Postura e medicina cinese. La forma del corpo e il suo rapporto con la mente

postura e medicina cinese

Vi è mai capitato di osservare le persone che camminano in strada o che sono in attesa alla fermata dell’autobus?

Avete mai fatto caso a come ognuno abbia tratti fisici e soprattutto posturali distintivi?

Chi grasso, chi magro, chi con le spalle ampie e robuste, chi dall’aspetto gracile e delicato, chi “iperesteso” e con una schiena atteggiata in modo rigido e chi – al contrario – chino e apparentemente quasi sbilanciato in avanti…

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La forma del corpo

Da cosa dipende, oltre che dalla genetica, la “forma” che il nostro corpo prende negli anni?

Da cosa dipende, oltre che dalla meccanica, il modo in cui noi “teniamo in piedi” il nostro corpo, quali muscoli decidiamo di far lavorare soprattutto per mantenerci eretti, lottando contro la forza di gravità a volte in modo insolito?

Cosa può spiegare quella che è la nostra postura, il modo in cui le ossa, i muscoli, i tendini e ogni struttura ci “disegna” e ci rende unici, in modo da essere riconoscibili anche da lontano, dalla silhouette o dal nostro modo di camminare?

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I fattori ambientali che “forgiano”.

Il contributo di Lowen nella psicoterapia

Spesso la persona non ha piena consapevolezza delle aree di tensione e le percepisce solo al tocco.

Spesso nel lavoro sui Meridiani e sulle zone energetiche che coinvolgono l’area in tensione la persona compie un respiro profondo, come se il respiro fosse stato fino a quel momento bloccato nella tensione e nella mancata consapevolezza di essa.

Si avverte spesso una sorta di sconnessione tra il corpo e la mente che si riduce nel momento in cui le mani dell’operatore vanno anche solo a toccare l’area interessata.

La psicoterapia fornisce interessanti letture di questo fenomeno evidenziando come siano numerosi i fattori che contribuiscono a “bloccare” alcune aree del corpo arrivando a “forgiarci” nel tempo.

Si parla di fattori ambientali, ovvero di fattori psicologici, sociali e, più ampiamente,  culturali.

Questo ambito è stato brillantemente indagato e documentato da Alexander Lowen, psicoterapeuta degli anni 40 padre della bioenergetica.

Osservando i propri pazienti, egli si rese conto come questi avessero spesso blocchi muscolari, un diaframma cronicamente contratto e – così come lui stesso lo definì – un “flusso energetico bloccato”, con una associata condizione di depressione.

Era, in sostanza, come se essi portassero sul corpo i segni della propria sofferenza emotiva.

Da ciò derivò che il modo di sentirsi e di essere della persona ha una connessione con il suo “essere” nel corpo.

Secondo Lowen, fin da bambini ricorriamo ad una strategia inconscia per controllare movimenti che porterebbero a rifiuto e disapprovazione.

Questo controllo (o meglio, più spesso, inibizione) ci rende socialmente desiderabili, ma allo stesso tempo blocca permanentemente i muscoli coinvolti con tensioni inconsce che si cronicizzano nel tempo. E’ il caso, per esempio, del blocco della gola e della mascella per inibire il piangere o il gridare (ma, ahimè anche di urlare di gioia) o dei blocchi nelle spalle e nelle braccia per inibire il desiderio di aggredire o colpire (ma, ahimè, anche di abbracciare).

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Il punto di vista della medicina cinese.

Le tensioni muscolari croniche e il loro rapporto con il Qi e il Sangue

Nel mio lavoro di operatore tuina osservo quotidianamente come un atteggiamento posturale protratto nel tempo generi tensioni muscolari croniche le quali – a volte – sviluppano in  condizioni di dolore quando non anche in vere e proprie patologie a carico dell’apparato osteomuscolare.

In medicina cinese si dice che “dove c’è dolore c’è stasi e dove c’è stasi c’è dolore”.

Le tensioni muscolari croniche, quindi, con la loro dolorabilità più o meno intensa, rappresentano segnali di blocco e di rallentamento della circolazione del Qi e del Sangue nel nostro organismo.

Questa stasi va ad interessare aree energetiche più o meno estese, aree coincidenti con agopunti e Meridiani energetici coinvolgendo, quindi, potenzialmente, in modo ampio non solo la zona del corpo interessata ma anche organi ed apparati.

I fattori che favoriscono queste stasi possono essere di diversa natura, tanto fisici (mantenimento di posizioni scorrette) quanto emozionali (emozioni intense e particolarmente persistenti come tristezza, paura, rabbia o preoccupazione oppure – anche – la loro compressione in grado da generare una stasi).

L’obiettivo della medicina cinese nelle sue diverse espressioni (tuina, agopuntura, qi gong, fitoterapia, alimentazione energetica) va, in ogni caso, nella direzione di rendere fluidi e armonici i movimenti di energia, risolvendo le eventuali stasi e prevenendone l’eventuale formarsi.

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La via cinese per la connessione corpo-mente

Dal punto di vista della medicina cinese, uno strumento insostituibile ai fini della connessione corpo-mente è dato dalla ginnastica energetica e dal Qi gong.

Attraverso questa antica pratica psico-corporea è possibile favorire il libero fluire del Qi e del Sangue nei Meridiani energetici, aumentare la consapevolezza del proprio corpo, favorire la connessione tra il corpo stesso e la mente migliorando la propriocezione.

Risultati molto validi in termini di armonico fluire possono essere forniti anche dalla pratica del taijiquan, antica arte marziale cinese basata su movimenti lenti, armonici e fluidi che aiutano a sviluppare nel praticante flessibilità e morbidezza.

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Molto utile, infine, è la pratica della meditazione, in grado di favorire consapevolezza e presenza e di creare una relazione a volte molto stretta tra il corpo e la mente a livelli diversi (vedi anche la meditazione degli organi).

Tutto ciò conduce, nel tempo, alla conquista di una postura equilibrata e priva di tensioni.

In questa chiave, la forma del corpo e quella che chiamiamo abitualmente “postura” può rappresentare, quindi, l’espressione più visibile del rapporto di equilibrio-squilibrio tra mente e corpo.


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Torace, respiro ed emozioni. Aspetti simbolici e psicosomatici

torace respiro

Torace, respiro ed emozioni sono tra loro strettamente connessi.

In questo articolo vedremo gli aspetti simbolici e psicosomatici connessi a questo distretto corporeo.

Il torace (dal latino thorax, greco ϑώραξ, “corazza, torace”) è la regione del tronco compresa tra il collo e l’addome (definizione Treccani).

Al torace corrisponde la gabbia toracica, ovvero quella parte del nostro corpo che contiene ossa e muscoli con specifica funzione di proteggere il cuore e i polmoni.

Sappiamo tutti che torace è il centro del respiro ma anche il centro dell’espressione verbale.

E’, infatti, grazie al respiro generato nel torace e alla colonna d’aria che viene espulsa a livello della glottide, che nasce la voce.

Il torace nella tradizione popolare

Il torace è la “dimora del cuore” e, quindi, nel senso comune, è la dimora delle emozioni.

Il torace (o anche il petto) è per questo considerato, a livello popolare:

  • il luogo di concentrazione del sentimento (“avere in petto”)
  • il luogo di raccolta del senso di responsabilità ed individualità (“battersi il petto” in segno di pentimento).

Altri riferimenti rintracciabili nei detti popolari si riferiscono al ruolo del torace nella fonazione (“do di petto” inteso come virtuosismo nel canto e quindi, per traslato, come simbolo di azione brillante, ben riuscita) e al suo essere esposto nell’azione quando questa viene intrapresa con determinazione e risolutezza (“prendere di petto” un problema o una persona).

Tra i modi di dire più diffusi riguardanti il petto-torace troviamo:

  • avere in petto”: avere in animo, avere in mente, vedendo il petto come sede del cuore e quindi dei sentimenti. Usato principalmente per un sentimento, ma anche per un’idea, un’intenzione, soprattutto se non si esterna o che non si vuole rivelare agli altri
  • battersi il petto”: pentirsi, manifestare pentimento riconoscendo le proprie responsabilità. Richiama il gesto dei penitenti mentre ripetevano il “Domine non sum dignus”. Permane ancora nella preghiera cattolica in cui si confessano genericamente i propri peccati assumendosene la colpa davanti a Dio
  • do di petto”: si riferisce ad un’azione brillante, particolarmente ben riuscita. Deriva dal canto, al do acuto della voce di tenore, e allude alla difficoltà dell’emissione vocale di questa nota
  • prendere di petto”: affrontare direttamente e con decisione una persona, un problema, una situazione e così via. Sottintende l’intenzione di risolvere una questione sospesa, di arrivare a un chiarimento, di mettere fine a qualcosa, pur sapendo di andare così incontro alla possibilità di liti o fatiche

Il linguaggio del corpo tra psicologia sociale e psicosomatica

L’aspetto culturale ha, indubbiamente, un ruolo significativo nella capacità di comunicazione non verbale di quest’area corporea.

Forza, superiorità, sensualità

Nella cultura occidentale, in particolare, la zona toracica tende ad essere esaltata per esprimere forza, superiorità o anche sensualità.

Il sesso maschile ama esibire dei pettorali robusti.

torace

Il sesso femminile, di contro, sceglie abiti che possano valorizzare il décolleté, ritenuto in grado di valorizzare la propria femminilità.

torace, respiro emozioni

Non solo.

