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Benessere digitale. Dalla connessione all’iperconnessione

Benessere digitale. Dalla connessione all’iperconnessione. Mantenere i propri equilibri nell’era digitale con lo yangsheng cinese

In che modo la “nuova connessione” digitale può modificare i nostri equilibri energetici? Come impatta il digitale sulla nostra energia e sulla nostra intenzione?

Quella che segue è la relazione che ho presentato nell’ultimo Convegno della Federazione Italiana Riflessologia del Piede (Milano 21 aprile 2024): “Importanza del contatto nell’era digitale. Restare connessi con se stessi in un’epoca come quella che stiamo vivendo

Nell’intervento rispondo a questi interrogativi recuperando gli antichi ma sempre attuali principi dello yangsheng (l’arte di coltivare la vita cinese). Suggerisco, inoltre gli strumenti per vivere il digitale al meglio, rendendolo un’opportunità e non un rischio per la nostra vita moderna, nell’occidente degli anni 2000.

Puoi vedere il video del mio intervento sul Canale YouTube della FIRP oppure leggerlo di seguito.

 

Nonostante la distanza nel tempo e nello spazio, il pensiero cinese può realmente aiutarci a trovare un orientamento valido nelle difficoltà del nostro vivere moderno.

Ed è questa la chiave che vorrei consegnare con la mia relazione in tema di connessione e digitale.

Nell’ottica cinese tutto è connessione dentro di noi e tra noi e l’esterno, in una prospettiva di relazione microcosmo-macrocosmo. La vita esiste solo in questa dimensione di relazione, anzi interrelazione, e tutto è così integrato da risultare “uno”.

Dal punto di vista del pensiero cinese connessione è quindi la parola-chiave della vita.

La connessione prevede relazione, legame, interdipendenza. Prevede la capacità di entrare in contatto con l’altro e con noi stessi, implica capacità di dialogo, di ascolto e di autoascolto.

Da sempre, fin dalla notte dei tempi, il tessuto della nostra esistenza è stato basato sulla connessione.

Connessioni fisiche, tangibili.

Ora però sappiamo che qualcosa sta cambiando. Negli ultimi anni la connessione sta vivendo una metamorfosi o meglio un’estensione, dal mondo fisico, palpabile, a quello digitale, senza materia e senza confini.

Ma proviamo a capire meglio.

Il fenomeno digitale

Dobbiamo partire dal presupposto che il fenomeno della comunicazione digitale interessa ormai la gran parte della popolazione mondiale. Alla sociologa che sempre comunque vive in me, piace partire dai numeri.

Sappiamo che nel 2023 oltre il 64% della popolazione nel mondo aveva un accesso ad internet (oltre 5 miliardi di persone) e quasi il 60% aveva almeno un profilo social attivo (fonte Blacklemon). E’ un dato importante ma è solo l’inizio.

Il tempo trascorso in connessione su internet oggi è di 6 ore e 37 minuti al giorno in media (praticamente il tempo corrispondente ad un lavoro part time). Di queste 6 ore e 37, due ore e mezzo sono dedicate esclusivamente alle piattaforme social.  Le restanti ore cosa facciamo? Leggiamo notizie, cerchiamo informazioni su google, interagiamo con amici e conoscenti, giochiamo e altro ancora.

E’ chiaro che nella società tecnologica ci troviamo in una condizione che molti definiscono di “always on” (iperconnessione). E non è solo questione di numeri, ma anche di qualcosa di più.

Le ricerche dimostrano infatti che spesso attiviamo lo schermo dello smartphone anche solo per controllare se ci sono messaggi o notifiche, nel timore di perdere qualcosa. Si sono innescati quindi meccanismi che vanno oltre al mero utilizzo della tecnologia e che, da quel che dimostrano diverse ricerche, stanno impattando sulla nostra capacità di concentrazione, sulla nostra attenzione.

Ci stiamo rendendo conto che il mondo digitale offre grandi vantaggi, ma sono possibili anche dei rischi.

L’azione energetica del digitale

E allora andiamo a vedere questi rischi.

