna appare, nello sport, più centrata sull’aspetto psichico e mentale.

E’, inoltre, spesso incline ad una dimensione collaborativa ed empatica, a favore delle relazioni, fatto questo che può favorire lo sport di squadra.

Riconoscere ed apprezzare queste differenze, senza cercare necessariamente il confronto nella competizione tra i due sessi, è la chiave per una interpretazione della pratica sportiva che sia equilibrata ed armonica con la natura del praticante.

Allo stesso tempo, insistere su un unico modello sportivo – quello maschile – conduce alla situazione tipica di emulazione in cui le donne cercano di somigliare agli uomini stressando i proprio organismo, sottoponendosi ad allenamenti eccessivi e desessualizzando il proprio corpo e la propria mente.

Accogliere la diversità consente, al contrario, la migliore espressione di sé, delle proprie attitudini naturali vissute nella consapevolezza e nella presenza.

© Laura Vanni 2018

Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Per avvicinarti alla teoria della medicina cinese leggi il mio libro “Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi”

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Sport a 50 anni e oltre. I consigli della medicina cinese

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Lo sport a 50 anni e oltre è una grande occasione per mantenere il nostro corpo attivo ed efficiente e per migliorare il nostro benessere complessivo.

A quale età è meglio fare sport?

Lo sport e l’attività fisica in generale sono associati, nell’immaginario collettivo, all’età giovanile, alle performance, all’efficienza fisica e alla competizione.

Di fatto, il nostro organismo ha bisogno di essere sostenuto e stimolato non solo in giovane età, ma anche nella maturità, in modo da mantenere sempre alto il livello di benessere.

Se è vero che lo sport è di vitale importanza quando siamo giovani, in quanto aiuta a costruire la struttura che poi sarà il nostro bagaglio per tutta la vita, è anche vero che questa pratica è utilissima sempre, anche in età molto avanzata.

Vivere a lungo, vivere in salute

Sappiamo che l’età media in Italia è aumentata moltissimo negli ultimi.

Tra il 1960 e il 2010 l’attesa di vita è cresciuta di circa 14 anni.

Di riflesso, sempre più spesso ci troviamo a confrontarci con problematiche, di tipo motorio, cognitivo, cardiocircolatorio e per patologie connesse agli organi in generale.

Vivere a lungo non significa necessariamente vivere “bene”, in salute.

La necessità attuale è, quindi, fare in modo che l’innalzamento delle aspettative di vita si accompagni all’innalzamento delle aspettative in termini di qualità della vita.

Vivere più a lungo e, contemporaneamente, vivere gli anni in più in una condizione di effettiva autosufficienza e benessere generale.

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Effetto dello sport sul corpo e la mente

L’attività fisica può essere la chiave per favorire il benessere ad ogni età, non solo a livello fisico ma anche mentale.

Secondo la medicina cinese, il movimento corporeo coerente e armonico favorisce la corretta circolazione del Qi e del Sangue e riduce eventuali stasi energetiche.

Il beneficio è non solo per il corpo ma anche per la mente.

Corpo e mente, del resto sono due aspetti della stessa unità: l’uomo:

  • se il nostro corpo si indebolisce, ha dolore, soffre per l’incapacità di fare alcuni movimenti, anche la nostra mente sarà provata
  • viceversa, se emotivamente vivremo in una condizione di instabilità, chiusura o paura, anche fisicamente proveremo disagio con tensioni muscolari croniche, dolori in varie aree del corpo.

Ciò vale non solo a livello osteomuscolare, ma anche a livello viscerale.

Nella teoria medica cinese, infatti gli organi e visceri sono in relazione tra loro e sono, infatti, in relazione con i diversi apparati del nostro corpo.

Lavorare sul corpo stimola, quindi, non solo il corpo stesso ma anche la mente e, infine, stimola gli organi e i visceri (Zang fu).

Ciò non solo con riferimento agli organi direttamente coinvolti nell’attività stessa (per esempio il polmone e il cuore nell’attività aerobica), ma anche con riferimento tutti gli altri organi, in uno scenario di relazioni più ampio che è alla base delle antiche discipline cinesi per la coltivazione della vita (qi gong, ginnastica energetica).

Senza entrare nei dettagli della medicina cinese, di fatto, a seconda dell’attività fisica che intraprendiamo avremo una diversa attivazione della nostra energia e, anche, una diversa stimolazione di quello che potremmo definire il nostro potenziale.

Resistenza fisica, forza, equilibrio, flessibilità, concentrazione… tutti questi aspetti possono essere variamente stimolati e rafforzati grazie all’attività fisica eseguita in modo attento.

Questa opportunità è disponibile per noi per tutta la vita e va colta soprattutto in età matura, quando cioè il nostro organismo vede fisiologicamente diminuire alcune sue abilità.

Quando inizia l’invecchiamento secondo la medicina cinese?

La fase della vita in cui il nostro organismo inizia ad “invecchiare, per i cinesi, è piuttosto precoce rispetto a quello che ci aspetteremmo e inizia già all’età di 35 anni.

I segni di questo inizio di “invecchiamento” si manifestano, tuttavia, in modo a noi più chiaro ed evidente attorno ai 50 anni di età.

Riportiamo di seguito un celebre passo del Suwen in cui vengono descritte le trasformazioni dell’energia della donna con cicli di sette anni (per l’uomo la medicina cinese indica trasformazioni per cicli di 8 anni).

sport 50 anni

In questo passo viene descritto come, di sette anni in sette anni, la donna passa dalla pubertà alla fertilità, attraversa diverse fasi fino ad arrivare, progressivamente, alla sterilità:

“(…) Nelle bambine all’età di 7 anni, l’energia dei Reni si manifesta; capelli e denti hanno il loro pieno sviluppo /

All’età di 14 anni (due volte sette), esse raggiungono la pubertà, le ovaie incominciano a funzionare, compaiono i mestrui e la fanciulla è fertile. In questo momento l’energia di Ren Mai [Meridiano straordinario Vaso Concezione che collega tutti i Meridiani Yin. Governa il sistema riproduttivo femminile ndr] circola con abbondanza e Chong Mai [Meridiano straordinario che costituisce un serbatoio energetico per tutti i Meridiani Yin e Yang ndr] è prospero /

All’età di 21 anni (tre volte sette) l’energia dei Reni è pienamente funzionante, spuntano i denti del giudizio /

All’età di 28 anni (quattro volte sette), le ossa e i muscoli divengono forti e il corpo è più robusto /

All’età di 35 anni (cinque volte sette), l’energia degli organi della digestione incomincia a indebolirsi. Sul viso iniziano a comparire le rughe e i capelli a indebolirsi /

All’età di 42 anni (sei volte sette), l’energia dei sei Meridiani yang diminuisce nella parte superiore del corpo, i viso tende ad asciugarsi e i capelli ad ingrigire /

All’età di 49 anni (sette volte sette), l’energia dei Meridiani curiosi Ren mai e Chong mai è indebolita, gli ormoni genitali esausti e la donna diviene sterile (…)”

Il riferimento diretto alla fertilità/sterilità può stupire.

In realtà questo è un aspetto ricorrente in medicina cinese, considerato riflesso diretto della qualità di un’energia molto importante conservata nel nostro organismo: il jing.

Il jing è uno dei cosiddetti “tre tesori”, assieme a Qi e Shen.

Si tratta di un’energia preziosa ed essenziale in parte innata, in parte generata quotidianamente dalle nostre abitudini (alimentazione, respiro, stile di vita…), connessa al benessere e alla longevità.

Il progressivo consumarsi del jing coincide, in sostanza, con l’invecchiamento.

Cosa succede dopo i cinquant’anni?

La medicina cinese ci dice, quindi, che arrivati a cinquant’anni  il nostro organismo vive l’indebolimento dell’energia connessa alla procreazione.

L’energia che finora era stata destinata alla fertilità è ormai indebolita, non più utile a tal fine. Viene, quindi, recuperata, rientra in parte nell’organismo per essere riservata ad altre attività.

Secondo la medicina cinese, arrivati a cinquant’anni (ma, in realtà, già dopo i quaranta) il metabolismo rallenta  e le risposte dell’organismo iniziano ad essere più lente.

Questa situazione vale anche per la medicina occidentale.

Attorno ai cinquant’anni la nostra struttura fisica diventa meno pronta al recupero e alla “riparazione” (per esempio in caso di trauma), i suoi ritmi si rallentano.

I tessuti, in particolare, cambiano in modo sostanziale ed iniziano a perdere energia, richiedendo maggiormente la nostra attenzione.

Le ossa

Le ossa dopo i cinquant’anni perdono progressivamente di densità in modo silente e progressivo.