Ci sono altri numerosi aspetti significativi nella comunicazione non verbale relativa a questo distretto corporeo.

Atteggiamenti psichici ed emozioni

L’ampiezza delle spalle e della cassa toracica, la postura, la tonicità – o la atonicità – e il modo in cui viene mosso il torace sono in grado di comunicare – silenziosamente ma efficacemente – atteggiamenti psichici ed emozioni.

Come evidenziano gli psicologi psicosomatici:

  • in presenza di rabbia, il petto potrà mostrarsi gonfio e “tronfio”
  • in presenza di ansia, la respirazione si farà alta e il petto si alzerà e si abbasserà velocemente o anche in modo irregolare, sospendendo il respiro
  • in caso di paurail busto potrà essere scosso da tremori e le spalle potranno essere sollevate, come a proteggersi, il torace potrà essere gonfio, come per assicurarsi abbastanza aria
  • nell’eccitazione emotiva o sessuale, il busto potrà apparire molto tonico e proteso in avanti
  • al contrario, nella rilassatezza, il corpo sarà generalmente adagiato su uno schienale o, in caso di posizione eretta, apparirà disteso, ostentando un respiro lento e regolare.

La forma del torace

Un aspetto interessante riguarda anche l’osservazione della “forma” del torace.

L’area del torace, infatti, può presentare – sia anteriormente che posteriormente, quindi in corrispondenza dell’area dorsale – asimmetrie, ipo-iperertrofie, tensioni, blocchi etc i quali possono essere il risultato di un determinato vissuto emozionale.

Il blocco e la corazza muscolare. Reich e Lowen

Su questo specifico aspetto, riflessioni assai significative ci derivano da Reich e da Lowen.

Dai loro studi emerge, infatti, il fatto che quando subiamo qualche aggressione emotiva e proviamo sofferenza, la zona anteriore del torace si contrae come per proteggere il cuore.

Questo genera progressivamente quella che Reich definisce la “corazza muscolare” sia davanti (protezione dalla sofferenza) che dietro (difesa rispetto all’aggressività degli altri) che, anche, al di sotto, a livello del diaframma, il quale, a sua volta, si irrigidisce.

Questa tensione o blocco a livello muscolare genera un blocco ancora più ampio, a livello di capacità e possibilità di comunicare le proprie emozioni, nonché, anche, a livello di capacità nell’eseguire in modo pieno e fluido l’atto respiratorio.

Le caratteristiche morfologiche del torace (ampio, rigido, rilassato, rigonfio…) si dimostrano strettamente connesse, quindi, alle caratteristiche funzionali dell’atto respiratorio (unità o meno della cassa toracica, del diaframma e dell’addome) e, secondo Lowen, si connettono anche alle caratteristiche dell’Io:

“osserviamo se il petto è ampio, se è rigido o morbido e rilassato. Un torace rigonfio è invariabilmente concomitante con un Io gonfiato (…) d’altro canto, un petto morbido, sebbene connesso a maggiori sensazioni, non è necessariamente un segno di buona salute; si trova in certi caratteri impulsivi con struttura pregenitale. Quella che cerchiamo è una struttura rilassata in cui i movimenti respiratori mostrino l’unità della cassa toracica, del diaframma e dell’addome nell’inspirazione e nell’espirazione”(Lowen, Linguaggio del corpo, p.90)

Il respiro come connessione e scambio

E veniamo quindi, in tal modo, al secondo aspetto importante che riguarda quest’importante area corporea: il respiro.

torace

Il respiro rappresenta, tecnicamente, il movimento ritmico di immissione e di emissione dell’aria per mezzo del quale si attua il processo della respirazione.

Un’azione automatica e naturale che costituisce il mezzo di connessione, comunicazione e scambio tra l’interno (Io) e l’esterno (l’ambiente, l’altro da me).

Nell’esecuzione dell’atto respiratorio, il torace gestisce la sua funzione in modi sempre diversi a seconda di fattori ambientali ed emozionali.

Il respiro e il rapporto con il mondo

La difficoltà nel rapporto con il mondo, con l’altro da sé, può rendere difficoltosa la respirazione, in particolare con riferimento all’atto inspiratorio che rappresenta l’accoglienza e la ricezione.

Allo stesso tempo, la paura fa gonfiare il torace per assicurare “abbastanza aria” e infondere sicurezza.

Scrive al riguardo Lowen:

“il torace gonfio è una difesa contro il senso di panico, che è in relazione con la paura di non riuscire ad assicurarsi abbastanza aria. Allorché una persona in queste condizioni fa uscire completamente l’aria, ha un momento di panico, al quale reagisce inspirando e gonfiando di nuovo il torace. Il torace gonfio, mantiene un’ampia riserva di aria per misura di sicurezza. Il soggetto ha paura di abbandonare tale senso illusorio di sicurezza. D’altro canto chi ha paura di protendersi verso il mondo attivamente ha difficoltà nell’inspirare”(Lowen, Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica, p.32)

L’aspetto funzionale (atto respiratorio) e quello fisico-morfologico (aspetto e forma del torace) entrano in tal modo in connessione profonda tra loro.

Questi due aspetti, inoltre, sono in connessione, a loro volta, con le caratteristiche psico-emotive dell’individuo (Giacconi).

Di fatto, sia un’ipo-espansione sia un’iper-espansione del torace suggeriscono una mancata consapevolezza rispetto al proprio respiro, il quale subisce condizionamenti in base a fattori di contesto, e costituiscono premessa di squilibrio a più livelli.

Oppressione toracica e fatica a respirare. Il punto di vista energetico

Uno dei disturbi più diffusi a livello toracico è indubbiamente la dispnea (difficoltà a respirare) con senso di oppressione toracica che può arrivare al dolore.

torace

In letteratura si evidenzia come questa condizione si associ a due condizioni tipiche:

  • un blocco o stasi a livello del torace, spesso associata a condizioni emozionali molto intense di vulnerabilità  (ansia, paura…)
  • un torace iper-espanso, in condizioni di aggressività e impetuosità. In questo caso l’energia si blocca al livello del petto generando un senso di pienezza che si può manifestare a livello psichico (ansia) e fisico (ipertensione).  La postura con l’iperestensione del torace favorisce, inoltre, l’irrigidimento del ventre e del diaframma, bloccando il contatto con l’intestino. Le emozioni che hanno inizio nel ventre faticano così ad ascendere attraverso il petto, restano compresse, non riescono ad essere trasformate ed espresse in parole, azioni, emozioni manifeste

In medicina cinese queste condizioni di difficoltà a livello del torace possono essere comuni a diversi quadri. Per differenziare tra questi quadri ed intraprendere il giusto percorso di trattamento  è indispensabile la valutazione da parte di un medico-operatore di medicina cinese.

Un agopunto che spesso può essere di aiuto in queste condizioni è PC6 Neiguan, localizzato  tre dita in linea sopra la linea del polso. Il punto si trova sotto al terzo dito, al centro, tra i tendini.

toracetorace, respiro emozioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stimolazione di questo agopunto va fatta con il pollice, cercando di “entrare” un po’ tra i tendini. L’ideale quindi è utilizzare la parte più vicina alla punta del pollice (apice del polpastrello).

Possiamo stimolare il punto con delle pressioni semplici ripetute (premo-lascio) oppure con una pressione rotatoria.

Stimolato con costanza, PC6  aiuta ad “aprire il torace”, a muovere il Qi e il Sangue ed ha, inoltre, azione calmante (calma lo Shen)

Al minuto 2.35 del video seguente dedicato alla digitopressione in caso di ansia, puoi vedere la localizzazione e la stimolazione in autotrattamento di questo agopunto.

Dopo aver visto il video non dimenticare di iscriverti al Canale YouTube per non perdere gli aggiornamenti!

 



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Alleviare il dolore alle spalle con i punti riflessi

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Il dolore alle spalle può sopraggiungere per motivi diversi, anche non di origine traumatica, ed è sempre bene rivolgerci al proprio medico di fiducia per un parere nel caso di un dolore persistente.

La spalla è la parte dell’organismo umano che connette l’arto superiore e il tronco.

Può compiere numerosi movimenti:

  • adduzione (l’avvicinamento dell’arto dall’asse mediano del corpo)
  • abduzione (l’allontanamento dell’arto dall’asse mediano del corpo)
  • rotazione,

La maggior parte degli animali  di specie diversa da quella umana non può compiere questi movimenti, molti dei quali connessi proprio all’impegno nel compiere un’azione.

Le spalle e la comunicazione sociale

Le spalle costituiscono un’area di grandissima comunicazione sociale.

Si trovano tra il torace ed elementi altamente espressivi come le braccia e le mani: tutti aspetti collegati al fare, al dare, al ricevere e al comunicare.

Per quanto nella comunicazione non verbale il ruolo principale sia attribuito alla mimica facciale (espressioni del volto), le spalle offrono un ulteriore importante sistema di comunicazione non verbale.

Si pensi, per esempio all’atto di “alzare le spalle” (“fare spallucce”) come eloquente atteggiamento di disinteresse rispetto ad una situazione.

L’atteggiamento delle spalle costituisce, inoltre, un segnale sociale in grado di rivelare agli altri le nostre emozioni e il nostro benessere generale.

