L’attività sportiva: approccio occidentale e cinese a confronto

Negli ultimi 15 anni mi sono dedicata interamente al Taijiquan e al Qi gong mettendo in un angolo ogni altra attività fisica o sportiva.

Questo da un lato è successo perché  la pratica di queste discipline richiede molto tempo ed impegno e “prende la mente” oltre che il corpo. La mia concentrazione, in sostanza, è stata riservata a queste attività e non avevo interesse a disperderla su altro.

Da un altro lato, è successo forse perché è, contemporaneamente, c’è sito un cambiamento in me nel modo di pensare e vivere l’attività fisica.

Ho sempre praticato sport nella mia vita e per me il movimento è sempre stato vitale.

Da “giovane” posso serenamente dire di aver praticato tutte le attività di fitness disponibili nei centri sportivi, anche le più insolite. Mi sono poi appassionata di pattinaggio, hockey su rotelle, danza sportiva e – per finire – di corsa.

La corsa è lo sport che tra tutti ho forse amato di più e quello a cui ancora oggi ogni tanto guardo con piacere, sperimentando anche una nuova pratica e una nuova sensazione (per chi non lo sapesse, ne parlavamo qualche tempo fa sul mio Gruppo Facebook).

sport

Avendo provato così tante attività sportive ed essendo appassionata di confronti socioculturali (del resto la mia prima professione è stata quella di sociologo), oggi mi sono trovata a riflettere sulle differenze tra l’approccio che la cultura occidentale e quella orientale (in particolare cinese) hanno nei confronti dell’attività fisica e dello sport.

 

L’approccio occidentale

In occidente siamo abituati a considerare lo sport come attività benefica, in grado di  allenare ed irrobustire i muscoli anche in modo mirato.

Gli allenamenti sono programmati in modo da aumentare lo sforzo. Si scrivono interi manuali per ottimizzare i risultati modificando stile di vita, alimentazione e mille altri piccoli-grandi aspetti.

Si punta molto sulla resistenza, cercando di superare ogni volta di un poco il proprio limite con l’obiettivo di  potenziare ogni volta ulteriormente le abilità acquisite. La competizione è con se stessi ma anche e soprattutto con l’altro, in un contesto anche internazionale di confronto.

Nell’ottica occidentale, la “salute” viene misurata in base alla forza muscolare ottenuta e ai risultati sportivi sempre più brillanti nella pratica e nella competizione.

L’approccio cinese

L’approccio cinese allo sport e all’attività fisica è molto diverso da quello occidentale.

Mi riferisco in questo articolo non all’approccio moderno, in cui molto giovani atleti cinesi si sottopongono ad allenamenti durissimi pur di perseguire un risultato importante.

Mi riferisco all’approccio di antica tradizione, derivante dalla mentalità e dalla visione medica cinese, in cui l’allenamento muscolare eccessivo può risultare dannoso per la nostra energia.

Questo secondo tipo di approccio considera l’allenamento come un’occasione per rafforzare il proprio organismo più che per ottenere risultati di performance, magari resistendo al dolore e alla fatica intensi.

Anche solo sudare in eccesso o stressare l’organismo con attività a cui non si è abituati senza il dovuto riposo può, in chiave medica cinese, essere molto dannoso per alcune persone e peggiorare alcuni quadri energetici importanti.

Per esempio, in presenza di un deficit di Qi e Sangue, oppure in età avanzata, questo tipo di impegno per l’organismo è decisamente sconsigliabile e pone le premesse di indebolimento dell’organismo.

Ogni “stagione” della vita può richiedere, in ogni caso, un approccio diverso ed un esercizio diverso per la nostra energia.

Sarà diverso quindi, per esempio, l’esercizio utile e benefico per l’energia di un bambino (puro Yang) e quello per l’energia di un adulto o, anche, di un anziano.

Ancora diverso potrà essere l’esercizio richiesto per migliorare il benessere nel caso di un uomo o di una donna a seconda della fase di vita che attraversa.

Allenamento come ricerca di equilibrio

L’allenamento fisico secondo la medicina cinese è una pratica finalizzata in gran parte al rilassamento (autoascolto e riduzione di tensioni croniche involontarie…) e all’uso controllato e consapevole del corpo (equilibrio, propriocezione…).

Nell’approccio cinese, un muscolo contratto e teso ostacola il flusso del Qi e ne causa il ristagno. Con il Qi, anche il Sangue ha problemi di circolazione e questo causa uno stress continuo su legamenti, tendini e articolazioni.

L’attività fisica dovrebbe, pertanto, essere finalizzata si ad irrobustire il corpo ma – ancor prima – a bilanciare la mente, riducendo le aree di tensione e favorendo un percorso di consapevolezza psico-fisica.

 

Allenamento in pratica: il Qi gong e Taijiquan

Nella cultura cinese la “pratica fisica” è tradizionalmente molto centrata sull’esercizio individuale con il Taijiquan e il Qi gong.

Entrambe queste discipline – ognuna a suo modo – forniscono un’occasione di allenamento quotidiano basato sul respiro, la consapevolezza del corpo e il rilassamento della postura.

L’attività fisica dal punto di vista della medicina cinese rappresenta uno  strumento  per favorire una circolazione energetica più armonica, riducendo stasi e tensioni.

A tal fine,  un alleato importante è il respiro, il quale aiuta a portare il Qi verso il basso, a nutrire gli organi e a sciogliere stasi e tensioni.

Questo da un punto di vista energetico è molto importante. Quando la muscolatura si rilassa e il Qi scende, il respiro si abbassa e guadagna il dantien diventando sempre più profondo e calmo.



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Avvertenza

La medicina cinese non è una pratica sanitaria. I disturbi citati nei miei articoli vengono considerati esclusivamente da un punto di vista energetico. I trattamenti eventualmente indicati si intendono come trattamenti energetici per favorire il riequilibrio dell’organismo e il benessere generale della persona a 360 gradi. Le indicazioni in termini di alimentazione vanno intese nell’accezione energetica della medicina cinese. Le sequenze di autotrattamento eventualmente  illustrate NON devono intese come terapia di cura, per la quale dovete rivolgervi al medico.

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