Ciò vale soprattutto per le donne (1 su 3 dopo la menopausa) ma anche gli uomini (1 su 5 dopo i 60 anni). Oltre i 75 anni la perdita di densità ossea interessa il 43% delle donne (20% degli uomini) e dopo gli 85 anni il 65% delle donne (40% degli uomini).

Per riparare a questa perdita progressiva è utile fare attività fisica.

Lo stress meccanico su una determinata parte dello scheletro, infatti, tende ad aumentare la densità ossea in quella zona. Il braccio dominante del tennista ha, per esempio, il 30% di massa ossea in più rispetto all’arto controlaterale).

I muscoli 

La massa muscolare dopo i cinquant’anni diminuisce.

Ogni dieci anni, dai 40 ai 70 anni, perdiamo l’8% di massa muscolare. Dopo i 70 anni questa percentuale sale al 15% (fonte Grimby and Saltin, Clinical Phisiology, 1983; Janssen et al, Journal of Applied Physiology, 2000).

Nel tempo il muscolo perde, in sostanza, la sua capacità di produrre e consumare energia.

Va, inoltre, incontro ad un minore rendimento e ad una maggiore vulnerabilità (affaticamento, contrattura, stiramento, strappo). Lo sport ha sul muscolo effetto anabolico-vascolare, trofico ed elasticizzante.

I tendini

I tendini  trasmettono la forza esercitata dai muscoli alle strutture alle quali sono connessi. I tendini per loro natura sono, inoltre, scarsamente vascolarizzati. Questo li rende particolarmente esposti ai traumi (tendinopatie).

L’adattamento e il rinnovamento dei tendini ai carichi di lavoro è un processo lento rispetto a quello muscolare e dell’osso e bisogna tenerne conto

Ciò soprattutto superati i 50 anni di età, quando l’adattamento avviene in modo meno efficiente, soprattutto se si è stati sempre sedentari.

Perché dopo i cinquant’anni il nostro organismo cambia?

Dal punto di vista energetico, la diminuzione di efficienza da parte del nostro organismo si può spiegare anche con la possibile riduzione di energia a livello degli organi Zang.

Secondo la medicina cinese, infatti, ogni organo Zang ha una connessione diretta con un tessuto il quale viene “nutrito” dall’organo stesso.

Da questo punto di vista:

  • il trofismo muscolare pertiene alla Milza
  • le ossa pertengono al Rene
  • i tendini pertengono al Fegato

La cura della propria energia vitale a 360 gradi grazie allo sport ma anche all’alimentazione, al respiro, al riposo e alla cura degli aspetti emozionali è, pertanto, molto importante per mantenere al meglio i tessuti stessi.

Vantaggi e rischi dello sport over50

La medicina occidentale è molto chiara su quelli che sono i benefici dello sport per gli over50.

Benefici dello sport over50

Possiamo sintetizzare i benefici dello sport over50 in otto punti:

  1. riduce il rischio di malattie cardiovascolari e ipertensive
  2. contrasta il sovrappeso e l’obesità
  3. abbassa il rischio di sviluppare il diabete mellito, in quanto aiuta a regolare i livelli glicemici nel sangue
  4. rende il corpo più flessibile e robusto riducendo il rischio di cadute
  5. rallenta l’invecchiamento combattendo i radicali liberi
  6. incrementa la densità ossea riducendo la demineralizzazione scheletrica e prevenendo l’osteoporosi
  7. riduce il rischio di alcuni tipi di tumori
  8. stimola il cervello impegnandolo su movimenti e situazioni diverse

L’attività fisica ha un’azione non solo sul corpo ma anche sulla mente e variano gli effetti anche in base al modo in cui viene svolta.

Una ricerca inglese pubblicata su Environmental Science and Technology,per esempio, ha evidenziato che attività aerobiche come la corsa o la camminata svolte all’aria aperta sono preferibili a quelle svolte  al chiuso, in palestra.

Non è, quindi, solo il movimento ma anche il contesto e il vissuto del movimento stesso che ha un impatto sul nostro benessere.

sport 50 anni

Rischi dello sport over50

Per quanto lo sport over50 sia un vero toccasana, è necessario prestare attenzione ad alcuni aspetti di vitale importanza che possono potenzialmente essere fonte di rischio.

Consultare il medico

In primo luogo è indispensabile consultare il proprio medico e fare una serie di accertamenti sulla propria condizione fisica prima di iniziare a praticare attività fisica.

Ciò è valido in assoluto, anche in giovane età. E’ ancora più valido e importante dopo i 50 anni, soprattutto se non si è praticato sport con assiduità in passato.

Curare l’alimentazione

Bisogna considerare che i nostri muscoli e il nostro organismo hanno bisogno di nutrimento di qualità.

L’attività fisica deve, quindi, coniugarsi con l’attenzione in cucina nella scelta di cibi sani e naturali e nella cura dell’alimentazione in modo più ampio (quantità, orari…).

Questo è sempre importante e lo è ancor di più in età non più giovanile. In questa fase della nostra vita, infatti, è importante trarre il massimo beneficio ed energia dal cibo per costruire quotidianamente il nostro fabbisogno energetico (cielo posteriore) e preservare al massimo un energia più profonda, nostra fin dalla nascita, connessa alla nostra longevità (cielo anteriore).

In altri termini: quanto minore sarà l’energia acquisita dal cibo, tanto maggiore sarà l’energia originaria consumata per la nostra sopravvivenza. Questo accelererà inevitabilmente l’invecchiamento e ci esporrà a malattie.

Attenzione alla sfida

Lo sport può generare una sorta di eccitazione  che, mista ad entusiasmo, può portare ad esagerare nella pratica fino ad arrivare ad una sorta di sfida con se stessi e con gli altri.

Questo porta ad esagerare con l’attività fisica con conseguenze negative sul nostro organismo.

sport 50 anni

Si consideri che gli infortuni muscolari rappresentano la percentuale più alta degli infortuni nello sport (fino al 55%). La percentuale è più alta quanto più si sale con l’età.

In linea generale, negli sportivi over50 possono rientrare in due categorie:

  • gli sportivi da sempre. Hanno sempre praticato sport, sono competenti dal punto di vista tecnico in qualche disciplina sportiva, hanno spesso avuto patologie da traumi o da sovraccarico, non stanno mai a riposo. Superati i 50 anni non si rassegnano a cambiare ritmo e a modificare le proprie abitudini sportive
  • gli sportivi neofiti, gli ex sedentari. Non praticano sport da tantissimo tempo o non lo hanno mai praticato. Non conoscono le reazioni del loro corpo alle sollecitazioni sportive, non hanno alcuna competenza tecnica, sono entusiasti e tendono a strafare. Possono avere pregresse condizioni patologiche che possono riemergere con lo sport

Lo sport ideale over50 secondo la medicina occidentale

Gli sport più consigliati per gli over50 sono mirati a potenziare la capacità aerobica ma anche il movimento e rafforzamento muscolare.

Da uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicineè emerso che l’attività aerobica ha particolare beneficio sulle funzioni del cervello, rafforzando la capacità di ragionare e creare collegamenti.

Gli sport anaerobici, invece come il sollevamento pesi, a lungo andare potenziano la memoria.

In particolare, tra i più consigliati sono:

  • il nuoto: l’assenza di gravità protegge le articolazioni dai traumi ed è ideale per chi è eventualmente in sovrappeso o ha problemi a livello della colonna vertebrale

sport 50 anni

  • la camminata veloce o corsa leggera per i più allenati (eventualmente alternando corsa e camminata), possibilmente in un ambiente naturale, coerentemente con la stagione

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  • l’allenamento con i pesi (moderata intensità): particolarmente utile soprattutto per le donne, in considerazione dell’azione esercitata dal muscolo sulla struttura ossea (prevenzione dell’osteoporosi)

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  • il ballo: attività che garantisce movimento muscolare e stimola il sistema cardiovascolare ma con ritmi relativamente bassi, garantendo recupero. In più rallegra e crea occasioni sociali

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La via cinese: il taijiquan

Per quanto non possa definirsi propriamente come “sport”, in numerosi studi si evidenzia, inoltre, come la pratica del taijiquan (o tai chi chuansia estremamente vantaggiosa ad ogni età e, soprattutto, sia estremamente utile  in età avanzata.

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Allenamento all’aperto – Hung Sing Kung fu Academy

Il taijiquan  è un’arte marziale, più precisamente uno stile interno di kung fu.

E’ una pratica finalizzata all’allenamento della forza interna (mentale, rafforzamento dell’energia vitale) più che della forza esterna (muscolare, rafforzamento della struttura).

Si basa, quindi, sull’addestramento della forza interiore e  sull’armonizzazione dell’energia interna.

Diversamente dagli altri stili di kung fu, il taijiquan non allena velocità e forza, anche se queste possono essere considerate il prodotto ultimo della sua pratica.

I movimenti nel taijiquan sono un lento fluire, calmo e rilassato.