Il modo di atteggiare le spalle esprime propensione alla dominanza piuttosto che alla sottomissione.

Alcuni antropologici (D. Morris, D. Givens) hanno, per esempio, evidenziato come le spalle ampie (con forma a “V”) comunichino forza, autorevolezza, vigore e per questo risultano maggiormente attraenti, al punto da condizionare la moda (si pensi all’uso degli spallini imbottiti per alcune giacche).

alleviare dolore alle spalle

Le spalle nella tradizione popolare

Nell’imaginario popolare, le spalle rappresentano una parte del corpo estremamente robusta e resistente, su cui si può contare per caricare eventuali pesi fisici e non solo fisici (si pensi ai modi di dire come “avere le spalle grosse”, “gettare sulle spalle…”).

Dall’analisi dei modi di dire popolari possiamo individuare tre dimensioni di significato simbolico particolarmente interessanti che rappresentano le spalle come:

  1. luogo corporeo in cui si concentra il carico fisico ed emozionale (avere le spalle grosse, avere sulle spalle, gravare sulle spalle…)
  2. espressione di capacità/incapacità di prendere in carico (avere le spalle quadre/avere le spalle tonde)
  3. efficace canale di comunicazione non verbale (alzare le spalle/fare spallucce)

Altri modi di dire si riferiscono in vario modo alle spalle prevalentemente come distretto corporeo che decide l’attenzione o la consapevolezza del soggetto (“voltare le spalle”, “agire dietro le spalle”, “guardarsi alle spalle”, “gettarsi alle spalle”) o la blocca a volte drammaticamente (“avere le spalle al muro”).

Elenco dei modi di dire riguardanti le spalle:

  • alzare le spalle / fare spallucce / stringersi nelle spalle: manifestare impotenza e rassegnazione, indifferenza o noncuranza
  • assalire alle spalle: colpire a tradimento
  • avere la testa sulle spalle: essere responsabili, riflessivi, affidabili
  • avere le spalle al muro: essere in una posizione di difficoltà, dalla quale non si può sfuggire. Essere impossibilitati ad agire liberamente
  • avere le spalle grosse: essere in grado di sopportare disagi, fatiche, responsabilità ma anche dolori, frustrazioni, incarichi gravosi
  • avere le spalle quadre: essere affidabile, solida, non lasciarsi fuorviare da elementi emozionali o simili, come una persona dalle spalle robuste non barcolla sotto un carico
  • avere le spalle tonde: non aver voglia di lavorare. Chi ha le spalle tonde non può portare grossi carichi, scivolerebbero via
  • avere sulle spalle: sopportare un peso, una responsabilità
  • dietro le spalle: all’insaputa di qualcuno, in sua assenza. Agire dietro le spalle (in modo che l’interessato non venga a saperlo), ridere alle spalle (beffarsi di qualcuno)
  • fare da spalla: aiutare qualcuno, sostenerlo, dare il proprio appoggio
  • gettare sulle spalle: addossare a qualcuno responsabilità o fatiche
  • gettarsi dietro le spalle: dimenticare qualcosa, non pensarci più
  • gravare sulle spalle, vivere alle spalle di qualcuno: essere un peso per qualcuno
  • guardarsi alle spalle: stare in guardia, cautelarsi di fronte ad attacchi a sorpresa
  • voltare le spalle: fuggire voltando le spalle al nemico, girarsi per non guardare più in faccia una persona, abbandonare o disconoscere qualcuno con cui non si vogliono più avere rapporti. Anche abbandonare qualcuno nel momento del bisogno

alleviare dolore alle spalle

Le spalle in psicosomatica

In psicologia psicosomatica, le spalle rappresentano la nostra capacità di portare i fardelli.

Rappresentano la nostra capacità di sostenere il peso delle responsabilità, il carico di problemi.

La zona del trapezio può essere coinvolta, in particolare, in presenza di emozioni connesse a paura, la quale promuove una tendenza a tenere sollevate le spalle.

Altra condizione emotiva connessa ad un coinvolgimento del trapezio deriva dall’attitudine a farsi carico di incarichi e responsabilità eccessivi, eventualmente anche a seguito della paura stessa (paura di un rifiuto, paura della reazione dell’altro di fronte ad una nostra richiesta di aiuto).

Secondo Giacconi, spalle rigide e inarcate possono essere collegate all’interiorizzazione della paura e alle modalità con cui l’individuo “carica” su di sé le proprie responsabilità, cercando di non mostrare la propria sensibilità e iperproteggendosi dalla sofferenza emotiva.

dolore alle spalle

Anche Fiammetti, similmente, indica come spalle rientrate, in avanti o sollevate possano tradurre lo stato mentale e il carattere introverso o estroverso dell’individuo.

Lowen nella sua analisi distingue diverse condizioni emotive in grado di manifestarsi nell’atteggiamento delle spalle siano queste retratte, rialzate, squadrate e così via:

la posizione e la motilità delle spalle sono significative per le funzioni dell’Io quanto le gambe e il bacino lo sono per le funzioni sessuali. Si possono facilmente discernere parecchie attitudini. Le spalle retratte rappresentano la collera repressa, il trattenersi dall’impulso di colpire; le spalle rialzate sono connesse alla paura; le spalle quadrate esprimono principalmente un atteggiamento virile nell’assumersi le proprie responsabilità; le spalle ricurve comunicano il senso di un peso, di un fardello” (Lowen il linguaggio del corpo p.90).

Nell’interpretazione di Lowen, le spalle e le braccia sono il mondo in cui ci muoviamo, lo strumento attraverso il quale siamo in grado di manipolare e modificare il mondo come meglio è per noi.

La portata e l’estensione delle braccia può, quindi, rappresentare una misura dell’Io:

poiché nei primati la funzione fondamentale delle braccia è di allungarsi per prendere o dare, per afferrare o colpire, la portata e la qualità dell’estensione sono una misura dell’Io” (Lowen il linguaggio del corpo p.90).

Il dolore alle spalle

In considerazione degli aspetti simbolici connessi a questo distretto corporeo, il dolore apparentemente immotivato alle spalle potrebbe indicare, in chiave psicosomatica, che stiamo portando un peso eccessivo, siamo sovraccarichi di lavoro o di responsabilità.

dolore alle spalle

Può, quindi, far interrogare su alcuni aspetti della propria vita come:

  • mi sento sotto stress?
  • Mi sento sovraccaricato di responsabilità, aspettative, incarichi?
  • Mi faccio carico dei problemi degli altri (familiari, amici…) al punto di sentirmi responsabile, con le mie scelte, della loro felicità? (Rainville).

La tensione in questa zona può, inoltre, rimandare ad una sofferenza a carico di una rabbia trattenuta:

“Molti individui hanno gravi tensioni muscolari nella parte superiore della schiena e nelle spalle. Queste tensioni sono connesse alla repressione della rabbia e non possono essere sciolte finché gli impulsi repressi non trovano espressione.”(Lowen, Arrendersi al corpo p.85).

Diversi autori segnalano, inoltre, come problemi a livello delle spalle non restino circoscritti a quest’area con la manifestazione del dolore ma possano arrivare ad interessare le funzioni respiratorie:

Le spalle hanno un ruolo importante nella motilità del torace, perché il cingolo scapolare si estende dalla colonna vertebrale attraverso i muscoli romboidi fino allo sterno attraverso i muscoli pettorali e quindi i disturbi del cingolo scapolare influenzano la funzione respiratoria” (Lowen il linguaggio del corpo p.90).

Come alleviare il dolore alle spalle con la riflessologia in autotrattamento

La riflessologia può venire in aiuto per alleviare il dolore alle spalle.

In autotrattamento, è particolarmente utile la stimolazione di alcune aree riflesse del viso e dell’orecchio.

Nella riflessologia facciale vietnamita Dien Chan una delle aree più importanti in relazione alle spalle coincide con l’area subito al di sopra delle sopracciglia.

alleviare dolore alle spalle

In presenza di dolore alle spalle è utile stimolare quest’area massaggiandola con le dita, con pressione e sfregamento.

In tal modo si favorirà la mobilizzazione del Qi e del Sangue nell’area delle spalle, ovvero l’area riflessa corrispondente.

Una seconda area riflessa utile da stimolare in autotrattamento è quella auricolare, nella zona contrassegnata dal cerchio rosso nella foto.

dolore alle spalle

Quest’area può essere stimolata più volte al girono con le dita, pinzando e massaggiando l’orecchio fino ad arrossamento e percezione di calore intenso.


 

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Introduzione allo Zhan Zhuang

Zhan Zhuang

Quando ho iniziato a praticare qi gong e taijiquan, circa sedici anni fa, ho sperimentato per la prima volta anche la pratica dello Zhan Zhaung.

Lo Zhan Zhuang (letteralmente “stare eretti come un palo”) rientra tra le pratiche cinesi di nutrimento della vita.

Per quanto consista, di fatto, in un esercizio statico, Zhan Zhuang muove in modo significativo la nostra energia.

Per questo viene impiegato fin dall’antichità per armonizzare corpo e mente, tonificare l’energia vitale e rafforzare l’intero organismo, anche ai fini della pratica marziale.

5 criteri di base dello Zhan Zhuang

Lo Zhan Zhuang consiste nello stare in piedi mantenendo una posizione rilassata, statica, di quiete e rilassamento.

