Vivere il momento presente. La magia del “qui e ora”

L’uomo dedica molto del suo tempo al pensare.

Pensa al passato, rivivendo la gioia ma anche il turbamento degli eventi trascorsi. A volte resta “prigioniero” del passato, rimuginando episodi e lasciando che questi condizionino il suo presente e il suo futuro.

Pensa al futuro, immaginando situazioni che potrebbero accadere (ma anche che potrebbero non accadere mai), programmando e pianificando a volte nei minimi dettagli. Oppure anche, semplicemente, riflette sulle cose da fare a breve (cosa fare appena arrivati a lavoro, cosa prendere al supermercato, quando fare una certa telefonata…).

Durante la giornata, ma direi forse anche durante la sua intera vita, il “pensare” è forse l’attività più ricorrente compiuta dall’uomo quando non sta dormendo.

Questa caratteristica è per l’essere umano un indubbio elemento di distinzione dagli altri animali.

Ma questa è una cosa positiva o negativa? Possiamo iniziare col dire che è un grande potere e come tale va “governato”. Può quindi essere al tempo spesso una cosa meravigliosa e benefica ma anche una cosa terribile e nociva.

 

La mente che vaga

La mente dell’uomo, al contrario della mente degli altri animali, è in grado di vagare senza stimoli esterni ben definiti. Vaga, cioè, indipendentemente dalle condizioni ambientali, diretta verso le mete più disparate e a volte meno prevedibili.

Accade così che l’uomo può compiere una qualsiasi azione mentre pensa a tutt’altro, senza la necessità di essere presente all’azione che egli stesso sta compiendo nel momento presente.

Cosa diversa accade all’animale. L’animale – per motivi anche legati alla sopravvivenza – è sempre attento al momento presente (ci sono prese o predatori? C’è del cibo nei paraggi?). Tutti i suoi sensi sono costantemente attivi e attenti, ricettivi e vigili.

momento presente

Vivere il momento presente

Il flusso dei nostri pensieri ci porta costantemente in direzioni che esistono, di fatto, solo nella nostra mente: il  futuro e il passato.

Quando con la nostra mente siamo nelle dimensioni del futuro e del passato, non siamo (necessariamente) nel presente. E il presente è, in realtà, l’unica dimensione “realmente esistente”.

Ciò non significa che il passato non conti nulla e che non bisogna mai pensarci, così come non significa che non bisogna mai pensare al futuro.

Tornare con la mente ad episodi trascorsi o proiettarsi nei momenti futuri può essere utile per metabolizzare, elaborare ed anche progettare la propria vita. Inoltre, avere la memoria del nostro passato ci aiuta a vivere ogni giorno senza ripetere gli errori già commessi.

Il problema nasce quando tutto questo viene fatto in modo quasi ossessivo, in modo – comunque – da limitare la propria presenza nel momento presente.

Vivere il momento presente, inoltre, non significa “vivere alla giornata”, come viene, senza fare progetti, aspettando che le cose arrivino da sole.

Molte discipline filosofiche ci insegnano che la felicità è nel vivere il momento presente (carpe diem). Nella cultura cinese l’attenzione al momento presente è prioritaria ed è il fondamento senza il quale non si può avere equilibrio:

Se sei depresso stai vivendo nel passato.
Se sei ansioso, stai vivendo nel futuro.
Se sei in pace, stai vivendo nel presente
(Lao Tzu)

E’ importante, quindi, imparare a prestare attenzione al momento presente. Prestare attenzione alle sensazioni provenienti dal nostro corpo, dai nostri sensi, dal vivere nel qui e ora, interrompendo il vagare continuo della mente.

Alcune ricerche dimostrano, del resto, che quando compiamo un’azione, siamo più “felici” quando siamo concentrati su questa azione, comprendendone il senso. Essere nel qui e ora è, quindi, una condizione desiderabile per il nostro benessere.

Ma allora perché nella pratica è così difficile ottenere questa condizione?

Cosa possiamo fare (o non fare) per conseguire questo risultato?

momento presente

Qui e ora nella pratica 

Non si può costringere la mente a non pensare. Sarebbe già questo un pensiero costante fonte di stress.

È, invece, utile instaurare un’abitudine nella gestione del proprio pensiero, rendendolo sempre più consapevole e attento.

Tutto questo è un vero e proprio allenamento per la mente, così come l’attività fisica è un allenamento per il corpo.

Possiamo quindi immaginare la consapevolezza come se fosse un muscolo. Il nostro compito è allenarlo con pazienza.

Primo passo

Il primo passo è lavorare sulla propria sensibilità per accorgersi che il proprio pensiero sta vagando. Sembra scontato e facile, ma di fatto può non essere così e può capitare di vivere un’intera giornata senza essere presenti a se stessi, impegnati semplicemente nelle tante cose da fare

Secondo passo

Il secondo passo è imparare a riportare ogni volta l’attenzione al momento che stiamo vivendo. Dolcemente e senza giudizio.