I movimenti sono misurati e controllati nelle loro esecuzioni.

Il respiro è consapevole e regolato.

Iniziare a fare sport a 50 anni?

A questo punto il messaggio dovrebbe essere chiaro. Con l’avanzare dell’età deve crescere la nostra attenzione per il corpo oltre che per la mente.

Il nostro impegno nell’attività fisica deve fornire il giusto nutrimento alla nostra energia che si trasforma, stimolando e sostenendo il nostro organismo nella sua totalità.

Se non hai mai praticato sport sappi che non è mai troppo tardi per cominciare, con prudenza e in progressione.

La cosa più importante, è quella di consultare il proprio medico per una visita di controllo e un elettrocardiogramma anche sotto sforzo.

Sarà l’occasione di un appuntamento con te stesso, un momento per definire obiettivi e possibilità delle attività che andrai a fare poi.

sport 50 anni

Così come prima di partire per un lungo viaggio facciamo controllare la nostra auto, allo stesso modo dobbiamo fare con il nostro corpo quando iniziamo un’attività sportiva.

Affidiamoci al medico, controlliamo tutto ciò che è importante, se necessario interveniamo con le opportune “revisioni” integrando il nostro “equipaggiamento”. Dopo potremo partire e il viaggio sarà lungo e piacevole.

© Laura Vanni 2018

Laura Vanni è operatore professionale tuina- medicina cinese e istruttore di qi gong – taijiquan presso la Hung Sing Martial Arts Kung fu Academy. Dal 2003 segue gli insegnamenti di Tai Sifu Simona Fruscoloni, discepola  del Granmaestro Doc Fai Wong, a sua volta discepolo del Ggm Hu Yuen Chou, discepolo closedoor di Yang Cheng Fu. 
All’interno della Hung Sing Martial Arts è possibile apprendere il taijiquan tradizionale della famiglia Yang completandone l’intero sistema e con esso i vari metodi di qi gong che rendono il programma studi uno dei più vasti e completi a livello europeo.


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Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

L’azione energetica dello sport secondo la medicina cinese

azione energetica dello sport

Ti sei mai chiesto quale sia l’azione energetica dello sport sul tuo organismo?

Non sto parlando degli effetti della pratica sportiva sui muscoli o sul sistema cardiocircolatorio o su altri apparati anatomici e funzionali. Su questo c’è ampia letteratura e basta cercare su google.

Mi riferisco, invece, ad effetti più sottili e meno misurabili, eppure molto importanti. Qualcosa che potremmo tradurre con il termine energia e che include, sintetizzando al massimo, quello che i cinesi chiamano Qi (energia vitale).

Sappiamo bene che ogni sport ha caratteristiche specifiche e lavora in modo a volte anche molto selettivo su alcuni distretti corporei.

Al di là di questo aspetto tecnico e “anatomico”, proviamo ora a prendere in considerazione lo sport in base alle sue caratteristiche, per così dire, “energetiche” desumibili dal modo in cui esso si pone in relazione con il nostro organismo nella sua totalità.

Sport come nutrimento del corpo e della mente

Dal punto di vista della medicina cinese, lo sport e l’attività fisica in generale sono una parte molto importante per la costruzione e il mantenimento del nostro benessere.

Gli effetti di questa pratica riguarda non solo il corpo, ma anche la mente, in virtù del fatto che in medicina cinese corpo e mente sono parte dell’unità-uomo.

In questo scenario, l’attività fisica abituale viene ritenuta un vero e proprio nutrimento che è bene ci accompagni per tutta la vita.

Così come nell’alimentazione, così anche nell’attività fisica, il “nutrimento” apportato deve tener conto delle nostre caratteristiche vitali, con flessibilità strategica, a partire dalla nostra sensibilità e dai nostri effettivi bisogni.

Per questo è necessario cercare di adeguare l’attività fisica ai cambiamenti della nostra energia.

Siamo abituati a pensare allo sport come ad un’attività che “fa bene”ed è “salutare”, sempre e comunque.

Quello che, invece, siamo meno abituati a pensare è:

  • quale: quale sport fa bene (o meno bene)
  • come: a quali livelli di pratica in termini di “richiesta” energetica al nostro organismo
  • a chi: soprattutto a quali tipi di persone
  • quando: in quale momento-fase della loro vita

Con questo articolo iniziamo una riflessione che prende avvio da questi tema, concentrando l’attenzione sull’azione dello sport secondo la logica energetica della medicina cinese.

Lo sport nelle diverse fasi della vita 

Secondo la medicina cinese, la nostra energia cambia costantemente durante la nostra vita, a seconda della nostra età e del nostro vissuto.

L’uomo è il microcosmo che appartiene al macrocosmo, rispondendo delle stesse regole.

Per questo, la nostra energia è molto diversa quando siamo bambini, adulti o in età più avanzata.

sport

Il ciclo della nostra energia nella vita coincide con il ciclo naturale di cui siamo spettatori ogni giorno.

Pensiamo, per esempio, al ciclo che ha il sole  durante la giornata:

  • il sole sorge brillante e luminoso (alba)
  • resta alto nel cielo riscaldando e illuminando la terra (mezzogiorno)
  • scende poi lentamente, meno caldo e luminoso ma tingendo tutto del meraviglioso colore del tramonto (sera) lasciando poi spazio alla notte

In più, tutto questo può accadere in una giornata senza nubi o in una giornata in cui il cielo è coperto o, ancora, in una giornata di temporale…

Allo stesso modo, nella nostra vita, la nostra energia attraversa fasi fisiologiche legate alla nostra età (alba-pubertà, mezzogiorno-età adulta, tramonto-maturità) ma anche al nostro specifico vissuto (emozioni, possibili traumi o malattie…)

Lo sport e l’attività fisica in generale possono accompagnarci in tutte le fasi della nostra vita, sostenendoci  al meglio.

E’ importante, però, scegliere in modo coerente tra le infinite possibilità di movimento e pratica.

Quale sport scegliere?

Il punto di vista cinese

La cultura cinese ha una visione molto precisa dell’attività fisica che nell’antica tradizione trova espressione in pratiche come il taijiquan e il qi gong. Queste attività non possono essere definite sport in senso occidentale, ma coinvolgono il corpo la mente e lo spirito in un percorso che mira alla consapevolezza e all’equilibrio complessivo.

Il punto di vista occidentale

L’attività fisica a cui facciamo riferimento in questo articolo è, tuttavia, lo sport così come lo intendiamo oggi in occidente, amatoriale o professionistico, declinabile in una serie numerosissima di attività, aerobiche o meno.

Costituzione energetica, condizione energetica e sport

Ognuno di noi ha caratteristiche specifiche che lo rendono unico.

Sappiamo che esistono precisi parametri fisici che rendono una persona più o meno idonea ad una determinata pratica sportiva (la corsa, il nuoto, il basket…).

azione energetica sport

Al di là di questi noti parametri per così dire anatomici, riflettiamo ora su parametri energetici che possiamo riferire a:

  1. costituzione energetica (determinata alla nascita)
  2. condizione energetica (diversa nei diversi momenti della vita)

1) Costituzione energetica e sport

Nel caso della costituzione energetica, pensiamo per esempio alle costituzioni in base ai cinque Elementi e al il rapporto con lo sport che ci si può aspettare da parte di un tipo Legno o, al contrario, da un tipo Acqua.

Pur considerando queste tipizzazioni con estrema flessibilità, possiamo dire che:

  • il tipo Legno si caratterizzerà tendenzialmente per un’energia dinamica e vivace, per la resistenza fisica e la tendenza a muoversi in modo frettoloso. La sua espressione migliore potrà essere in attività come la corsa, nelle sue numerose declinazioni

corsa

  • al contrario, il tipo Acqua avrà tendenzialmente un incedere cadenzato e quasi militare ed esprimerà un’energia calma e quieta, con una propensione ad attività più tranquille e di strategia come, per esempio, il golf

azione energetica sport

2) Condizione energetica e sport

Nel caso della condizione energetica rientrano, invece, innumerevoli fattori.

La condizione energetica cambia in ogni momento della nostra vita, condizionata dalla nostra capacità di costruire quotidianamente una buona energia del cielo posteriore e dalla possibilità di sottrarci ai patogeni esterni o interni (emozioni).

In medicina cinese parliamo, in particolare, di equilibrio energetico oppure di squilibrio energetico. Quest’ultimo può esprimersi in una serie innumerevoli di condizioni che vanno dall’Eccesso (a cui appartiene anche la stasi) al Deficit.

In questa chiave, alcuni sport saranno più o meno indicati a seconda dei casi.

Uno sport svolto in modo particolarmente “richiedente” ed impegnativo non sarà appropriato in una condizione di Deficit di Qi/Sangue in quanto tenderà a peggiorare il quadro.

