L’amore è nel cuore? La medicina cinese dice di sì

Se pensiamo all’amore ci viene probabilmente subito in mente l’immagine di un cuore. Nella letteratura, nella poesia, nella musica… Il cuore è da sempre il simbolo dell’amore, della passione e del sentimento più intenso e profondo.

Quest’organo, motore del sistema circolatorio, ha quindi una portata non solo cardiaca (quantità di sangue che il cuore pompa in un minuto) ma anche simbolica. E’ del resto l’unico organo con una sua ben nota rappresentazione grafica utilizzata per indicarne la dimensione emozionale.

amore

Non è facile definire cosa intendiamo con il termine amore.

Ci riferiamo sicuramente a qualcosa che ha un’ampia varietà di significati: una serie di sentimenti che comprende aspetti spesso mescolati tra loro come l’attaccamento, la dedizione, l’attrazione, l’affetto

Nella tradizione popolare il cuore si rallegra per gli eventi felici (si riempie – e a volte scoppia – di gioia) e si rattrista per quelli tristi (si spezza, si infrange).

Se una persona è cordiale, affettuosa, entusiasta “parla con il cuore”. Al contrario, se una persona è fredda, rigida, meschina diciamo che “ha un cuore di pietra”.

 

Cuore ed emozioni in medicina occidentale e medicina cinese

Medicina occidentale

Questo rapporto tra emozioni e “salute” del cuore è presente anche nella medicina occidentale.

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Una ricerca condotta dall’Università di Pisa in collaborazione dell’Università dell’Essex (Inghilterra), l’Harvard Medical School e il Mit di Boston (Usa) è pervenuta alla definizione di un algoritmo matematico in grado di fornire una valutazione continua degli stati emozionali mediante elettrocardiogramma. In pratica, data una certa dinamica cardiaca, i ricercatori sono stati in grado di predire il battito successivo e comprendere quale emozione era stata provata dal soggetto sotto osservazione».

Una ricerca pubblicata sul Journal of the American Society of Echocardiography evidenzia, invece, come i dispiaceri hanno conseguenze cardiache negative.

 

Medicina cinese

In medicina cinese il cuore è ritenuto la sede privilegiata delle emozioni.

Imperatore del Regno (l’intero organismo), il cuore è coinvolto da tutte le emozioni – anche quelle associate agli altri organi – in particolare quando queste si fanno molto intense o prolungate nel tempo.

Il cuore è, quindi, sede della dimensione del mentale e dell’emozionale (Cuore Shen).

Associato all’elemento Fuoco, il colore corrispondente al Cuore è il rosso, l’emozione associata è la gioia, il suono la risata, anch’essa espressione di gioia.

È interessante notare che il termine “amore” compare raramente negli antichi testi cinesi. Si parla più spesso di amore inteso come compassione, pace, armonia.

L’amore, in questa accezione, implica apertura e accoglienza e, nella sua manifestazione più equilibrata, è espressione di armonica serenità.

In termini cinesi, possiamo immaginare l’amore come una energia (Qi) particolarmente vitale e dinamica (yang).

In quanto energia yang, l’amore è tensione verso l’esterno.

Questo gli conferisce le qualità di  empatia, compassione,  capacità di comprendere l’altro allontanandosi momentaneamente dalla propria limitante individualità. E’ desiderio sincero di alleviare le sofferenze dell’altra persona.

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Amore come unione

L’amore è, per definizione, senso di unione. Quando si ama, si entra in unione con l’oggetto d’amore, tanto che la sua sofferenza è la nostra sofferenza, la sua felicità è la nostra felicità.

L’amore implica il bisogno di intimità e di contatto che accompagna tutte le fasi della vita fin dalla nascita (il neonato che cerca il contatto della mamma).

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L’amore tra due persone esprime quindi desiderio di unione e sintesi. Anche il contatto sessuale ha la stessa origine. E’ nella natura umana come il respirare e il nutrirsi, garantisce la prosecuzione della specie e allo stesso modo contribuisce al nostro benessere, rafforzando la nostra energia vitale.

Nell’approccio cinese, per vivere in modo autentico l’amore, il cuore deve essere vuoto, ovvero privo da turbamenti, aperto e disponibile.

In questo modo sarà possibile “prendere a cuore” la vita, se stessi e gli altri. Con misura ed equilibrio, riducendo quanto nell’amore c’è di attaccamento e, quindi, di amor proprio.

Aprendosi all’altro con fiducia e disponibilità.

Tutto questo nel rispetto di sé e dell’amore per se stessi. Questo non in un senso egoistico e narcisista, ma come accettazione di quello che siamo “nel qui e ora”, senza pregiudizio. Lasciando al nostro essere più profondo la possibilità di manifestarsi liberamente, senza condizionamenti e sovrastrutture mentali.

Questo seguendo il cuore, ma anche mantenendo il senso della realtà. Come dice il detto, poco cinese ma molto efficace, quindi: “segui il tuo cuore ma porta con te il tuo cervello”.

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