Per una buona pratica Zhan Zhuang è indispensabile rispettare alcune regole fondamentali.

Possiamo riassumere queste regole nei seguenti 5 criteri di base:

  1. mantenere il corpo rilassato
  2. controllare la postura
  3. controllare la respirazione
  4. mantenere presenza mentale e concentrazione
  5. essere in una condizione di quiete interiore

Il rispetto di questi criteri nella pratica è di prioritaria importanza e crea molte connessioni, infatti:

  • il rilassamento aiuta a pervenire ad una postura corretta
  • la postura e il rilassamento favoriscono una respirazione profonda e completa
  • rilassamento e respirazione completa e profonda consentono al praticante di vivere il qui e ora nella pratica, esercitando la sua presenza mentale e la sua concentrazione, in una condizione di quiete interiore (quest’ultima ricercata fin dall’inizio, favorendo il rilassamento stesso).

Zhan Zhuang. La tecnica di base

Esistono diversi esercizi di Zhan Zhuang che abbinano alla posizione di base posizioni delle braccia in relazione ai tre dantien:

  • posizione delle mani bassa (tre dita trasverse sotto l’ombelico – dantian inferiore)
  • posizione delle mani media (davanti al centro del torace – dantian medio)
  • posizione delle mani alta (davanti alla zona degli occhi, tra le sopracciglia – dantian superiore)

Ognuna di queste posizioni ha azioni mirate sui tre dantian ed ha azione sulla circolazione del Qi e il Sangue.

In tutti gli esercizi, le braccia – indipendentemente dalla loro posizione (alta media o bassa) – devono mantenere una rotondità e una morbidezza favorita anche dal rilassamento muscolare.

Questa è una premessa indispensabile per garantire la corretta circolazione di energia e sangue.

Spalle, gomiti, polsi, braccia nella loro interezza devono restare rilassati ma non “molli” e cadenti.

La sensazione durante la pratica dovrà essere quella di stabilità, solidità e radicamento, pur restando il corpo morbido e flessibile.

La tecnica di base dello Zhan Zhuang prevede la posizione di base di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo.

In estrema sintesi, nella tecnica di base dello Zhan Zhuang mi porrò in piedi seguendo queste indicazioni:

  • piedi paralleli, distanziati tra loro quanto la larghezza delle nostre spalle
  • spalle abbassate
  • braccia abbandonate lungo i fianchi
  • immaginare che un filo esca dall’apice della testa e ci tiri verso l’alto, come fossimo appesi al cielo. Ci sentiamo allungare le vertebre cervicali e tutte le vertebre della schiena. Le vertebre si distanziano tra loro, si allungano in modo morbido e rilassato.
  • mentre restiamo appesi a questo filo immaginario avremo progressivamente una sensazione di pesantezza. Il peso si scaricherà completamente a terra e i muscoli non opporranno resistenza alla forza di gravità, pur mantenendoci eretti e stabili nella posizione. Contemporaneamente, continuerò a percepire la sensazione di allungamento dal filo immaginario che esce dall’apice della testa
  • respirazione naturale che porta attenzione al dantien inferiore (area CV6 Qihai)
  • respirazione attraverso il naso. Il respiro è silenzioso e regolare. Progressivamente, durante la pratica, può divenire più lento. L’addome si espande dolcemente ad ogni inspirazione e si svuota ad ogni espirazione, come se i polmoni fossero collocati nell’addome.
  • ginocchia rilassate leggermente flesse
  • peso equidistribuito sui piedi, portando l’attenzione al punto KI1 Yonquan posto sotto la pianta del piede
  • bocca chiusa ma non serrata
  • viso rilassato e disteso
  • punta della lingua appoggiata sul palato, subito dietro ai denti in modo da chiudere il collegamento tra i Meridiani Straordinari Renmai e Dumai
  • se si forma saliva durante la pratica lasciare che questa si accumuli in bocca. Quando è abbondante inviarla in piccole porzioni seguendo il suo percorso fino all’addome

La nostra posizione è eretta, distesa, rilassata.

Come un albero ci allunghiamo verso il cielo ed affondiamo le radici nella terra, radicandoci.

Si manterrà la posizione prestando attenzione alle sensazioni inviate dal corpo. tensioni, dolori… Respirare e rilassare, sperimentando il peso del corpo e la propria consapevolezza nel momento presente.

Questa posizione può essere mantenuta per pochi minuti (soprattutto nelle prime pratiche) fino a mezzora e più.

Una volta esercitato lo Zhan Zhuang in questa posizione base saremo pronti per assumere le posizioni con le braccia ponendo i palmi in corrispondenza dei dantien.

Zhan Zhuang. Effetti della pratica e sensazioni

La tecnica di esecuzione dello Zhan Zhuang consente di sviluppare il senso della verticalità, la capacità di allineamento del corpo, la flessibilità e il rilassamento.

Allo stesso tempo, consente il rafforzamento della struttura fisica nel complesso.

Grazie a questa pratica, il Qi scorre in modo fluido, migliora la connessione di tutto il nostro corpo, non solo l’alto e il basso ma nel complesso (uomo come uno).

Si favorisce, inoltre, il senso di radicamento.

Nella pratica avanzata si ha chiara la percezione di essere ben radicati a terra, come se dai piedi uscissero radici (uomo come albero) che affondano nella terra, sempre più in profondità.

Questo aiuta a sentirsi stabili (fisicamente ed emotivamente), sicuri, tutt’uno con la terra, parte del tutto.

Anche se queste sono le sensazioni della pratica, di fatto le prime esperienze di pratica Zhan Zhuang si concludono generalmente con stanchezza e tensione muscolare.

Si possono, inoltre, facilmente verificare indolenzimenti, tremori, formicolii.

Questo è assolutamente normale e l’unico modo per migliorare è continuare a praticare.

Sarà necessario aumentare la concentrazione, migliorare la respirazione, usare respiro ed intenzione per rilassare zone circoscritte del corpo, acquisire consapevolezza circa la propria posizione di base…

Tutto questo sarà determinante per migliorare la propria postura nella pratica, diminuire la tensione e aumentare i benefici.

Il disagio avvertito nelle prime sessioni di pratica va considerato come uno stimolo ad aumentare il nostro impegno sul “sentire” e “aggiustare” la nostra posizione, concentrare l’attenzione sulla postura e sul respiro, migliorare la propria capacità di “ascolto”.

In questo esercizio vi è tutta l’essenza del qi gong: una tecnica psico-corporea per l’incremento del potenziale energetico del praticante con tecniche anche apparentemente semplici.

Zhan Zhuang: prima di tutto calmare la mente 

Al di là degli aspetti tecnici della posizione, nello Zhan Zhuang come nel qi gong in generale, è necessario, prima di tutto, calmare la mente.

La prima attenzione deve essere posta al “fare vuoto” nella propria mente, allontanare i pensieri e le preoccupazioni concentrandosi sul momento presente.

qi gong

Questo può essere difficile da realizzare e i pensieri tenderanno a presentarsi già dopo i primi istanti di pratica.

L’allenamento della mente è un aspetto costitutivo del qi gong ed ha elementi di difficoltà almeno tanto quanto l’allenamento del corpo.

Da questo costante “doppio allenamento” corpo-mente deriva la magia della pratica del qi gong. La magia si realizza quando si arriva a percepire chiaramente che l’allenamento non è “doppio” ma corpo e mente sono la stessa cosa.

© Laura Vanni 2018


Laura Vanni è istruttore di qi gong e taijiquan presso la Hung Sing Martial Arts Kung fu Academy. Dal 2003 segue gli insegnamenti di Tai Sifu Simona Fruscoloni, discepola  del Granmaestro Doc Fai Wong, a sua volta discepolo del Ggm Hu Yuen Chou, discepolo closedoor di Yang Cheng Fu. 
All’interno della Hung Sing Martial Arts è possibile apprendere il taijiquan  tradizionale della famiglia Yang completandone l’intero sistema e con esso i vari metodi di Qi gong che rendono il programma studi uno dei più vasti e completi a livello europeo.


Laura Vanni, “Meditazione degli Organi. Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese“, 2018

qi gong meditazione

Disponibile in formato ebook e cartaceo.
Vai ai contenuti del libro



Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

Qui e ora. Cinque esercizi per imparare a vivere il momento presente

momento presente

L’uomo dedica molto del suo tempo al pensare.

Pensa al passato, rivivendo la gioia ma anche il turbamento degli eventi trascorsi.

A volte resta “prigioniero” del passato, rimuginando episodi e lasciando che questi condizionino il suo presente e il suo futuro.

Pensa al futuro, immaginando situazioni che potrebbero accadere (ma anche che potrebbero non accadere mai), programmando e pianificando a volte nei minimi dettagli.

Oppure anche, semplicemente, riflette sulle cose da fare a breve (cosa fare appena arrivati a lavoro, cosa prendere al supermercato, quando fare una certa telefonata…).

Durante la giornata, ma direi forse anche durante la sua intera vita, il “pensare” è forse l’attività più ricorrente compiuta dall’uomo quando non sta dormendo.

Questa caratteristica è per l’essere umano un indubbio elemento di distinzione dagli altri animali.

Ma questa è una cosa positiva o negativa?

Possiamo iniziare col dire che è un grande potere e come tale va “governato”. Può quindi essere al tempo spesso una cosa meravigliosa e benefica ma anche una cosa terribile e nociva.