Diversamente potrà essere di utilità in una condizione di Eccesso (per esempio Calore o stasi).

Per esempio, l’attività aerobica sarà ideale per muovere il Qi e il Sangue e ridurne le stasi, ma dovrà essere svolta in modo equilibrato al fine di non consumare in eccesso il Qi e il Sangue, soprattutto se il soggetto ha una condizione energetica che può facilmente condurre all’instaurarsi questo Deficit.

Sarà, inoltre, sempre da svolgere in modo coerente in rapporto all’alimentazione la quale, a sua volta, avrà la funzione di reintegrare e corroborare.

Lo sport giusto, nel modo giusto, al momento giusto

Mentre i parametri fisici, quindi, sono importanti per capire se una persona è “nata” per un certo tipo di sport e potrebbe ottenere risultati importanti minimizzando lo sforzo (informazione utile in ambiente agonistico), i parametri energetici sono importanti sempre, (anche e soprattutto nella pratica amatoriale) perché ci aiutano a scegliere il meglio per noi, in ogni momento della nostra vita.

In generale ci saranno momenti in cui la stessa persona avrà più bisogno :

  • di armonizzare i movimenti della propria energia vitale, sbloccandone le stasi, “liberare energia” e “portare fuori”
  • di “raccogliere e conservare” energia e “portare all’interno”

Il movimento costitutivo della pratica sportiva, se vissuto con consapevolezza, può essere letto, quindi, come opportunità di sfogo-dispersione o di raccolta-tonificazione.

azione energetica sport

L’orario migliore per lo sport

Secondo la medicina cinese esiste un momento della giornata ideale per fare sport tenendo conto del flusso energetico nelle 24 ore.

In base a questo “orologio energetico”, abbiamo che l’orario ideale per l’attività sportiva è, di fatto, difficilmente utilizzabile nella norma dei quotidiani ritmi lavorativi.

E’, infatti, compreso tra le ore 15 e le ore 17.

Questo è l’orario in cui il Qi attraversa la vescica urinaria e, terminata la fase di assimilazione delle sostanze nutritive assunte con il pranzo, si è pronti a riprendere le attività con buona energia fisica (se ci si è nutriti in modo adeguato).

Per esigenze concrete, tuttavia, molti si dedicano allo sport in tutt’altri orari:

  • nelle prime ore del mattino, ovvero quando sarebbe invece ideale dedicarci al nutrimento (dalle 7 alle 9, fascia oraria dello stomaco)
  • la sera, di ritorno dal lavoro, nell’orario indicato dalla medicina cinese per mangiare moderatamente dedicandosi allo svago e alla convivialità (dalle 19 alle 21, momento del maestro del cuore o Pericardio).

La pratica sportiva per il benessere a 360 gradi

La pratica sportiva è in grado di stimolare il nostro organismo con un’azione energetica molto vigorosa e differenziata.

Un determinato sport, praticato con costanza e regolarità, può modificare profondamente l’energia del nostro organismo e può, pertanto, avere azione da molti punti di vista, sia fisici che mentali.

Ma se noi cambiamo continuamente, questo significa che dobbiamo anche cambiare continuamente lo sport da praticare?

In realtà questo non è affatto necessario.

Se si ama uno sport, questo è certamente “giusto” e “nutriente” per noi, in ogni fase della vita.

E’ necessario, però, prendere alcune decisioniaffinché la sua pratica sia sempre portatrice di benessere.

Possiamo, in altre parole, dire che la pratica sportiva andrebbe condotta con flessibilità e sensibilità rispetto al nostro sentire e al nostro essere in ogni determinato momento della vita.

Se intendiamo ottenere il meglio dall’attività fisica dal punto di vista non della prestazione sportiva ma del nostro benessere a 360 gradi è conveniente, pertanto, modificare il livello di pratica o l’intensità.

Questa non sarà una limitazione ma un’opportunità che consentirà di sviluppare anche altre dimensioni (non ultime quelle psichiche) della pratica sportiva stessa.



Attenzione:

Ogni attività sportiva, a qualsiasi livello venga svolta, è impegnativa per l’organismo e richiede preventivamente un  controllo medico.

Ogni attività sportiva richiede, inoltre, un allenamento progressivo che preveda anche esercizi preparatori o di recupero dopo l’attività, così da sostenere l’organismo nel cambiamento e prevenire i possibili infortuni.


Per avvicinarti alla teoria della medicina cinese leggi il mio libro “Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi”

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Qui e ora. Cinque esercizi per imparare a vivere il momento presente

momento presente

L’uomo dedica molto del suo tempo al pensare.

Pensa al passato, rivivendo la gioia ma anche il turbamento degli eventi trascorsi.

A volte resta “prigioniero” del passato, rimuginando episodi e lasciando che questi condizionino il suo presente e il suo futuro.

Pensa al futuro, immaginando situazioni che potrebbero accadere (ma anche che potrebbero non accadere mai), programmando e pianificando a volte nei minimi dettagli.

Oppure anche, semplicemente, riflette sulle cose da fare a breve (cosa fare appena arrivati a lavoro, cosa prendere al supermercato, quando fare una certa telefonata…).

Durante la giornata, ma direi forse anche durante la sua intera vita, il “pensare” è forse l’attività più ricorrente compiuta dall’uomo quando non sta dormendo.

Questa caratteristica è per l’essere umano un indubbio elemento di distinzione dagli altri animali.

Ma questa è una cosa positiva o negativa?

Possiamo iniziare col dire che è un grande potere e come tale va “governato”. Può quindi essere al tempo spesso una cosa meravigliosa e benefica ma anche una cosa terribile e nociva.

La mente che vaga

La mente dell’uomo, al contrario della mente degli altri animali, è in grado di vagare senza stimoli esterni ben definiti. Vaga, cioè, indipendentemente dalle condizioni ambientali, diretta verso le mete più disparate e a volte meno prevedibili.

Accade così che l’uomo può compiere una qualsiasi azione mentre pensa a tutt’altro, senza la necessità di essere presente all’azione che egli stesso sta compiendo nel momento presente.

Cosa diversa accade all’animale.

L’animale – per motivi anche legati alla sopravvivenza – è sempre attento al momento presente (ci sono prese o predatori? C’è del cibo nei paraggi?).

Tutti i suoi sensi sono costantemente attivi e attenti, ricettivi e vigili.

momento presente

Vivere il momento presente

Il flusso dei nostri pensieri ci porta costantemente in direzioni che esistono, di fatto, solo nella nostra mente: il  futuro e il passato.

Quando con la nostra mente siamo nelle dimensioni del futuro e del passato, non siamo (necessariamente) nel presente.

E il presente è, in realtà, l’unica dimensione “realmente esistente”.

Ciò non significa che il passato non conti nulla e che non bisogna mai pensarci, così come non significa che non bisogna mai pensare al futuro.

Tornare con la mente ad episodi trascorsi o proiettarsi nei momenti futuri può essere utile per metabolizzare, elaborare ed anche progettare la propria vita. Inoltre, avere la memoria del nostro passato ci aiuta a vivere ogni giorno senza ripetere gli errori già commessi.

Il problema nasce quando tutto questo viene fatto in modo quasi ossessivo, in modo – comunque – da limitare la propria presenza nel momento presente.

Vivere il momento presente, inoltre, non significa “vivere alla giornata”, come viene, senza fare progetti, aspettando che le cose arrivino da sole.

Molte discipline filosofiche ci insegnano che la felicità è nel vivere il momento presente (carpe diem).

Nella cultura cinese l’attenzione al momento presente è prioritaria ed è il fondamento senza il quale non si può avere equilibrio:

Se sei depresso stai vivendo nel passato.
Se sei ansioso, stai vivendo nel futuro.
Se sei in pace, stai vivendo nel presente
(Lao Tzu)

E’ importante, quindi, imparare a prestare attenzione al momento presente. Prestare attenzione alle sensazioni provenienti dal nostro corpo, dai nostri sensi, dal vivere nel qui e ora, interrompendo il vagare continuo della mente.

Alcune ricerche dimostrano, del resto, che quando compiamo un’azione, siamo più “felici” quando siamo concentrati su questa azione, comprendendone il senso.

Essere nel qui e ora è, quindi, una condizione desiderabile per il nostro benessere.

Ma allora perché nella pratica è così difficile ottenere questa condizione?

Cosa possiamo fare (o non fare) per conseguire questo risultato?

vivere momento presente

“Qui e ora” nella pratica. Primi due passi verso la consapevolezza 

Non si può costringere la mente a non pensare. Sarebbe già questo un pensiero costante fonte di stress.

È, invece, utile instaurare un’abitudine nella gestione del proprio pensiero, rendendolo sempre più consapevole e attento.