Con il digitale si è spostato un asse: dal contatto fisico che coinvolge i sensi (il tatto per esempio, che in medicina cinese è sotto il controllo del cuore, ma anche l’olfatto che è sotto il controllo del polmone, …) al contatto a distanza, virtuale, che coinvolge la mente, l’astrazione, il pensiero, tutti aspetti che in medicina cinese sono sotto il controllo di milza-pancreas.

Milza pancreas è uno degli organi (cosiddetti organi zang) ritenuti più importanti dal sistema medico cinese.

E’ fondamentale il suo ruolo nella formazione del qi e del Sangue e, quindi, nella determinazione del nostro benessere più profondo. Ma sono anche molte altre le sue importanti funzioni, da quella di trasportare le essenze, a quella di controllare il  Sangue nei vasi, fino anche agli aspetti psichici connessi al “digerire” il pensiero.

E attenzione che già qui stiamo dicendo una cosa importante!

Il contatto digitale sposta l’asse dal corpo alla mente e quindi concentra tutto su quella che è la nostra terra, milza-pancreas, quindi su un asse che gestisce la nostra capacità di pensare ma anche elaborare e trasformare le essenze per generare la nostra energia vitale.

Con il contatto digitale, milza-pancreas è chiamata a trasformare (e lo stomaco è chiamato a “digerire”) i tanti stimoli al pari di ogni altra esperienza o un alimento… solo che in questo caso gli stimoli sono molti e spesso ravvicinati o sovrapposti. Ma su questo torneremo.

Questo portare più nella mente che nel corpo aggiunge un altro aspetto importante oltre al coinvolgimento energetico di milza-pancreas. E cioè il fatto che si insiste in questo modo su un aspetto che per noi occidentali è già critico.

Il nostro problema infatti è spesso proprio quello di stare troppo nella mente e troppo poco nel corpo. O stare nel corpo in modo inconsapevole.

Questo ce lo dice la psicologia, pensiamo agli studi di Alexander Lowen e alla sua bioenegetica, e ce lo dicono anche le nostre abitudini e i nostri consumi, con la crescente richiesta di pratiche che possano aiutarci ad entrare in connessione con il nostro corpo, il nostro respiro… come lo yoga, il qi gong e altre, oggi sempre più diffuse anche nei luoghi del fitness.

La diffusione della connessione digitale, quindi, trattenendoci nella mente, rischia di allontanarci sempre di più dal corpo, peggiorando quindi quello che è già un nostro comportamento a rischio.

Per considerare la situazione nella prospettiva dello yangsheng cinese e così capire ancora meglio possiamo partire da un principio cinese che si riassume nella frase: dove va la mente va il qi.

Con questa frase, la cultura cinese ci spiega che il pensiero guida il qi (energia) ed è quindi in grado di compiere trasformazioni profonde nel nostro organismo.

I cinesi parlano in questo caso di intenzione o, per dirla con i termini cinesi, parlano di Yi.

Lo Yi è una funzione psichica che la medicina cinese associa all’organo milza-pancreas.

Si proprio lei… lo stesso organo che è sede del pensiero, della riflessione… e che viene coinvolto maggiormente spostando il nostro contatto dal fisico-corporeo al mentale-online.

Lo yi è una funzione responsabile della capacità di concentrazione mentale, della memorizzazione, dello studio, della “messa a fuoco” dei problemi, della capacità di elaborare pensieri ed emozioni, di comprendere, di finalizzare i propri obiettivi.

Chi ha Yi forte, ha capacità di ragionare sulle cose, di capire in profondità, di persuadere.

Yi regola anche la capacità di assimilare e “digerire” gli eventi, di crescere intellettualmente, di relazionarsi con l’ambiente e di modificarlo per renderlo più vivibile.

Lo yi, l’intenzione si traduce in azione consapevole, pensiero cosciente che si manifesta.

Usiamo l’intenzione anche quando, per divertimento, facciamo una partita a freccette: il pensiero guida l’azione ed è prima di tutto grazie al pensiero che raggiungiamo il nostro obiettivo con le freccette).

Dove va la mente va il qi è una formula che ha un grande potere e lo sa bene chi pratica qi gong.

Sempre per restare in Cina, lo sanno bene anche gli artisti marziali quando si preparano per prove particolarmente impegnative, coltivando concentrazione e respiro (lo avrete visto in decine di film).