Quando ci sorprendiamo a vagare con la mente sulle attività che seguiranno o altri pensieri non attinenti a quello che stiamo facendo, fermiamoci e torniamo al presente.

E’ chiaro che questo per alcuni può essere anche molto difficile. Pensiamo solo ai nostri smartphone: in ogni momento della giornata richiamano la nostra attenzione con notifiche, promemoria o anche, semplicemente, con l’abitudine a scorrere lo schermo dei social per leggere e commentare.

Siamo connessi 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, ma nel frattempo possiamo paradossalmente essere sconnessi da noi stessi nel momento presente e dalla “vita reale”, che si compie mentre la nostra mente evade.

momento presente

Non abbiamo il tempo per noi, facciamo mille cose, di corsa, ogni volta pensando alla successiva cosa da fare, arrivando letteralmente senza fiato alla sera, stanchi e desolati. Tanto fare, poco essere. Ma anche tanta distrazione e dispersione di energia.

 

Esercizi di base

Primo esercizio Stabilire un contatto diretto con il tuo corpo (coscienza corporea)

Stabilire un contatto consapevole con il tuo corpo è prioritario per prendere contatto con la tua mente. Il modo migliore per iniziare è lavorare con il proprio respiro (respiro consapevole).

Il respiro è spesso il nostro gesto più naturale e al tempo spesso meno consapevole. Molto spesso il respiro risente di tensioni emotive e della nostra inconsapevolezza. Il respiro diventa quindi un respiro superficiale e riempie i polmoni nella parte più alta. L’addome resta bloccato. L’ossigenazione è minima, così come il nutrimento che si trae dall’ambiente circostante.

momento presente

Appoggia una mano sul torace e una sull’addome. Presta attenzione al respiro, all’aria fresca che entra nel naso e a quella calda che ne riesce poi; al vento sulla pelle, agli abiti (sono comodi? Sono stretti?)… Presta attenzione ai tuoi sensi: ai tuoi sensi: ai suoni, agli odori, ai sapori… senti il tuo corpo nel movimento, nei gesti, nello spazio che occupa

Secondo esercizio. Attenzione

Prova a concentrare la tua attenzione al massimo sulle cose che fai. Anche le piccole cose di ogni giorno, fin da quando ti svegli al mattino. Poni attenzione alle sensazioni mentre fai la doccia, mentre prepari la colazione. Senti gli odori, i sapori, i suoni…

momento presente

Terzo esercizio. Vuoto

Cerca “il Vuoto” per qualche minuto ogni giorno. Seduto in un angolo tranquillo, spegni il telefono, diventa irreperibile, respira e lascia che la mente si svuoti.

Prova ad esercitare questo “Vuoto” ogni volta che puoi, senza sentirti in colpa perché stai perdendo tempo. In realtà stai “guadagnando energia”.

momento presente

Questo è il primo passo per avvicinarti alla pratica della meditazione di cui abbiamo già parlato a proposito della meditazione degli Organi e a cui dedicheremo prossimamente ulteriori articoli.

Altri esercizi di “presenza”

Uscire dagli schemi

Un modo pratico di acquisire maggiore consapevolezza sul momento presente è quello di uscire dagli schemi.

Non necessariamente fare cose eclatanti, ma boicottare la routine in modo da attivare la nostra attenzione e presenza su una nuova esperienza.

Cambiare strada per andare a lavoro, cambiare supermercato per fare la spesa, parlare con un amico durante una pausa… in una parola, cambiare il copione di ogni giorno è recitare un ruolo almeno in parte nuovo.

Questo uscire dagli schemi programmati aiuta nell’evoluzione personale e asseconda la propria natura, spesso ignota o dimenticata.

 

Guardarsi allo specchio

Il titolo di questo esercizio è metaforico, ma può essere utile anche farlo davvero davanti ad uno specchio, guardandosi negli occhi.

Chiediamoci solo tre cose ma importanti:

  • quando è stata l’ultima volta ho sorriso o riso a crepapelle, magari con un amico?
  • ho mai avuto un hobby o una passione? Quando è stata l’ultima volta che le ho dedicato del tempo?
  • quando è stata l’ultima volta che ho preso una decisione che ha cambiato la mia routine quotidiana?

Per ora fatti solo le domande. Pian piano troverai l’energia giusta per rispondere ed iniziare anche a riflettere, magari iniziando a cambiare qualcosa nella tua vita. l cambiamento ti fa paura? Proprio a questo dedicheremo un articolo a breve!


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Laura Vanni, “Medicina Tradizionale Cinese. Teorie di base per i primi passi”, 2018 


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