La mente che vaga

La mente dell’uomo, al contrario della mente degli altri animali, è in grado di vagare senza stimoli esterni ben definiti. Vaga, cioè, indipendentemente dalle condizioni ambientali, diretta verso le mete più disparate e a volte meno prevedibili.

Accade così che l’uomo può compiere una qualsiasi azione mentre pensa a tutt’altro, senza la necessità di essere presente all’azione che egli stesso sta compiendo nel momento presente.

Cosa diversa accade all’animale.

L’animale – per motivi anche legati alla sopravvivenza – è sempre attento al momento presente (ci sono prese o predatori? C’è del cibo nei paraggi?).

Tutti i suoi sensi sono costantemente attivi e attenti, ricettivi e vigili.

momento presente

Vivere il momento presente

Il flusso dei nostri pensieri ci porta costantemente in direzioni che esistono, di fatto, solo nella nostra mente: il  futuro e il passato.

Quando con la nostra mente siamo nelle dimensioni del futuro e del passato, non siamo (necessariamente) nel presente.

E il presente è, in realtà, l’unica dimensione “realmente esistente”.

Ciò non significa che il passato non conti nulla e che non bisogna mai pensarci, così come non significa che non bisogna mai pensare al futuro.

Tornare con la mente ad episodi trascorsi o proiettarsi nei momenti futuri può essere utile per metabolizzare, elaborare ed anche progettare la propria vita. Inoltre, avere la memoria del nostro passato ci aiuta a vivere ogni giorno senza ripetere gli errori già commessi.

Il problema nasce quando tutto questo viene fatto in modo quasi ossessivo, in modo – comunque – da limitare la propria presenza nel momento presente.

Vivere il momento presente, inoltre, non significa “vivere alla giornata”, come viene, senza fare progetti, aspettando che le cose arrivino da sole.

Molte discipline filosofiche ci insegnano che la felicità è nel vivere il momento presente (carpe diem).

Nella cultura cinese l’attenzione al momento presente è prioritaria ed è il fondamento senza il quale non si può avere equilibrio:

Se sei depresso stai vivendo nel passato.
Se sei ansioso, stai vivendo nel futuro.
Se sei in pace, stai vivendo nel presente
(Lao Tzu)

E’ importante, quindi, imparare a prestare attenzione al momento presente. Prestare attenzione alle sensazioni provenienti dal nostro corpo, dai nostri sensi, dal vivere nel qui e ora, interrompendo il vagare continuo della mente.

Alcune ricerche dimostrano, del resto, che quando compiamo un’azione, siamo più “felici” quando siamo concentrati su questa azione, comprendendone il senso.

Essere nel qui e ora è, quindi, una condizione desiderabile per il nostro benessere.

Ma allora perché nella pratica è così difficile ottenere questa condizione?

Cosa possiamo fare (o non fare) per conseguire questo risultato?

vivere momento presente

“Qui e ora” nella pratica. Primi due passi verso la consapevolezza 

Non si può costringere la mente a non pensare. Sarebbe già questo un pensiero costante fonte di stress.

È, invece, utile instaurare un’abitudine nella gestione del proprio pensiero, rendendolo sempre più consapevole e attento.

Tutto questo è un vero e proprio allenamento per la mente, così come l’attività fisica è un allenamento per il corpo.

Possiamo quindi immaginare la consapevolezza come se fosse un muscolo. Il nostro compito è allenarlo con pazienza.

Primo passo: accorgersi che la mente vaga

Il primo passo è lavorare sulla propria sensibilità per accorgersi che il proprio pensiero sta vagando.

Sembra scontato e facile, ma di fatto può non essere così e può capitare di vivere un’intera giornata senza essere presenti a se stessi, impegnati semplicemente nelle tante cose da fare.

Per questo, ogni volta che ci rendiamo conto della nostra assenza possiamo congratularci con noi, in quanto questo è già un primo successo!

Secondo passo: riportare l’attenzione al presente

Il secondo passo è imparare a riportare ogni volta l’attenzione al momento che stiamo vivendo. Dolcemente e senza giudizio.

Quando ci sorprendiamo a vagare con la mente sulle attività che seguiranno o altri pensieri non attinenti a quello che stiamo facendo, fermiamoci e torniamo al presente.

E’ chiaro che questo per alcuni può essere anche molto difficile.

Pensiamo solo ai nostri smartphone: in ogni momento della giornata richiamano la nostra attenzione con notifiche, promemoria o anche, semplicemente, con l’abitudine a scorrere lo schermo dei social per leggere e commentare.

Siamo connessi 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, ma nel frattempo possiamo paradossalmente essere sconnessi da noi stessi nel momento presente e dalla “vita reale”, che si compie mentre la nostra mente evade.

momento presente

Non abbiamo il tempo per noi, facciamo mille cose, di corsa, ogni volta pensando alla successiva cosa da fare, arrivando letteralmente senza fiato alla sera, stanchi e desolati.

Tanto fare, poco essere.

Ma anche tanta distrazione e dispersione di energia.

Cinque esercizi per iniziare a vivere il presente

Primo esercizio: stabilire un contatto diretto con il tuo corpo (coscienza corporea)

Stabilire un contatto consapevole con il tuo corpo è prioritario per prendere contatto con la tua mente.

Il modo migliore per iniziare è lavorare con il proprio respiro (respiro consapevole).

Il respiro è spesso il nostro gesto più naturale e al tempo spesso meno consapevole.

Molto spesso il respiro risente di tensioni emotive e della nostra inconsapevolezza. Il respiro diventa quindi un respiro superficiale e riempie i polmoni nella parte più alta. L’addome resta bloccato. L’ossigenazione è minima, così come il nutrimento che si trae dall’ambiente circostante.

vivere momento presente

Prenditi un momento per te.

Appoggia una mano sul torace e una sull’addome.

Presta attenzione al respiro, all’aria fresca che entra nel naso e a quella calda che ne riesce poi; al vento sulla pelle, agli abiti (sono comodi? Sono stretti?)…

Presta attenzione ai tuoi sensi: ai tuoi sensi: ai suoni, agli odori, ai sapori… senti il tuo corpo nel movimento, nei gesti, nello spazio che occupa.

Secondo esercizio: presenza nelle cose che fai

Come secondo esercizio, prova a concentrare la tua attenzione al massimo sulle cose che fai.

Anche le piccole cose di ogni giorno, fin da quando ti svegli al mattino.

Poni attenzione alle sensazioni mentre fai la doccia, mentre prepari la colazione. Senti gli odori, i sapori, i suoni…

momento presente

Terzo esercizio: sperimenta il Vuoto

Cerca “il Vuoto” per qualche minuto ogni giorno. Seduto in un angolo tranquillo, spegni il telefono, diventa irreperibile, respira e lascia che la mente si svuoti.

Prova ad esercitare questo “Vuoto” ogni volta che puoi, senza sentirti in colpa perché stai perdendo tempo. In realtà stai “guadagnando energia”.

vivere momento presente

Questo è il primo passo per avvicinarti alla pratica della meditazione nelle sue innumerevoli modalità.

Quarto esercizio: uscire dagli schemi

Un modo pratico di acquisire maggiore consapevolezza sul momento presente è quello di uscire dagli schemi.

Non necessariamente fare cose eclatanti, ma boicottare la routine in modo da attivare la nostra attenzione e presenza su una nuova esperienza:

  • cambiare strada per andare a lavoro
  • cambiare supermercato per fare la spesa
  • parlare con un amico durante una pausa…
  • in una parola, cambiare il copione di ogni giorno è recitare un ruolo almeno in parte nuovo

Questo uscire dagli schemi programmati aiuta nell’evoluzione personale e asseconda la propria natura, spesso ignota o dimenticata.

Quinto esercizio: guardarsi allo specchio

Il titolo di questo esercizio è metaforico, ma può essere utile anche farlo davvero davanti ad uno specchio, guardandosi negli occhi.

Chiediamoci solo tre cose ma importanti:

  • quando è stata l’ultima volta ho sorriso o riso a crepapelle, magari con un amico?
  • ho mai avuto un hobby o una passione? Quando è stata l’ultima volta che le ho dedicato del tempo?
  • quando è stata l’ultima volta che ho preso una decisione che ha cambiato la mia routine quotidiana?

Per ora fatti solo le domande.

Pian piano troverai l’energia giusta per rispondere ed iniziare anche a riflettere, magari iniziando a cambiare qualcosa nella tua vita.

Il cambiamento ti fa paura? Proprio a questo dedicheremo un articolo a breve!

© Laura Vanni 2018



Laura Vanni, “Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi”, 2018 


medicina cinese

Meditazione degli Organi: Teoria e pratica della meditazione ispirata ai principi della medicina cinese

meditazione degli organi

 

Dolore alle articolazioni. Cause esterne ed aspetti emozionali secondo la medicina cinese

dolore alle articolazioni

Il dolore alle articolazioni è un disturbo molto frequente. Questo disturbo colpisce soprattutto gli anziani, a causa del naturale processo di usura delle articolazioni, ma si può manifestare in qualsiasi fascia d’età, in particolare nei periodi invernali.

Anche se non è una vera e propria “malattia”, il dolore alle articolazioni è un sintomo a volte invalidante.

Impedisce il movimento e in alcuni casi può essere molto intenso, al punto di limitare l’autonomia della persona e peggiorare moltissimo la sua qualità della vita.