Nella tradizione cinese si dà grande importanza a questo aspetto, tanto che molte pratiche sono finalizzate proprio a favorire centratura e presenza.

Pensiamo al qi gong, alle tecniche di respirazione… Pratiche che, per quanto diverse, vanno nella comune direzione di renderci sempre più presenti nelle azioni e nel pensiero, farci percepire il senso di unità e integrazione mente-corpo, migliorare il nostro focus, favorire la concentrazione su un solo obiettivo per volta, usando l’intenzione come fosse un potente e sottile raggio laser indirizzato su un solo punto.

Quando manchiamo di intenzione il nostro pensiero si disperde ed è come la luce delle lampadine a incandescenza: diffusa tutto intorno, illumina tutto senza differenze. Illumina tutto ma allo stesso tempo non illumina bene nulla. Per fare un lavoro di precisione abbiamo bisogno di una luce in più focalizzata.

Quando manca l’intenzione, i pensieri mancano di questa luminosità.  Questo stato mentale ci lascia in balia degli automatismi che ci allontanano inconsapevolmente dal contatto con noi stessi, ci fanno sentire “separati”, sconnessi dal nostro centro, in balia delle sollecitazioni esterne.

Quando la nostra intenzione è forte, invece, siamo consapevoli e focalizzati nel pensiero e la nostra attenzione è completamente rivolta verso l’interno ad eccezione di un solo aspetto che invece è rivolto all’esterno, come un dardo.

Questo sistema è tipico delle arti marziali cinesi, per esempio, in cui si resta concentrati su un aspetto e attraverso questo singolo aspetto (spesso lo sguardo) si riesce a prevedere i movimenti dell’avversario. Si attiva un flusso in cui la mente è vigile e calma, sintonizzata con se stessa, col tempo, con il luogo e con l’obiettivo.

Ho spiegato tutto questo perché secondo me riflettere su questi aspetti relativi all’intenzione, al pensiero, al focus è decisivo per comprendere i possibili rischi derivanti oggi da un uso improprio delle tecnologie digitali.

Quando scrolliamo lo schermo del nostro smartphone, magari per mezz’ora o un’ora perché si perde il senso del tempo, dove va il nostro qi? Dov’è la nostra intenzione, il nostro yi?

Quando utilizziamo lo smartphone senza un obiettivo specifico di fruizione o di ricerca (come accade abitualmente sui social per esempio) e quindi senza intenzione, la nostra attenzione, che di solito guida l’azione, non guida ma viene guidata.

Non siamo noi a scegliere il contenuto ma un algoritmo, in base alle nostre recenti preferenze. L’obiettivo, lo sappiamo, è trattenerci più tempo possibile sulla piattaforma.

Pensiamo alla fruizione di contenuti su social come Instagram o Tik Tok: qui la nostra attenzione si sposta velocemente di contenuto in contenuto, rimbalza in balia di forze esterne, non c’è spazio per l’intenzione, non c’è possibilità di approfondimento.

Questa accelerazione impedisce alla nostra energia di radicarsi.

Il nostro qi resta come “galleggiante” ed è iperattivato da continue sollecitazioni.

In termini di movimento energetico, in queste situazioni il qi tende a disperdersi, diffondersi, sollecitato in molte direzioni diverse senza un preciso disegno.

Quando ci esponiamo a molti contenuti in breve tempo senza darci il tempo di metabolizzarli veramente, affatichiamo l’energia di milza e stomaco (la loggia terra). Qui è depositata la capacità di elaborare e trasformare gli alimenti e anche il vissuto.

Milza e stomaco sono alla base della costruzione del nostro qi e del nostro sangue. Quando l’energia di milza e stomaco si indebolisce, quindi, si indebolisce il nostro intero organismo.

Non solo.

Quando non riusciamo a smettere di scrollare lo schermo nella paura di perderci qualcosa o perché perdiamo il senso del tempo, per esempio, affatichiamo anche l’energia del cuore.

Il cuore è sede dello shen (cioè degli aspetti mentali ed emozionali), questa iperattività può disturbare quindi la vita emotiva, oltre che il sonno che è in relazione anche allo shen.