Tutto questo è un vero e proprio allenamento per la mente, così come l’attività fisica è un allenamento per il corpo.

Possiamo quindi immaginare la consapevolezza come se fosse un muscolo. Il nostro compito è allenarlo con pazienza.

Primo passo: accorgersi che la mente vaga

Il primo passo è lavorare sulla propria sensibilità per accorgersi che il proprio pensiero sta vagando.

Sembra scontato e facile, ma di fatto può non essere così e può capitare di vivere un’intera giornata senza essere presenti a se stessi, impegnati semplicemente nelle tante cose da fare.

Per questo, ogni volta che ci rendiamo conto della nostra assenza possiamo congratularci con noi, in quanto questo è già un primo successo!

Secondo passo: riportare l’attenzione al presente

Il secondo passo è imparare a riportare ogni volta l’attenzione al momento che stiamo vivendo. Dolcemente e senza giudizio.

Quando ci sorprendiamo a vagare con la mente sulle attività che seguiranno o altri pensieri non attinenti a quello che stiamo facendo, fermiamoci e torniamo al presente.

E’ chiaro che questo per alcuni può essere anche molto difficile.

Pensiamo solo ai nostri smartphone: in ogni momento della giornata richiamano la nostra attenzione con notifiche, promemoria o anche, semplicemente, con l’abitudine a scorrere lo schermo dei social per leggere e commentare.

Siamo connessi 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, ma nel frattempo possiamo paradossalmente essere sconnessi da noi stessi nel momento presente e dalla “vita reale”, che si compie mentre la nostra mente evade.

momento presente

Non abbiamo il tempo per noi, facciamo mille cose, di corsa, ogni volta pensando alla successiva cosa da fare, arrivando letteralmente senza fiato alla sera, stanchi e desolati.

Tanto fare, poco essere.

Ma anche tanta distrazione e dispersione di energia.

Cinque esercizi per iniziare a vivere il presente

Primo esercizio: stabilire un contatto diretto con il tuo corpo (coscienza corporea)

Stabilire un contatto consapevole con il tuo corpo è prioritario per prendere contatto con la tua mente.

Il modo migliore per iniziare è lavorare con il proprio respiro (respiro consapevole).

Il respiro è spesso il nostro gesto più naturale e al tempo spesso meno consapevole.

Molto spesso il respiro risente di tensioni emotive e della nostra inconsapevolezza. Il respiro diventa quindi un respiro superficiale e riempie i polmoni nella parte più alta. L’addome resta bloccato. L’ossigenazione è minima, così come il nutrimento che si trae dall’ambiente circostante.

vivere momento presente

Prenditi un momento per te.

Appoggia una mano sul torace e una sull’addome.

Presta attenzione al respiro, all’aria fresca che entra nel naso e a quella calda che ne riesce poi; al vento sulla pelle, agli abiti (sono comodi? Sono stretti?)…

Presta attenzione ai tuoi sensi: ai tuoi sensi: ai suoni, agli odori, ai sapori… senti il tuo corpo nel movimento, nei gesti, nello spazio che occupa.

Secondo esercizio: presenza nelle cose che fai

Come secondo esercizio, prova a concentrare la tua attenzione al massimo sulle cose che fai.

Anche le piccole cose di ogni giorno, fin da quando ti svegli al mattino.

Poni attenzione alle sensazioni mentre fai la doccia, mentre prepari la colazione. Senti gli odori, i sapori, i suoni…

momento presente

Terzo esercizio: sperimenta il Vuoto

Cerca “il Vuoto” per qualche minuto ogni giorno. Seduto in un angolo tranquillo, spegni il telefono, diventa irreperibile, respira e lascia che la mente si svuoti.

Prova ad esercitare questo “Vuoto” ogni volta che puoi, senza sentirti in colpa perché stai perdendo tempo. In realtà stai “guadagnando energia”.

vivere momento presente

Questo è il primo passo per avvicinarti alla pratica della meditazione nelle sue innumerevoli modalità.

Quarto esercizio: uscire dagli schemi

Un modo pratico di acquisire maggiore consapevolezza sul momento presente è quello di uscire dagli schemi.

Non necessariamente fare cose eclatanti, ma boicottare la routine in modo da attivare la nostra attenzione e presenza su una nuova esperienza:

  • cambiare strada per andare a lavoro
  • cambiare supermercato per fare la spesa
  • parlare con un amico durante una pausa…
  • in una parola, cambiare il copione di ogni giorno è recitare un ruolo almeno in parte nuovo

Questo uscire dagli schemi programmati aiuta nell’evoluzione personale e asseconda la propria natura, spesso ignota o dimenticata.

Quinto esercizio: guardarsi allo specchio

Il titolo di questo esercizio è metaforico, ma può essere utile anche farlo davvero davanti ad uno specchio, guardandosi negli occhi.

Chiediamoci solo tre cose ma importanti:

  • quando è stata l’ultima volta ho sorriso o riso a crepapelle, magari con un amico?
  • ho mai avuto un hobby o una passione? Quando è stata l’ultima volta che le ho dedicato del tempo?
  • quando è stata l’ultima volta che ho preso una decisione che ha cambiato la mia routine quotidiana?

Per ora fatti solo le domande.

Pian piano troverai l’energia giusta per rispondere ed iniziare anche a riflettere, magari iniziando a cambiare qualcosa nella tua vita.

Il cambiamento ti fa paura? Proprio a questo dedicheremo un articolo a breve!

© Laura Vanni 2018



Laura Vanni, “Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi”, 2018 


medicina cinese

Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

meditazione degli organi


Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Accettare il cambiamento e “stare nel flusso”. Il punto di vista cinese

Il cambiamento è una costante nella nostra vita. Non ne abbiamo consapevolezza, forse, ma ogni giorno, anzi, ogni momento, noi cambiamo.

La vita è trasformazione continua, crescita, maturazione.

Ogni momento diverso dagli altri, unico ed irripetibile.

Tutto scorre, tutto diviene. Il concetto filosofico del panta rei

Intorno al 500 avanti Cristo, Eraclito espresse proprio il pensiero della trasformazione continua offrendo uno dei concetti filosofici più importanti sull’esistenza.

La metafora più significativa del suo  pensiero sul divenire è che

non è possibile entrare due volte nello stesso fiume perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo

In una parola: tutto scorre, ovvero, panta rei.

cambiamento

Il cambiamento come risposta adattiva

Se è vero che il cambiamento rappresenta una condizione naturale, è anche vero che nella nostra vita umana il cambiamento può assumere un significato di grande impatto.

Cambiare significa necessariamente andare verso l’ignoto, lasciare il certo per l’incerto.

Cambiare significa abbandonare la propria zona di comfort, abbandonare un’abitudine o crearne una nuova.

Il cambiamento può arrivare come risposta ad un evento esterno, come conseguenza inevitabile di fronte ad una evoluzione di eventi (per esempio dover cercare un nuovo lavoro, dover cambiare casa…).

Altre volte il cambiamento arriva per così dire “dall’interno”, come risposta ad un disagio, spesso associato ad un momento di grande malessere (non “sentirsi” più bene in un certo contesto, con una determinata compagnia…) che richiede attenzione.

accettare cambiamento

In questo caso, il cambiamento è la risposta adattiva (quindi fisiologica) ad una situazione che definiamo “situazione di crisi”.

La crisi, a sua volta,  altro non è che un messaggio molto chiaro: siamo arrivati ad un punto in cui è indispensabile cercare soluzioni adattive a situazioni che non possiamo più tollerare.

La crisi ci dice che è necessario mettere in discussione, rivedere le priorità, decidere cosa tenere e cosa lasciar andare.

La crisi, certo, genera stress (del resto, se così non fosse, non sceglieremmo il cambiamento ma resteremmo nella nostra zona di comfort). A causa di questo stress, la crisi è vista come qualcosa di negativo.

La crisi è, però, al tempo stesso, l’occasione che ci costringe a ricercare una nuova condizione, che costringe ad una specie di “reset del sistema” indispensabile per ricominciare una nuova crescita.

La crisi, in sostanza, è data dalla nostra resistenza al cambiamento.

Adattamento continuo e continui inizi

Vista in questo modo, è come se la nostra vita fosse virtualmente una lunga serie di cambiamenti e nuovi inizi.

Ogni nuovo inizio è dato dalla nostra capacità di adattarci e di modificarci in funzione delle nostre esigenze più profonde (e a volte inconsapevoli) che ci “pungolano” al fine di essere percepite e soddisfatte.

Ogni nuovo inizio può essere risultato di un processo dal lungo compimento, oppure può essere il risultato di una “tempesta” che stravolge da un giorno all’altro i piani e la struttura della nostra vita.

In ogni caso, ogni inizio ci offre un foglio bianco tutto da scrivere.

cambiamento

La teoria del cambiamento in medicina cinese

Dal punto di vista cinese, il cambiamento coincide con l’idea di flessibilità e fluire che si contrappone, concettualmente alla rigidità e alla stasi.