Qualche settimana fa una lettrice di nome Valentina mi ha chiesto se, secondo la medicina cinese, il dolore – ed in particolare proprio il dolore alle articolazioni – possa in qualche modo essere associato alle emozioni.

Sono stata molto contenta di aver ricevuto questa domanda. Sarà infatti l’occasione in più per esplorare le connessioni corpo-mente secondo la medicina cinese.

Prima di parlare di questo, però, è importante prima di tutto cosa rappresenta il dolore in medicina cinese e cosa indica, più in particolare, il dolore alle articolazioni.

Il dolore in medicina cinese

Il dolore fisico per la medicina cinese rappresenta una manifestazione di stasi, in particolare di stasi di energia e/o sangue.

Il rapporto tra dolore e stasi è talmente stretto che in medicina cinese si usa dire “dove c’è dolore c’è stasi, dove c’è stasi c’è dolore”.

Cerchiamo di chiarire meglio questo concetto importantissimo per la medicina cinese con qualche esempio.

Il fluire del Qi

Nel nostro organismo scorre costantemente un’energia detta Qi. Questa energia quando fluisce in modo armonico e senza ostacoli ci fa sentire bene.

Nel nostro organismo le funzioni vitali sono efficienti grazie al Qi che consente ai fluidi (come il sangue) di circolare in ogni parte del corpo e che consente la corretta esecuzione di ogni funzione vitale “yang” come per esempio la digestione, la respirazione, la pulsazione cardiaca e così via.

Come se fosse un corso d’acqua, il Qi percorre il nostro corpo attraverso fiumi, ruscelli, piccoli rigagnoli… Può scorrere in modo fluido oppure può trovare numerosi ostacoli lungo il percorso.

dolore alle articolazioni

Dighe, ostacoli naturali come rocce, arbusti, tronchi di alberi caduti sul letto del fiume… tutto questo modifica il suo fluire. Lo devia, lo rallenta e, a volte, può bloccarlo.

Quando questo flusso si blocca si ha un accumulo.

Quello che accade all’acqua del fiume che viene bloccata da una diga accade anche al nostro Qi: si crea un “bacino” di energia trattenuta, arginata in uno spazio limitato.

Quell’acqua bloccata dalla diga non continuerà più il suo corso e non andrà più a nutrire la terra.

Allo stesso modo, il nostro Qi bloccato (vedremo poi da cosa) non può continuare a fluire nel nostro organismo e si “addensa”.

In questo caso, in medicina cinese si parla di “stasi di Qi” e la manifestazione più comune ed evidente per la persona sarà il dolore.

Ma perché il Qi nel nostro corpo si blocca?

Francesca Cassini ha scritto in Medicina Cinese News un bell’articolo sul dolore secondo la medicina cinese spiegando proprio le possibili cause e anche le tecniche della medicina cinese utili nel ripristinare la circolazione del Qi (agopuntura e tuina, dietetica, fitoterapia, qi gong).

In questo articolo noi ci concentriamo sui dolori articolari, oggetto della domanda di Valentina.

Dolore alle articolazioni

Si calcola che nel corpo di un uomo adulto ci siano 206 ossa e 68 articolazioni (fonte wikipedia).

Ogni articolazione può essere immaginata come un giunto tra due ossa. È la struttura che ci consente la flessibilità. Senza articolazioni, in sostanza, non potremmo muoverci, resteremmo rigidi senza poter camminare né fare altro.

Le articolazioni rappresentano quindi, la nostra “abilità” nel movimento.

In alcuni casi le articolazioni possono soffrire in modo più o meno intenso. Possono procurare dolore, gonfiarsi, arrossarsi, generare uno strano calore o una sorta di “prurito”. Mani, gambe, ginocchia, braccia, piedi, schiena… tutto il nostro corpo può essere interessato da questo problema.

dolore alle articolazioni

Dolore come “campanello d’allarme”

Come al solito, per la medicina cinese il sintomo non è la malattia… ovvero il dolore alle articolazioni è una manifestazione, un segnale che c’è “qualcosa che non va”, qualcosa che va corretto.

Anche se è il dolore alle articolazioni a creare il disagio, questo è in realtà solo un campanello d’allarme che deve farci ragionare sulle cause effettive del disagio.

Curare il dolore all’articolazione è importante per la qualità della nostra vita, ma bisogna andare oltre alla cura del sintomo acuto: bisogna risalire alla “radice”. Solo in questo modo si può risolvere definitivamente il problema.

Dal punto di vista della medicina occidentale la sofferenza delle articolazioni può dipendere da fattori fisiologici (sesso, età, condizioni fisiche generali, traumi…) o patologici (malattie a carico del sistema muscoloscheletrico come osteoporosi, artrite, fibromialgia…), alterazioni del sistema immunitario, infezioni virali, obesità, patologie reumatiche e così via.

A tutto questo possiamo aggiungere una causa per così dire “evolutiva”.

Da uno studio condotto da Paul Monk nel 2016 presso il Dipartimento di Ortopedia, Reumatologia e delle Scienze Muscoloscheletriche dell’Università di Oxford emergerebbe, infatti, che l’origine primaria del dolore articolare va ricercata anche nella nostra evoluzione.

Lo studio è stato condotto su 300 esemplari di ossa provenienti dalle collezioni museali di storia naturale di Londra e Washington.

La conclusione è stata che le articolazioni maggiori, in particolare anca e spalla, hanno dovuto mutare la loro struttura affinché il corpo riuscisse a mantenere la posizione eretta e in questo adattamento hanno favorito l’insorgere del tanto temuto dolore alle articolazioni.

Nell’articolazione dell’anca, ad esempio, i ricercatori hanno osservato un notevole aumento dello spessore del collo del femore. Questo ha comportato una maggiore capacità del femore di sostenere il peso corporeo ma, allo stesso tempo, ha diminuito il grado di mobilità dell’articolazione amplificando la sensibilità ad eventuali dolori all’anca.

L’articolazione della spalla ha, invece, subito un restringimento dello spazio naturale in cui passano tendini e vasi sanguigni. Questo restringimento può causare difficoltà di movimento per i tendini comportando dolori durante la movimentazione del braccio.

Dolore alle articolazioni secondo la medicina cinese

Dal punto di vista della medicina cinese, il dolore alle articolazioni è legato, in un modo o nell’altro, ad un ristagno di Umidità interna.

L’Umidità interna è un patogeno che nel nostro organismo può manifestarsi in vario modo.

Lo abbiamo già incontrato, per esempio, parlando di altri argomenti:

Nel caso delle articolazioni, l’Umidità si concentra causando una stasi che impedisce la corretta irrorazione di energia e sangue.

Da questa stasi dipende la sensazione di dolore, rigidità (l’Umidità impedisce il movimento) e a volte gonfiore a livello delle articolazioni.

In termini tecnici in medicina cinese in questo caso si parla di “sindrome bi”, ovvero sindrome ostruttiva dolorosa, generata da un rallentamento e poi un ristagno di energia e sangue.

L’Umidità si associa sia al Caldo che al Freddo. E’ “pesante” e tende verso il basso, quindi tende a manifestarsi soprattutto (ma non esclusivamente) verso la parte bassa del nostro corpo.

Da che dipende il dolore alle articolazioni?

Tra i primi fattori alla base del dolore articolare ci sono cause esogene come il freddo, il vento e l’umidità.

dolore alle articolazioni

Queste penetrano nella nostra difesa superficiale e vanno a “bloccare” i movimenti del Qi in determinati distretti.

Altri fattori possono essere legati a traumi (o microtraumi) per esempio con movimenti ripetitivi (sport, attività lavorativa…).

Per quanto possa sembrare strano, anche la scarsa attività fisica può portare dolore alle articolazioni.

Una postura scorretta o protratta eccessivamente a lungo può essere considerata un “trauma” in quanto obbliga il nostro corpo ad una posizione impedendo il fluire dell’energia e del sangue.

Quindi, anche stare seduti otto ore davanti ad un computer senza i dovuti momenti di pausa (e movimento corporeo) genera inevitabilmente nel tempo dolori articolari (oltre ad altri sintomi e dolori di altro tipo).

dolore alle articolazioni

A livello più profondo, anche un deficit di Qi e Sangue in medicina cinese può essere alla “radice” di un dolore articolare in quanto favorisce la penetrazione di patogeni esterni (Freddo, Umidità…), non ne consente la rapida eliminazione e, in ogni caso, si manifesta in un “rallentamento” dell’energia vitale.

Infine, anche uno squilibrio energetico a carico degli Zang fu può favorire questo disturbo.

In relazione a quest’ultimo aspetto, secondo la medicina cinese è importante il ruolo di Milza nel metabolismo dei liquidi e nella “gestione” dell’Umidità interna.

Le articolazioni, nello specifico, rientrano, invece, nel dominio del Viscere della Vescica biliare (o colecisti).

Un Eccesso energetico a carico di questo Viscere può manifestarsi con sintomi a livello viscerale (colica biliare, spasmi, diarrea, iperacidità, nausea…) ma anche in molti altri modi meno facili da associare secondo la nostra tradizione medica.