Effetti dell’uso eccessivo o inconsapevole delle tecnologie digitali

L’uso eccessivo o inconsapevole delle tecnologie digitali:

  • prima cosa, ci allontana dal corpo e dal contatto fisico (cosa di cui noi occidentali proprio non abbiamo bisogno, semmai il contrario)
  • seconda cosa, indebolisce il nostro sistema milza-pancreas e da qui derivano due conseguenze
    • una difficoltà nella produzione di sostanze vitali, qi e sangue in particolare, (quindi una potenziale riduzione della nostra vitalità) con sintomi anche fisici (problemi digestivi, gonfiore, mancanza di appetito…)
    • una difficoltà nella nostra capacità di concentrazione (yi) con conseguenze ampie anche psichiche come per esempio la tendenza al rimuginio, al pensiero ossessivo, alla preoccupazione eccessiva. Abbiamo visto che “dove va la mente va il qi” ma se la mente non è in grado di guidare si resta impantanati nel pensiero
  • terzo aspetto che consegue l’uso eccessivo o inconsapevole delle tecnologie digitali riguarda l’energia del cuore. Questo organo, definito dalla medicina cinese imperatore del regno che è il nostro organismo, appartiene all’elemento fuoco, massimo yang, e non ama affatto l’iperattività. Il digitale in alcune situazioni, quindi, può disturbare lo shen, ovvero tutto ciò che è inerente agli aspetti mentali ed emozionali (associati proprio al cuore)

In sostanza, se ci pensiamo bene, con l’uso delle tecnologie digitali stimoliamo la nostra energia vitale in modo esattamente opposto rispetto al modo in cui si è sempre cercato di fare nelle pratiche cinesi di lunga vita.  Con il qi gong guidiamo e focalizziamo; con le tecnologie digitali espandiamo e a volte disperdiamo.

Laddove il qi gong lavora per guidare il qi, renderci consapevoli dei suoi movimenti, favorire il suo libero fluire, aumentare la nostra capacità di focus… ecco esattamente all’opposto lavora la tecnologia digitale quando viene usata in modo improprio. Il qi resta galleggiante, non viene guidato, non siamo consapevoli del suo fluire, la nostra capacità di concentrazione si riduce.

 

Il digitale come strumento

Il digitale è qui. Io sono qui grazie al digitale. Letteralmente.

Sono qui anche grazie ai social e non sarei credibile a dire che i social sono solo dannosi e non devono essere utilizzati.

Non lo penso del resto. Tutt’altro.

Come sempre non è lo strumento ma il modo in cui lo utilizziamo a fare la differenza.

Anche il coltello è uno strumento e lo uso per tagliare, per preparare i cibi con cui poi mi nutrirò… quindi addirittura per vivere. Però, se sento il bisogno di usarlo in ogni momento tagliando tutto quello che ho davanti senza motivo, allora c’è un problema.

In questo caso sarebbe ancora uno strumento? No. Lo strumento implica consapevolezza di utilizzo. Questo sarebbe invece un atto inconsapevole, automatico, una dipendenza.

Allora il discorso non deve riguardare il digitale o i social ma i comportamenti compulsivi, inconsapevoli e, aggiungo, indotti.

E qui non mi nascondo quando lo dico.

Sì perché non decidiamo veramente noi di controllare lo smartphone dieci volte al giorno ma lo facciamo esattamente perché indotti.

Non è tutta colpa nostra se non riusciamo a concentrarci. La distrazione è esattamente il carburante delle strategie digitali. Dobbiamo prenderne atto.

Dobbiamo prendere atto che chi lavora in questo ambito, progettando e realizzando i meccanismi che fanno funzionare il mondo digitale (e il marketing ad esso associato), spesso vieta ai propri figli di utilizzare i siti e i dispositivi che egli stesso progetta mentre magari li iscrive anche a scuole prive di tecnologia.

Ho letto un giorno una frase che mi ha fatto sorridere e che ripeto qui perché davvero mi convince: dobbiamo prendere atto che dire a google o chi per lui di non usare più questo modello di distrazione è come dire a una compagnia petrolifera di non estrarre più petrolio.