Nella concezione cinese, il cambiamento ha un ruolo determinante ed è nell’eterno alternarsi tra lo yin e lo yang, origine della vita e della nostra stessa esistenza di uomini.

L’attenzione antica per la natura e il contatto diretto con essa, hanno condotto i cinesi ad una comprensione intuitiva quanto profonda del suo aspetto mutevole.

La ciclicità dei fenomeni (l’alternarsi del giorno e della notte, delle stagioni…) e la continua trasformazione hanno da sempre costituito punti di riferimento per il pensiero cinese tanto da fare del mutamento un vero e proprio perno.

L’uomo è inserito nei movimenti naturali dell’energia dell’universo, in connessione profonda con l’ambiente in cui è inserito e con cui scambia costantemente energia.

La vita diventa mutamento continuo e l’uomo ha, come fine più alto, quello di vivere in armonia con il mutamento stesso.

Mutamento, ovvero cambiamento.

La resistenza al cambiamento si associa a rigidità, difficoltà e stasi.  Questi, nell’organismo umano, creano i presupposti per una disarmonia che può esprimersi tanto a livello fisico quanto a livello psichico e può manifestarsi con quella che in occidente chiamiamo “malattia”.

La resistenza al cambiamento

Se il cambiamento è armonia e flessibilità, perché l’uomo, per sua natura, è tutt’altro che incline al cambiamento?

La prima legge della dinamica (o principio d’inerzia) enunciata da Newton afferma che

un corpo tende a mantenere il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fino a quando non intervengono cause esterne a sollecitarlo.

Così come ci insegna la medicina cinese, l’uomo risponde delle stesse leggi della natura. E, infatti, questo principio è, in un certo senso, valido tanto in fisica – per una sfera appoggiata su un piano – quanto nell’ambito psico-sociale, per l’uomo.
accettare cambiamento

L’uomo tende, infatti, generalmente a vivere mantenendo il proprio stato (la propria condizione), a meno che non intervengano fattori esterni a sollecitarne l’azione (o addirittura causarla in modo ineluttabile).

Ciò avviene, paradossalmente, anche quando la condizione non è gradita e, magari, genera quotidiana frustrazione.

Un partner che si è smesso di amare da molto tempo ma col quale si continua a vivere con indifferenza (se non con astio) giorno dopo giorno; un luogo di lavoro mal tollerato ma al quale non si è mai voluto cercare alternativa; un quartiere o un’abitazione che si sentono “scomodi” o ostili ma nei quali si persiste a vivere… tutti questi sono solo alcuni dei mille esempi possibili.

cambiamento

Situazioni in cui prevale la rassegnazione e la sopportazione, in cui la paura di fronte all’incognita del nuovo blocca, a volte anche al caro prezzo della propria serenità e realizzazione personale.

Situazioni in cui prevale la resistenza al cambiamento.

Accettazione come chiave per il cambiamento

Dal punto di vista cinese, la chiave del cambiamento è nel concetto di accettazione.

E’ un concetto difficile da comprendere con lo schema mentale occidentale, in quanto siamo abituati a considerare l’accettazione come fosse un sinonimo di resa, rassegnazione.

Al contrario, l’accettazione in chiave cinese è tutt’altro che rassegnazione.

accettare cambiamento

Supponiamo di vivere una situazione che non desideriamo o che non è come dovrebbe (secondo noi) essere.

Di fronte a questa situazione abbiamo due vie principali (oltre alla mera rassegnazione):

  1. accettare e cambiare noi stessi, fluendo in armonia con il divenire della vita
  2. opporsi, resistere e cambiare (cercare di cambiare) gli eventi della vita che non corrispondono ai nostri desideri e progetti

La nostra mentalità occidentale è molto orientata alla seconda via: opporre forza agli eventi che non desideriamo.

Ciò nasce dal fatto che siamo culturalmente abituati ad agire per modificare l’ambiente esterno secondo le nostre necessità.

Ma cambiare gli eventi della vita non è la stessa cosa che cambiare le condizioni ambientali per renderle più favorevoli.

Ostinarsi nel cambiare gli eventi della nostra vita, nella speranza di farli corrispondere esattamente ai nostri desideri, può impegnarci moltissimo e può non concludersi con un successo (“doveva proprio andare così” “non c’è stato niente da fare”…).

Il problema più grande si pone, poi, quando si sceglie questa seconda via e si resta aggrappati ad un’idea o ad una situazione che non sia oggettivamente ha la possibilità di cambiare. A volte questa situazione appartiene addirittura al passato e si vive una lotta ostinata contro qualcosa che “non è” più.

La mentalità cinese è orientata, invece, alla  prima via, l’accettazione.

Accettare come sinonimo di accogliere ciò che accade in una dimensione più ampia della nostra visione personale, pensando che le cose accadono per noi, anche se non le desideriamo.

Ciò implica, naturalmente, anche essere consapevoli di non poter cogliere il loro reale significato.

Non ci è possibile, infatti, comprendere appieno la portata di un cambiamento.

L’impatto di un cambiamento può essere a breve, a medio o a lungo termine. Gli effetti di un cambiamento possono arrivare anche decine di anni dopo l’evento di cambiamento stesso.

Quale potere abbiamo, del resto, di comprendere il percorso complessivo dei fatti della nostra vita?

Come possiamo comprendere il ruolo che il nostro tassello ha nel comporre il mosaico dell’universo?

cambiamento

Ma allora non bisogna fare progetti nella vita?

Possiamo partire da una considerazione generale: il cambiamento non dipende esclusivamente da noi.

I più grandi cambiamenti della nostra vita, anzi, accadono in modo inaspettato, spezzano una routine.

Arrivano mentre siamo “impegnati a fare altro” e mettono in subbuglio la nostra vita.

Per questo li consideriamo estremamente fastidiosi e dannosi… ma, sotto sotto, gli avvenimenti inaspettati sono il punto forte della nostra vita.

Avere dei progetti è importante; ci consente di utilizzare le nostre capacità e  sviluppare le nostre abilità.

La capacità di progettare in medicina cinese è connessa al Fegato, quindi all’energia della nascita, della primavera, del Vento (che muove e cambia sempre caratteristiche e direzione). E’ l’energia prorompente e vitale del Legno che arricchisce la vita di ognuno di noi.

Ma fare progetti non dovrebbe significare fare “schemi” e restare rigidi in questi schemi.

Il nostro processo di realizzazione più profonda come persone è, in realtà, un processo che non possiamo conoscere, anche se pensiamo il contrario.

Nonostante i nostri progetti, la vita procede per la sua via. Il “suo” progetto non sempre coincide con il nostro e a volte ci sono eventi, incontri, situazioni che stravolgono i nostri piani.

Questi eventi ci indicano una via diversa, ci mostrano un altro percorso.

Quando però siamo concentrati su quello che noi “vogliamo per noi”, queste vie alternative non le vediamo affatto.

Rischiamo in questo modo di non cogliere opportunità, restare bloccati nel nostro progetto e nel nostro schema mentale che limita le nostre possibilità reali.

accettare cambiamento

Come fare quindi?

La parola-chiave è: presenza.

Essere presenti a ciò che accade. Osservare quello che accade con la “mente vuota”, con la mente di un bambino che osserva per la prima volta, ovvero che osserva non in modo mediato dall’esperienza.

Scrollare le preoccupazioni e le opinioni, aprire il cuore, accogliere gli eventi che ci invitano a modificare il progetto iniziale.

Quando il progetto è rigido, legato al passato o al futuro, si ignora ogni segnale e opportunità che non risponde al progetto e la realizzazione personale può risentire pesantemente.

Un progetto non flessibile è come un legno secco. Non è nutrito ed è destinato a spezzarsi.

Accettare e lasciar andare

Fluire in modo naturale con gli eventi della vita, lasciare che le cose accadano, senza attrito, senza resistenza.

Lasciare che ogni momento porti il proprio messaggio e poi lasci di nuovo vuota la mente, dando spazio al momento successivo, senza trattenere pesi inutili.

Imparare a lasciar andare è certo cosa non semplice nella nostra cultura. Nel frattempo, sempre più spesso però si parla di resilienza, ovvero dell’arte di accogliere una situazione (apparentemente) negativa come occasione per attuare un cambiamento in grado di migliorare la nostra vita.

Questa è una qualità tipica nelle piante le quali, bloccate con le loro radici nel terreno, non possono cambiare l’ambiente che le circonda ma possono solo adattarsi modificandosi.

