Respirazione superficiale: fattori emozionali e conseguenze energetiche

La respirazione è una funzione naturale, che avviene indipendentemente dalla nostra volontà.

Alla nascita la respirazione è ampia, piena, libera. Progressivamente questa ampiezza si riduce. Spesso nell’età adulta si arriva ad usare meno di un sesto della nostra capacità respiratoria, limitandola per lo più alla zona toracica.

Come a dire che nasciamo tutti con la capacità di respirare pienamente e profondamente, poi nel tempo questa capacità si riduce in modo variabile di persona in persona.

Spesso la respirazione che abitualmente consideriamo “normale” è, in realtà, un tipo di respirazione parziale, limitata, che non consente un’ossigenazione appropriata.  Questa modalità di respirare tende ad usare solo un settore polmonare ed in maniera superficiale, limitando così l’acquisizione di Qi atmosferico e favorendo la stagnazione energetica a vari livelli.

 

Cause del respiro superficiale

Ma perché respiriamo in modo superficiale?

Il linguaggio popolare è ricco di espressioni che sottolineano la connessione tra il respiro e gli aspetti emozionali:

  • quando qualcuno parla con foga eccessiva, lo si esorta a “riprendere fiato”.
  • nei momenti di forte emotività il respiro si fa più intenso, mentre in condizioni di rilassamento si fa profondo e tranquillo
  • dopo situazioni di stress e tensione, magari dopo una discussione animata svolta in un luogo chiuso, in cui inconsapevolmente ci sentiamo “bloccati” e “contenuti”, usciamo all’aperto e “respiriamo a pieni polmoni”.

stress

Il respiro viene quindi inconsciamente (e culturalmente) utilizzato per “liberarci” da qualcosa che si è sviluppato a livello psichico (Rudger Dahke, Andreas Neumann), che ci opprime e ci limita.

Scrive Lowen: “se respirassimo tutti come fanno con naturalezza gli animali, il nostro livello energetico sarebbe alto e soffriremmo raramente di stanchezza o depressione cronica. Ma nella nostra cultura il respiro è per lo più poco profondo e si ha la tendenza a trattenerlo. peggio ancora, non ci si accorge neppure di avere problemi di respirazione. Ci si butta invece a capofitto nella vita, fermandosi di quando in quando solo per dire agli altri che “si ha appena il tempo di respirare” (Lowen, “la spiritualità del corpo” p.37)

respiro

Qi gong e respiro

Tra le possibili modalità di azione, la medicina cinese propone per lavorare sul respiro un’antica pratica chiamata Qi gong.

Il Qi gong può essere un valido aiuto per lavorare sul proprio respiro e prevede un percorso di progressiva consapevolezza che coinvolge allo stesso tempo il corpo e la mente. Uno degli obiettivi di questa antica arte è, infatti, proprio quello di “regolare il respiro” (tiao xi), favorendo una respirazione profonda ma nel contempo spontanea. Questo viene ottenuto attraverso la pratica di esercizi statici e dinamici in grado di favorire un movimento armonico del Qi.



Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

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