Tra questi troviamo:

  • mucosità negli occhi e disturbi della vista
  • mal di testa con tensione oculare
  • nevralgie costali
  • herpes zoster costale

Oltre a queste manifestazioni, un eccesso a carico di questo viscere può generare dolore all’anca e sul lato esterno della gamba (zona di decorso del Meridiano principale della Vescica biliare, vedi il video per l’autotrattamento) e, non ultimo, rigidità e dolore nelle articolazioni.

Dolore articolare ed emozioni. C’è una relazione?

E veniamo alla domanda di Valentina: c’è una qualche relazione tra il dolore articolare e le emozioni?

La risposta è sì!

Questo in realtà lo sostiene in parte anche la medicina occidentale.

Lo stress, per esempio, causa irrigidimento muscolare.

La tensione eccessiva e la tensione muscolare cronica affaticano i muscoli che non riescono più a dare il dovuto sostegno all’articolazione e da qui si possono manifestare i dolori alle articolazioni.

dolore alle articolazioni

Dal punto di vista della medicina cinese, la questione va oltre e coinvolge il senso di unità mente-corpo che è alla base di questa disciplina.

Ogni Organo e Viscere, in medicina cinese, ha funzioni tanto fisiche quanto psichiche ed emozionali.

Viene da sé che uno squilibrio a carico di un determinato Organo-Viscere può manifestarsi tanto a livello organico (per esempio cattiva digestione, difficoltà a respirare, disturbi urinari…) quanto a livello fisico (per esempio dolori nel corpo) ed emozionale.

La tensione muscolare cronica, per esempio, può essere connessa ad uno squilibrio dell’energia del Fegato, al quale è connessa l’emozione della rabbia.

dolore alle articolazioni

Articolazioni e vescica biliare

Altro aspetto emozionale di rilievo può essere quello connesso proprio alla Vescica biliare, Viscere associato alle articolazioni.

In medicina cinese la Vescica biliare è il “viscere del coraggio”.

Detiene lo spirito di iniziativa, l’audacia e la concretezza indispensabili per passare dalla teoria (progetto, proposito) alla pratica (azione, cambiamento). E’, quindi, un Viscere connesso alla capacità di attuare cambiamenti e trasformare con vitalità ed energia i progetti in azioni positive.

Tutte le volte che nella nostra vita restiamo “invischiati” in situazioni senza riuscire a realizzare i nostri progetti e propositi (per mancanza di coraggio o per reale impedimento esterno) la nostra Vescica biliare soffre con sintomi che possono riguardare anche il movimento e le articolazioni.

Del resto la Vescica biliare appartiene all’Elemento Legno, espressione di dinamismo, espansione, movimento senza contenimenti e costrizioni.

dolore alle articolazioni

Camminare, procedere, arretrare… tutti questi sono movimenti che consentono spostamento ma che anche, metaforicamente, alludono ad una sorta di percorso esistenziale, di avanzamento ed evoluzione nella vita in cui le gambe ed in particolare le articolazioni (il ginocchio in primis) giocano un ruolo cruciale.

Se le articolazioni permettono il movimento, i dolori alle articolazioni lo limitano fino al totale irrigidimento. Questo vale a livelli fisico e a livello psichico.

dolore alle articolazioni

Con questo non dobbiamo pensare che il dolore alle articolazioni dipenda sempre e comunque dagli aspetti emozionali.

Più semplicemente, emozioni molto intense o protratte molto a lungo nel tempo possono favorire squilibri a livello di Zang fu (Organi e Visceri) che, a loro volta, poi, favoriscono il manifestarsi del dolore alle articolazioni, insieme spesso anche ad altri disturbi fisici.

Come ridurre il dolore alle articolazioni

Per ridurre e contrastare il dolore alle articolazioni è necessario agire su più fronti.

Se avessimo umidità in casa del resto cosa faremmo? Apriremmo bene le finestre e creeremmo “riscontro d’aria” per farla circolare.

Nel nostro organismo, allo stesso modo, dobbiamo  favorire la circolazione di Qi (e Sangue) a livello locale.

In più, è necessario intervenire sulla causa.

Per esempio se il muro umido in casa dipendesse da una perdita idraulica ripareremmo il tubo.

Nel nostro caso la riparazione del tubo è nella “riparazione” della nostra capacità di elaborare e trasformare il cibo e diffonderlo in tutto l’organismo.

L’Organo protagonista di questo processo in medicina cinese è la Milza.

Una difficoltà da parte di quest’organo genera accumulo di Umidità interna. In più genera uno stato di Deficit che favorisce la penetrazione del Vento, del Freddo e dell’Umidità nel nostro organismo.

Anche per il dolore alle articolazioni, quindi, è utile intervenire con l’alimentazione, eliminando drasticamente tutti gli alimenti eccessivamente umidificanti come latticini, zuccheri (anche quelli di alcuni frutti come agrumi in quanto la loro energia “fresca” è controindicata soprattutto in inverno) e cibi freddi o crudi.

Altro aspetto è connesso al movimento, che andrà sempre favorito per consentire al Qi e al Sangue di fluire e all’organismo di attivare le proprie risorse di riparazione e preservare anche, nel contempo, le altre articolazioni (“la porta che si apre tutti i giorni non scricchiola”).

dolore alle articolazioni

Agopuntura e tuina possono, inoltre, sostenere efficacemente l’organismo nella risoluzione del problema tonificando l’energia in deficit e “disperdendo” quella in eccesso.  Questo sia a livello locale, agendo nell’area interessata alla stasi quando possibile, sia a livello distale, mediante punti e zone riflesse.

Molto utile anche l’impiego dellauricoloterapia e della riflessologia facciale vietnamita. Quest’ultima utilizzabile facilmente anche quotidianamente, in autotrattamento, previo consiglio e supporto di un operatore qualificato.

dolore alle articolazioni

Un ultimo aspetto riguarda l’equilibrio emozionale a cui è necessario prestare attenzione sempre, e non solo per salvaguardare le articolazioni.


Per avvicinarti alla teoria della medicina cinese leggi il mio libro“Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi”

medicina cinese

 

Coraggio di agire e determinazione. L’energia della vescica biliare in medicina cinese

coraggio

Il coraggio di agire e la determinazione sono sempre stati considerati qualità personali. Al contrario, essere timorosi, timidi e indecisi viene generalmente  considerato un atteggiamento poco gradito e quasi motivo di vergogna.

Ma cosa dipendono questi atteggiamenti?

Cosa ci infonde coraggio di agire e determinazione e cosa, invece, ci blocca nell’indecisione e nell’incapacità di agire?

Il coraggio di agire e la determinazione secondo la medicina cinese

In medicina cinese il coraggio di agire e la determinazione sono connesse all’energia della Colecisti (detta anche Cistifellea o Vescica biliare).

Questa associazione è così forte che in Cina si usa dire, di una persona coraggiosa e intraprendente, che ha una “grande vescica biliare”.

Questo è molto singolare se si pensa che in medicina cinese la Colecisti è il viscere associato al Fegato tramite i Meridiani energetici e nella nostra cultura usiamo dire proprio che una persona coraggiosa “ha fegato”.

Fegato e colecisti quindi sembrano proprio essere riconosciuti dalla tradizione come gli organi simbolo del coraggio.

Ma cosa hanno in comune Colecisti e Fegato per avere entrambi, in culture diverse, questa corrispondenza simbolica di coraggio e determinazione?

L’aspetto in comune è l’energia dell’Elemento che li accomuna, ovvero l’energia del Legno.

L’energia del Legno e l’intraprendenza

coraggio

La medicina cinese attribuisce al Fegato e alla Colecisti l’energia dell’Elemento Legno.

Il Legno si caratterizza per la sua tendenza a crescere e a svilupparsi in ogni direzione, così come un albero, dispiegando verso il cielo i rami e verso la terra le radici.

La natura del Legno richiede la libera espressione di , rifiutando ogni contenimento e costrizione.

Dal punto di vista psichico, nell’uomo il Legno si esprime con la capacità di progettare, sviluppare idee con entusiasmo ed ispirazione creativa, coraggio e ambizione.

In quanto animati da questa energia, secondo la medicina cinese, Fegato e Colecisti hanno l’attitudine generale di sostenere tutti i fenomeni (fisici e psichici) di esteriorizzazione, estrinsecazione e di messa in movimento.

coraggio agire

Fegato e Colecisti. Dal progetto all’azione

Fegato e Colecisti in medicina cinese rappresentano quindi la nostra capacità di azione nella vita.

Più precisamente, rappresentano la mente e il braccio, l’architetto e il capocantiere:

  • il Fegato ha l’incarico del progetto
  • la Colecisti ha l’incarico della sua realizzazione pratica

Progetto e azione sono tra loro strettamente connessi.

Senza un buon progetto le decisioni sono prive di senso e difficilmente producono buoni risultati. Allo stesso tempo, pianificazione e organizzazione fini a se stesse sono aride e frustranti, così come ognuno di noi può vivere personalmente in contesti fortemente caratterizzati da burocrazia e routine.

Per realizzare un progetto nel rispetto della natura del Legno è necessario agire.

E’ necessario muoverci sia fisicamente (il Legno governa muscoli e tendini) che mentalmente, adattando i nostri intenti alle reali possibilità di realizzazione, tenendo conto che se non riusciremo a realizzare i nostri propositi ci sentiremo facilmente limitati, arrabbiati e frustrati (la rabbia è l’emozione associata al Legno).