Nella nostra quotidianità possiamo trovare mille occasioni potenzialmente ideali per allenarci. Nel traffico, quando siamo in macchina, in coda al supermercato, davanti al computer che decide di fare un aggiornamento del software proprio quando a noi serve di usare un determinato programma… Sono tante le situazioni in cui sentiamo dentro di noi disagio, frustrazione, ansia, stress…. e in cui possiamo allenare la mente ad essere meno reattiva, lasciando che la tensione fluisca.

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Il ruolo della meditazione nel cambiamento

Il cambiamento richiede il distacco. Distacco soprattutto dalle abitudini, da qualcosa di consueto e confortante.

La meditazione può aiutare a scendere in profondità e riconnetterti con te stesso, con i tuoi desideri e le tue paure, favorendo un percorso di consapevolezza.

Chi sei? Cosa ti rende felice? Cosa ti rende triste o frustrato? Cosa vorresti per te?

Queste domande sono importanti perché il cambiamento va visto come mezzo e non come fine.

Il cambiamento costante è, infatti, il più alto tentativo di avvicinarci alla nostra natura più profonda ed esprimere nel corso della nostra vita la nostra “missione”.

Sta a noi sentire il cambiamento come una minaccia o un’opportunità; come morte o come una seconda occasione di vita.

La nostra vita ha senso nel divenire, nell’evoluzione.

Nasciamo nel divenire. Il bambino è immaturo, deve evolvere… questo nella nostra quotidianità di adulti è cambiare abitudini, città, frequentazioni…

Se la vita è sempre uguale, ogni anno si ripete come l’altro, ogni giorno come l’altro, allora c’è qualcosa che non va.

Si è probabilmente creato un circolo vizioso. Siamo come un criceto che corre sulla ruota.

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La realtà è fluida, incerta e, proprio per questo, “aperta” alle infinite possibilità della mutevolezza.

E tu, che hai appena finito di leggere questo articolo, sii consapevole che non sei più lo stesso di quando lo hai iniziato.

La trasformazione è un processo inevitabile.


Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

meditazione degli organi

 

Questa è una selezione di libri che potrebbero esserti utili nel tuo percorso di consapevolezza e ricerca

Il cambiamento, di Wayne W. Dyer

accettare cambiamento

Il metodo Ikigai, di di Hector Garcia (Autore), Francesc Miralles (Autore)

cambiamento

Se non la conosci già, ti invito a leggere la storia cinese del contadino saggio 

Realizzazione di sé. Tu che seme sei?

realizzazione di sé

Ognuno di noi fin dalla nascita custodisce un seme prezioso. E’ il seme dell’uomo o della donna che potremo essere se consentiremo al seme di germogliare, dando modo alla sua vera natura di manifestarsi.

Ognuno di noi ha attitudini, passioni ed abilità che lo rendono unico.

Ognuno di noi “si illumina” oppure “si spegne” vivendo esperienze diverse.

Le esperienze che “ci spengono” a volte non sono scelte, ma sono state trovate come sovrastrutture ad accoglierci già alla nascita.

Joseph Campbell al riguardo ha scritto:

Se il sentiero davanti a voi è chiaro, probabilmente siete su quello di qualcun altro

realizzazione di sé

Coltivare il seme

Il seme dell’uomo o della donna che siamo è nascosto ed ha bisogno di essere coltivato con amore e trovare la sua via.

Ha bisogno di sole per essere riscaldato e ha bisogno di acqua per germogliare. Solo quando il seme germoglierà sapremo se si tratta di una quercia, di un pino o di chissà cos’altro.

realizzazione di sé

E’ solo consentendo al nostro seme di germogliare che verremo a contatto con la nostra “vera” natura e ci sentiremo “pieni” e appagati.

Coltivando il nostro seme, consentendogli di crescere, ci sentiremo veramente “connessi”, come se rispondessimo ad un’armonia universale e come se davvero stessimo suonando a ritmo con il cosmo.

realizzazione di sé

La missione più importante nella nostra vita

La missione più importante nella nostra vita è quella di coltivare il nostro seme, nutrilo ogni giorno, lasciare che il sole lo riscaldi e che l’acqua lo nutra.

Saprai veramente chi sei quando la pianta germoglierà.

E allora scoprirai la tua “vera natura” e non potrai fare altro che continuare a coltivarla, ebbro di gioia.

realizzazione di sé

© Laura Vanni 2018



Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

meditazione degli organi


Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Come nutrire la vita. Consigli dal pensiero cinese

nutrire la vita

In tanti avete risposto al mio augurio speciale con una domanda semplice e diretta che mi ha fatto sorridere.

Non hai ancora visto il video? Prenditi 2 minuti e 40 secondi per guardarlo…

La domanda, sintetizzando molto, è stata:

“ok, ma come posso nutrire la vita?”

Purtroppo (o forse per fortuna) non posso darti la ricetta infallibile per nutrire la vita, perché la ricetta infallibile ha un “ingrediente segreto” che SEI PROPRIO TU.

Però posso iniziare l’anno parlando proprio di questo importante principio che affonda le radici nella tradizione medico-filosofica e popolare cinese antica.

“Nutrire la vita”, “vivere nel Dao”, “nutrire il principio vitale”… con una parola Yangsheng.

Cosa significa nutrire la vita?

Il significato più semplice è quello di conservare la propria vita e mantenersi sani, preservare la salute fisica e mentale.

Quindi nutrire la vita significa vivere a lungo?

Non proprio… o, almeno, non solo.

La longevità è solo una parte della medaglia. Certo importante, ma non l’unica.

Il principio del nutrire la vita è ricchissimo di antichi, preziosi, contenuti.

Il taoismo ci offre, su questo, un enorme contributo. Sempre attuale, nonostante i secoli di storia.

Ci tramanda i principi fondamentali ed ineliminabili per favorire l’equilibrio tra Yin e Yang nel corpo: dal rispetto delle leggi della natura in tutti i suoi aspetti, all’attenzione di alcune regole nel proprio stile di vita, ai principi per il raggiungimento della quiete interiore e del distacco dai desideri…

Sono tanti temi su cui riflettiamo spesso, in un modo o nell’altro, su questo blog. Oggi ho, però, una riflessione meno ambiziosa per rispondere alle domande che ho ricevuto…

Da dove cominciare?

Intanto mi sento di rassicurarvi: “nutrire la vita” non significa ritiro ascetico.

Non serve rifugiarsi su un monte, lontano da tutti, per meditare e nutrirsi di bacche e radici.

nutrire la vita
Non dico che non sarebbe bello per alcuni poterlo fare, ma di fatto nella nostra vita è molto difficile da attuare.

Per tutti noi – nell’occidente industrializzato del XXI secolo– nutrire la vita significa adottare uno stile di vita “evolutivo”, che ci faccia sentire “vivi” ed in una condizione di pace interiore.

Ben vengano le pratiche di meditazione e il qi gong.

Grazie a queste è, infatti, possibile attivare un processo di sviluppo della propria consapevolezza. E questo è un fantastico inizio!

Impariamo ad ascoltare il corpo

Imparare ad ascoltare il corpo è un ottimo punto di partenza.

Cerchiamo il modo migliore per sostenerlo nell’impegno quotidiano di “vivere la vita”.
Nella vita frenetica di ogni giorno, noi occidentali siamo spesso abituati a “staccare” il corpo dalla mente.

Se abbiamo un dolore “non ci pensiamo” o prendiamo un farmaco perché “non lo sopportiamo” e “ci impedisce di fare le cose” che vogliamo o dobbiamo fare.

stress

Il corpo diventa così un contenitore, una “carrozzeria” pesante che ci trasciniamo a volte senza troppa attenzione e senza troppa riconoscenza.

Ecco. Il nutrire la vita passa anche da qui.

Nel nutrimento della vita c’è una dimensione spirituale ma anche una dimensione corporea.

Nel taoismo la cura del corpo viene anzi considerata un modo di coltivare lo Spirito (Shen).
Ma quando parlo di “cura del corpo” non penso a cosmesi, cure estetiche e ore di faticoso allenamento in palestra.
Penso ad un lavoro che è più intenzione (Yi) e meno azione. Più cura e meno performance.

Proviamo a rallentare…

La connessione corpo-mente conduce ad un’espansione che ci fa sentire parte del cosmo.

Attività come il qi gong o il taiji possono aiutare a stabilire questa connessione:

  • un esercizio eseguito con movimento lento e calibrato
  • riuscire a rilassare le tensioni e percepire il corpo
  • rendere il respiro sempre più profondo e consapevole
  • ottenere chiarezza mentale e capacità di concentrazione
  • percepire il proprio corpo sempre più forte, flessibile e leggero.

Tutto questo è la via cinese per la cura del corpo e della mente, cura della nostra individualità a 360 gradi.

nutrire la vita

Prendersi cura della mente

Corpo e mente si incontrano e si osservano.

La consapevolezza del movimento e dell’azione conduce lentamente alla consapevolezza di sé.