In altri termini, almeno per il momento, finché gli studi non renderanno obbligatorio intervenire richiedendo un cambiamento nelle azioni delle aziende tecnologiche, la soluzione è unicamente nelle nostre mani, in un cambiamento del nostro comportamento individuale.

Siamo quindi noi persone prima che consumatori che dobbiamo fare la differenza. Altrimenti ne va della nostra Connessione. con la C maiuscola

Digitale al servizio dei nostri valori

Dobbiamo imparare ad usare la tecnologia (e i social in particolare) attraverso la nostra intenzione. E quindi anche allenare in questo modo la nostra intenzione.

Tradotto nella pratica, questo significa usare il digitale al servizio dei nostri obiettivi e non viceversa.

Quindi quando abbiamo lo smartphone in mano prima di tutto dobbiamo chiederci:

  • quali sono i miei obiettivi?
  • quali sono i miei valori? Cos’è per me importante?
  • in che modo il digitale può adattarsi ai miei valori e aiutarmi a potenziarli, amplificarli?

Per esempio… Da quando ho preso atto di questi meccanismi, ho imparato ad aver sempre chiaro qual è il mio obiettivo. Nel mio lavoro il mio obiettivo è offrire contenuti che possano aiutare le persone ad essere protagoniste del proprio benessere.

Così il digitale diventa il mio altoparlante, il mezzo attraverso il quale posso raggiungere un’audience più ampia, in modo coerente con i miei valori o anche mettermi in contatto con altri professionisti e fare rete sugli obiettivi comuni.

Come utente (quindi come laura, non come laura vanni medicina cinese che è il mio nickname sui social), i social per me sono il mezzo per aggiornarmi, per seguire pochi profili che ritengo validi, in grado di portare valore nella mia vita.

In questo modo posso usare il digitale al servizio dei miei valori e non viceversa. Sia nel lavoro che nella vita privata.

Se non facciamo questo, il tempo tecnologico occuperà in automatico ogni vuoto e ci chiederemo un giorno, alla fine della vita, dove è finito il nostro tempo.

Non dobbiamo avere paura del digitale e non dobbiamo necessariamente fuggire dai social.

Dobbiamo però iniziare ad usarli in modo davvero critico. Imparando anche a restare da soli, in silenzio, con spazi vuoti. Perché, come insegna il taoismo, il vuoto non è assenza e privazione ma è lo spazio all’interno del quale si realizza la vita.

E allora concludo con un inno al vuoto e perché no alla noia. Va bene usare i social e il digitale ma è indispensabile saper ritagliare spazi in cui davvero possiamo fermarci e connetterci, tenendo rigorosamente lo smartphone spento.

Ti suggerisco come usare i social con consapevolezza ma allo stesso tempo ti offro anche un’alterativa per fruire dei miei contenuti social senza stare sui social. Questa alternativa è socialteca, uno spazio riservato e sempre aggiornato sul mio sito in cui puoi trovare tutti i miei contenuti social organizzati per tema. Socialteca è gratuito per gli iscritti alla mia newsletter. Iscrivendoti gratuitamente a Socialteca ti iscrivi alla newsletter ed entri nella mia community.

 

 

Laura Vanni

Laura Vanni lavora per circa 15 anni come sociologa ricercatrice nell’ambito delle politiche socio-sanitarie finché non scopre la medicina cinese. Nel 2009 decide di fare della medicina cinese il suo nuovo lavoro qualificandosi come operatrice tuina. Da venti anni pratica qi gong e taijiquan di cui è istruttrice presso l’ASD Hung Sing Martial Arts. Ha sempre messo al primo posto la divulgazione della medicina cinese e la sua missione è rendere ognuno protagonista del proprio benessere grazie agli strumenti dello yangsheng cinese. Il suo impegno più grande oggi è quello di integrare sociologia e medicina cinese per offrire strumenti di benessere attuali ed efficaci nella società complessa in cui viviamo in occidente. Oggi Laura dialoga con una community di oltre centomila persone, promuove corsi online e ritiri ed è presente sui principali social come Laura Vanni Medicina Cinese. Il suo ultimo libro è “Il segreto dell’energia vitale. Fai fiorire la tua vita con l’arte dello yangsheng cinese” edito da Piemme.

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