La Colecisti: il viscere del coraggio

Secondo la medicina cinese è, quindi, l’energia della Colecisti a determinare la nostra attitudine ad agire, la nostra determinazione e, appunto, il nostro coraggio.

Dal punto di vista psichico, la colecisti detiene lo spirito di iniziativa, l’audacia e la concretezza indispensabili per passare dalla teoria (progetto) alla pratica (azione, cambiamento).

cambiamento

Essa assume nel Regno (il nostro organismo) la funzione di prendere decisioni e scegliere, assumendo in tal modo il ruolo fattivo che si coniuga con quello progettuale del Fegato:

  • mentre il Fegato è il “maestro dell’astuzia”, la Colecisti è il “maestro della decisione”.
  • mentre il Fegato è il “generale degli eserciti”, comandante di armata, colui che compila i piani e che analizza e valuta le situazioni, la Colecisti passa all’azione e attua ciò che il Fegato ha pianificato.

Dal punto di vista emozionale, in condizioni di equilibrio, le caratteristiche psichiche della Colecisti sono dinamismo, coraggio e spirito di iniziativa.

Nella vita quotidiana “avere una buona vescica biliare” significa

  • essere in grado di fare una scelta e portarla avanti
  • poter vedere la situazione con una certa lucidità
  • riuscire a prendere decisioni senza fatica eccessiva e, insieme, possedere la determinazione necessaria per trasformare le decisioni in azioni

In questo senso, con la Colecisti si parla di giudizio, decisione, determinazione, coraggio.

La Colecisti ha l’incarico di valutare una situazione e giudicare l’azione più opportuna in base alla situazione. Non si tratta di una valutazione etica o morale (questa è di competenza del Cuore Imperatore) ma una valutazione pratica, operativa.

Queste caratteristiche psichiche fanno della colecisti il viscere maggiormente connesso alla capacità di attuare cambiamenti e, trasformare i progetti in azioni positive, con vitalità ed energia.

Mancanza di coraggio, mancanza di iniziativa e timidezza

Quando l’energia della Colecisti è in deficit, la persona è restia a prendere decisioni, non ha iniziativa e motivazione all’azione.

Si scoraggia facilmente, alla prima avversità.

coraggio agire

Questa condizione emotiva si associa ad una secrezione di bile insufficiente alle necessità.

Dal punto di vista fisico potremo avere manifestazioni concomitanti come:

  • difficoltà digestive
  • stipsi
  • tendenza all’anemia
  • vista offuscata

Impulsività, sconsideratezza

Quando l’energia della Colecisti è in eccesso, avremo impulsività, tendenza a non ponderare l’azione, sconsideratezza.

pericolo

Dal punto di vista fisico, se la Colecisti è energeticamente è in eccesso, si avrà una secrezione di bile sproporzionata con la possibile manifestazione di sintomi come:

Come trovare il coraggio di cambiare

Dal punto di vista della medicina cinese, per favorire l’attitudine al coraggio è indispensabile riequilibrare l’energia del Legno, ovvero di Fegato e – soprattutto – Colecisti.

Occorre regolare il Qi di Fegato e Colecisti, sbloccarne l’energia o tonificarne il deficit.

L’alimentazione, il qi gong, la meditazione, il tuina e l’autotrattamento sono le pratiche più utili a questo fine e consentono di armonizzare la propria energia in modo semplice e naturale, partecipando direttamente al proprio benessere.

Oltre a questo, sarà utile un percorso personale volto ad individuare la causa delle mie insicurezze e dei miei timori; capire da dove nasce la mia resistenza.

Da un punto di vista psicologico, il coraggio di agire è in buona parte connesso alla nostra capacità di uscire dalla zona di comfort e stare nel flusso.

Agire affrontando l’ignoto significa abbandonare la sicurezza delle abitudini ed affrontare le nostre paure, prima tra tutte la paura di sbagliare e di fallire.

Allenarsi a vivere diversamente, provare a costruire un nuovo schema mentale, abituarsi ad accettare l’incognita che c’è dopo l’azione.

Tutti questi “esercizi” favoriscono potenzialmente un cambiamento nella propria propensione all’azione.

Altrettanto importanti sono la riflessione, l’autoanalisi, parlare con un amico o ricorrere per qualche incontro all’aiuto di uno psicoterapeuta.

coraggio agire

Tutto ciò può fare chiarezza su alcuni aspetti decisivi della nostra natura più profonda ed aiutarci a costruire attitudini importanti come quella di credere in se stessi, avere fiducia nelle proprie capacità, avere una buona autostima.

Tutti fattori che aiutano ad avere coraggio di agire ed intraprendenza.

Se tutto questo ti sembra difficile e inaffrontabile, è proprio il momento di iniziare!

Non è necessario stravolgere le tue abitudini o fare enormi cambiamenti.

Si tratta solo di provare a guardare le cose in modo diverso. Fare piccoli ma quotidiani “esperimenti” di cambiamento e di azione nella direzione dei tuoi progetti di vita e dei tuoi desideri.

Prova a pensare che questo è il primo giorno della tua nuova vita.

Non è importante quanto riesci ad avvicinarti al tuo obiettivo di azione e cambiamento.

Per dirla con Lao Tzu:

Un viaggio di mille miglia comincia con un solo passo

cambiamento

© Laura Vanni 2018



Per avvicinarti alla teoria della medicina cinese leggi il mio libro“Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi”

medicina cinese


Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

La paura secondo la medicina cinese

paura in medicina cinese

La paura in la medicina cinese è l’emozione associata ai Reni e coinvolge l’asse Acqua-Fuoco ovvero Rene-Cuore (Shao-Yin).

La paura sollecita negativamente l’organismo, come ogni emozione, quando è in eccesso incide negativamente sui regolari movimenti del Qi e sulla sua circolazione.

In particolare, quando proviamo paura, il nostro Qi si dirige verso il basso. Ad essere coinvolto è il sistema funzionale del Rene che, al contrario, ha natura ascendente e “consolidante”.

paura in medicina cinese

Cosa succede se proviamo paura

Se l’emozione della paura è vissuta troppo spesso o con eccessiva intensità, il Rene viene stimolato eccessivamente da questa discesa di Qi e si indebolirà.

Ciò può condurre a manifestazioni come incontinenza o enuresi, dolore nella zona lombare e delle ginocchia, invecchiamento precoce o repentino (si pensi al modo di dire “capelli bianchi per la paura”…).

L’indebolimento del Rene coinvolge anche la sua relazione con il Cuore, interrompendo l’equilibrio dell’asse Acqua-Fuoco (Rene-Cuore).

Potranno manifestarsi quindi anche vertigini, acufeni, perdita di udito, grave ansia, palpitazioni

La paura ha, inoltre, la capacità di bloccare. Questa emozione riesce a far rallentare la circolazione del Qi e del Sangue, causa contrazioni involontarie e croniche dei muscoli, compreso il diaframma, con effetti a vari livelli (digestivo, respiratorio etc).

Anche lo spavento agisce danneggiando la nostra energia.

paura in medicina cinese

Si tratta in questo caso di una reazione inconsapevole, improvvisa e violenta. Lo spavento improvviso causa il disordine della circolazione del Qi e la perdita del controllo mentale e dei movimenti.

La paura e lo spavento sono reazioni emozionali con azioni negative simili sull’energia dei Reni: la sollecitano negativamente, ne turbano i movimenti del Qi e alla lunga danneggiano i Reni (spavento urinare in modo incontrollato).

Il Rene in medicina cinese rappresenta la nostra energia più profonda.

E’ l’energia del cielo anteriore (congenito) che “sostiene il cielo posteriore (l’acquisito). E’ il fondamento della vita.

La paura danneggia il Rene.

Allo stesso tempo, però, in caso di debolezza energetica, l’energia del Rene genera paura intesa come emozione di smarrimento, assenza di gioia di vivere per mancanza di uno scopo da realizzare.

Che fare?

Per non restare bloccati dalla paura la medicina cinese invita a nutrire lo spirito e la mente.

Restare calmi, positivi, non focalizzarsi su obiettivi eccessivamente difficili, prendersi cura di sé.

Questi sono i principi ispiratori, risultati di un percorso personale.

Un percorso personale che può essere facilitato dalla pratica di esercizi mirati alla consapevolezza psicofisica come per esempio con la pratica del qi gong e della meditazione.

Autotrattamento

La digitopressione ci può venire in aiuto. La scelta degli agopunti non può prescindere dalla valutazione del caso personale.

In ogni caso, in presenza di tendenza depressiva, apprensione, paura che possa accadere qualcosa, può essere per tutti utile:

  • nutrire e rafforzare il Qi del Rene con KI3 Taixi 
  • nutrire lo Yin e il Rene in generale con KI7 Fuliu

Se è presente anche grave ansia, palpitazioni, punta della lingua rossa (Fuoco del Cuore) è utile aggiungere anche i punti:

Nel video “La paura in medicina cinese” qui di seguito trovi tutte le spiegazioni sulla localizzazione e sul modo in cui stimolare questi agopunti.

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Approfondimenti:

In un video precedente ho parlato delle  emozioni dal punto di vista della medicina cinese.

Ho, inoltre, già parlato di preoccupazione,di rabbia  e di ansia e come ridurla utilizzando la digitopressione.

© Laura Vanni 2018


Per avvicinarti alla teoria della medicina cinese leggi il mio libro“Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi”

medicina cinese



Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.