E allora posso iniziare a prendermi cura anche dello Spirito, affinché anche qui le tensioni possano ridursi e le corazze possano cadere.

Come mi sento ogni giorno?

Ti sei mai chiesto come ti senti?

  • Quello che fai ogni giorno come ti fa sentire?
  • Dove trovi la tua soddisfazione?
  • Dove la tua frustrazione?
  • Cosa ti fa sentire in pace e cosa invece ti agita?

A volte queste domande si insinuano ma le cacciamo via.

Un po’ come facciamo con il farmaco per mal di testa. In questo caso “facciamo cose”, ci distraiamo con mille attività e facciamo in modo di “non pensarci”. Chiudiamo occhi e orecchie ed andiamo avanti…

ignorare

Se davvero vogliamo coltivare la nostra vita, semplicemente dovremmo iniziare a non ignorare queste domande.

Il rapporto corpo-mente

Il corpo e la mente sono due aspetti della nostra natura.

Secondo la medicina cinese, corpo e mente non sono separati, ma sono due modalità diverse con cui si esprime la nostra individualità.

Il corpo è il nostro aspetto Yin, la mente il nostro aspetto Yang.

Opposti, complementari e in relazione reciproca.

Percezione, consapevolezza e movimento sono tre aspetti importanti dell’unità corpo-mente e potrebbero essere un buon punto di partenza per te.

1) la percezione del corpo e della mente

  • percezione del corpo: la percezione del corpo ci aiuta a “sciogliere” tensioni muscolari croniche e a prevenire infortuni
  • la percezione della mente: la percezione di sé nella vita ci aiuta a scendere in profondità dentro di noi, sciogliendo i “nodi” della mente, prevenendo accumuli e compressioni emotive

2) la consapevolezza del corpo e della mente

  • consapevolezza del corpo: essere consapevoli del gesto aiuta il corpo a ridurre tensioni, a non fare azioni inutili e dannose per la sua struttura
  • consapevolezza della mente: essere consapevoli di “dove stiamo andando” ci aiuta a ridurre le tensioni emozionali e a non intraprendere percorsi inutili e dannosi

3) il movimento del corpo e della mente

  • movimento del corpo: il corpo si muove in una determinata direzione, per raggiungere una meta fisica (dove voglio andare?)
  • movimento della mente: la mente si muove per il conseguimento di un obiettivo e per la realizzazione personale (cosa voglio ottenere?). Il “movimento della mente” coincide con l’uso dell’intenzione

La via della trasformazione

Nutrire la vita è il nostro lavoro più grande e comprende prima di tutto il diventare consapevoli di cosa rappresenta la nostra Vita nella sua Essenza.

Questo può spaventare, ma è l’unica via per la trasformazione (il cambiamento) che conduce all’equilibrio.

Un equilibrio dinamico, fatto di continui e benefici adattamenti, lasciando andare ciò che è dannoso.

Ci hai mai pensato che in natura accade proprio questo?
E’ proprio in questo modo che il mondo animale e il mondo vegetale “vivono”, semplicemente, ciascuno a suo modo.

E allora tra i buoni propositi, mettiamo il proposito che il nuovo anno sia un nuovo inizio. Un anno per accogliere una (piccola o grande) consapevole trasformazione

© Laura Vanni 2018



Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

meditazione degli organi


Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Sport in oriente e in occidente

Oriente e occidente hanno culturalmente approcci differenti rispetto allo sport, così come anche rispetto a moltissimi aspetti della vita.

Ho sempre praticato sport nella mia vita e per me il movimento è sempre stato vitale.

Da “giovane” posso dire di aver praticato tutte le attività di fitness proposte nei centri sportivi, anche le più insolite. Mi sono poi appassionata al pattinaggio, all’hockey su rotelle, alla danza caraibica e – per finire – alla corsa.

La corsa è lo sport che tra tutti ho forse amato di più e quello a cui ancora oggi guardo con piacere, sperimentando anche una nuova pratica e una nuova sensazione (ne parlavamo qualche tempo fa sul mio Gruppo Facebook).

sport oriente occidente

Negli ultimi 16 anni c’è stato un cambiamento importante e mi sono dedicata quasi interamente al taijiquan e al qi gong.

taijiquan

Questo, da un lato è sicuramente successo perché  la pratica di queste discipline richiede molto tempo ed impegno e “prende la mente” oltre che il corpo. La mia concentrazione, in sostanza, è stata riservata a queste attività e non avevo interesse a disperderla su altro.

Da un altro lato, però, è successo forse perché, contemporaneamente, c’è stato un cambiamento in me, nel mio modo di pensare e vivere l’attività fisica.

Oggi sento che il mio approccio è molto diverso da quello di 16 anni fa e risente, inevitabilmente, dell’esperienza fatta nelle arti marziali cinesi.

L’approccio occidentale allo sport

In occidente siamo abituati a considerare lo sport come attività benefica, in grado di  allenare ed irrobustire i muscoli anche in modo mirato.

Gli allenamenti sono programmati generalmente in modo da aumentare lo sforzo.

Si scrivono interi manuali per ottimizzare i risultati modificando stile di vita, alimentazione e mille altri piccoli-grandi aspetti.

Si punta molto sulla resistenza, cercando di superare ogni volta di un poco il proprio limite con l’obiettivo di  potenziare ogni volta ulteriormente le abilità acquisite.

La competizione è con se stessi ma anche e soprattutto con l’altro, in un contesto anche internazionale di confronto.

Nell’ottica occidentale, la “salute” viene misurata in base alla forza muscolare ottenuta e ai risultati sportivi sempre più brillanti nella pratica e nella competizione.

L’approccio cinese allo sport

L’approccio cinese allo sport e all’attività fisica è molto diverso da quello occidentale.

Mi riferisco in questo articolo non all’approccio moderno, in cui molti giovani atleti (e atlete) cinesi si sottopongono ad allenamenti durissimi pur di perseguire un risultato importante.

Mi riferisco all’approccio di antica tradizione, derivante dalla cultura e dalla visione medica cinese, in cui l’allenamento muscolare eccessivo può risultare dannoso per la nostra energia.

Questo secondo tipo di approccio considera l’allenamento come un’occasione per rafforzare il proprio organismo più che per ottenere risultati di performance, magari resistendo al dolore e alla fatica intensi.

Anche solo sudare in eccesso o stressare l’organismo con attività a cui non si è abituati senza il dovuto riposo può, in chiave medica cinese, essere molto dannoso per alcune persone e peggiorare alcuni quadri energetici importanti.

Per esempio, in presenza di un deficit di Qi e Sangue, oppure in età avanzata, questo tipo di impegno per l’organismo è decisamente sconsigliabile e pone le premesse di indebolimento dell’organismo.

Ogni “stagione” della vita può richiedere, in ogni caso, un approccio diverso ed un esercizio diverso per la nostra energia.

Sarà diverso quindi, per esempio, l’esercizio utile e benefico per l’energia di un bambino (puro Yang) e quello per l’energia di un adulto o, anche, di un anziano.

Ancora diverso potrà essere l’esercizio richiesto per migliorare il benessere nel caso di un uomo o di una donna a seconda della fase di vita che attraversa.

sport oriente occidente

Allenamento sportivo ed equilibrio

L’allenamento fisico, secondo la medicina cinese, è una pratica finalizzata in gran parte al rilassamento (auto-ascolto e riduzione di tensioni croniche involontarie…) e all’uso controllato e consapevole del corpo (equilibrio, propriocezione…).

Nell’approccio cinese, un muscolo contratto e teso ostacola il flusso del Qi e ne causa il ristagno. Con il Qi, anche il Sangue ha problemi di circolazione e questo causa uno stress continuo su legamenti, tendini e articolazioni.

L’attività fisica dovrebbe, pertanto, essere finalizzata sì ad irrobustire il corpo ma – ancor prima – a bilanciare la mente, riducendo le aree di tensione e favorendo un percorso di consapevolezza psico-fisica.

Il qi gong e il taijiquan

Nella cultura cinese la “pratica fisica” è tradizionalmente molto centrata sull’esercizio individuale con il taijiquan e il qi gong.

Entrambe queste discipline – ognuna a suo modo – forniscono un’occasione di allenamento quotidiano basato sul respiro, la consapevolezza del corpo e il rilassamento della postura.

L’attività fisica dal punto di vista della medicina cinese rappresenta uno  strumento  per favorire una circolazione energetica più armonica, riducendo stasi e tensioni.

A tal fine,  un alleato importante è il respiro, il quale aiuta a condurre il Qi, a nutrire gli organi e a sciogliere stasi e tensioni.

Questo da un punto di vista energetico è molto importante.

Quando la muscolatura si rilassa e il Qi scende, il respiro si abbassa e guadagna il dantien diventando sempre più profondo e calmo.



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